Archive for settembre 2001

Ultime su don Milani: il ricco volume di Maurizio Di Giacomo

15 settembre 2001

“Adista”
n. 71, 15 ottobre 2001

Luca Kocci

Un affresco a tutto tondo, che descrive passo per passo la vita e l’esperienza di don Lorenzo Milani, ma inserendola nel tempo culturale, politico e religioso che allora visse l’Italia, permettendo così anche a chi poco o nulla sa di quegli avvenimenti di penetrare nella straordinaria e complessa figura di un prete cattolico che negli anni Cinquanta e Sessanta divise il Paese, tra rabbiosi “crucifige” e convinta solidarietà. Questo è Don Milani. Tra solitudine e vangelo, il libro scritto da Maurizio Di Giacomo ed appena pubblicato da Borla (p. 416, L. 40.000). Rinviando a libri ormai classici su don Milani, come quello di Neera Fallaci (Dalla parte dell’ultimo, 1974), ma anche con una paziente ricerca personale che lo ha portato a trovare scritti inediti di don Milani, l’Autore traccia la vita del suo protagonista dalla nascita (Firenze, 1923) alla “conversione” ad una fede cristiana convinta, alla scelta del sacerdozio, alla sua opera pastorale e sociale a Barbiana, un paesino quasi abbandonato del Mugello, ove praticamente don Milani fu mandato in esilio dalla Curia fiorentina. Qui, a Barbiana, il priore della piccola comunità avviò e fece crescere quella scuola – scuola per i ragazzi della povera gente – che lo rese celebre.Tra le moltissime notizie che il libro fornisce, può essere interessante sottolinearne una: l’atteggiamento e il giudizio di Angelo Giuseppe Roncalli sull’opera di don Milani. Questi, nel 1958, aveva pubblicato Esperienze pastorali, un libro in cui, tra l’altro, fustigava le compromissioni della Chiesa cattolica romana, a cominciare dalla sua gerarchia, con i potenti. Affermava, ad esempio, il sacerdote, fingendo di parlare a certi “preti cinesi”, ma rivolgendosi naturalmente al clero italiano: “Non abbiamo odiato i poveri come la storia dirà di noi. Abbiamo solo dormito. È nel dormiveglia che abbiamo fornicato col liberismo di De Gasperi, con i congressi eucaristici di Franco” (Alcide De Gasperi fu, nel primo dopoguerra, massimo leader della Democrazia cristiana e presidente del Consiglio; morì nel ’54. Il dittatore spagnolo Francisco Franco, quando Milani scriveva, era all’apice della sua potenza). Esperienze pastorali mise a rumore il mondo ecclesiastico. La Civiltà cattolica – la rivista dei gesuiti italiani che rappresentava, e rappresenta, il pensiero ufficioso della Santa Sede – strigliò don Milani. E Roncalli, allora patriarca di Venezia, il 2 ottobre ’58 scriveva a mons. Angelo Dell’Acqua, in Vaticano: “Buon Dio! Dove andiamo? Quel volume tra certi giovani preti va a ruba: ed io vi vedo una grossa minaccia se qualcosa di pronto, di deciso, di autorevole non interviene. Si tratta evidentemente di un pazzo scappato dal manicomio. Io invoco umilmente ma fervidamente gli angeli custodi del nostro giovane clero, perché intervengano ad arrestare il contagio”. Roncalli non poteva immaginare che una settimana dopo sarebbe morto Pio XII e, ancor meno, che 26 giorni dopo lui sarebbe stato eletto papa Giovanni XXIII. Ebbene, il 15 dicembre ’58 il card. Giuseppe Pizzardo, segretario della Suprema Sacra Congregazione del Sant’Offizio, scriveva a mons. Ermenegildo Florit, al tempo vescovo ausiliare di Firenze, diocesi retta dall’86enne card. Elia dalla Costa: “Eccellenza reverendissima, questa Suprema Sacra Congregazione ha sottoposto ad esame il libro di don Lorenzo Milani Esperienze pastorali. Premesso il voto dei consultori, nell’adunanza plenaria del 10 dicembre ’58 questi em.mi e rev.mi padri hanno in proposito decretato: ‘che il citato libro di don Milani sia ritirato dal commercio; sul medesimo sacerdote, l’Ordinario (il vescovo di Firenze) eserciti vigilanza’. L’Augusto Pontefice, nell’udienza del giorno successivo ha approvato tale deliberazione”. Il 25 gennaio 1959 papa Roncalli annunciava la sua intenzione di celebrare il Vaticano II, che si sarebbe poi svolto dal ’62 al ’65 (e dunque concluso da Paolo VI). Un Concilio che, pur senza mai citarlo, avrebbe fatto sue diverse delle tesi milaniane. Ma, Concilio a parte, il rapporto (incontro? scontro?) tra don Lorenzo e il papa ebbe varie tappe. In una lettera del 5 luglio ’59 Milani scrive alla madre di aver appena ricevuto una lettera in cui mons. Giuseppe D’Avack, il vescovo di Camerino (Macerata) che aveva avuto il coraggio di fare la prefazione a Esperienze pastorali, gli confidava: “Ho il piacere di dirLe che l’altro giorno ebbi udienza privata dal Santo padre. Il papa di sua iniziativa mi parlò di Lei con grande affetto: mi fece anche un grazioso predichino sulla ‘prudenza’ (che riguardava soprattutto me)…”. Nel maggio del ’62 don Milani – aiutato da alcuni amici – riesce a portare a Roma i suoi ragazzi. Lui e i suoi rimangono scandalizzati dal costo dei biglietti per visitare la cupola di San Pietro e i musei vaticani dove, inoltre, la comitiva vede entrare persone e gruppi “privilegiati” che non pagano, o pagano meno. Don Lorenzo scrive, in proposito, una lettera di protesta a mons. Loris Capovilla, segretario personale del papa. “Questa lettera – annota Di Giacomo – finisce sul tavolo del sostituto della Segreteria di Stato, mons. Dell’Acqua che, riconosciute fondate le critiche, dispone l’invio a don Milani di una somma in denaro a titolo di congruo risarcimento”. Il 3 giugno ’63 muore papa Giovanni. L’indomani, mentre critica la persistente ed acida durezza di Florit nei suoi confronti, don Lorenzo scrive ad una conoscente: “S’è toccato con mano che Dio vuole così, che la Chiesa deve essere in mano a quelli là [ai Florit], che Giovanni XXIII è stato soltanto un lampo di luce passato per sbaglio là dove ci deve essere solo buio. Il santo buio agghiacciante delle Curie come lo vuole Dio dove i forti si santificano con le croci e i deboli riescono a non dannarsi cioè a santificarsi con gli errori…”. Don Milani morirà a Firenze il 26 giugno del ’67, pochi giorni dopo aver pubblicato la famosa Lettera ad una professoressa che tanto impatto avrebbe avuto sul ’68 italiano. Ma di questo, e delle altre “battaglie” di don Lorenzo, come quella che intraprese per difendersi in tribunale, quivi trascinato perché aveva difeso in linea di principio l’obiezione di coscienza, il lettore che voglia saperne di più troverà pagine illuminanti nel libro di Di Giacomo, e nei documenti – spesso inediti – che l’Autore riporta nell’appendice del volume.