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Il don Milani inedito di “Esperienze pastorali”. Un libro di Sergio Tanzarella

23 giugno 2007

“Adista”
n. 46, 23 giugno 2007

Luca Kocci

Il suo nome è legato soprattutto a Lettera a una professoressa e a L’obbedienza non è più una virtù, ma il testo fondamentale per comprendere in profondità la vita e la vicenda di don Lorenzo Milani – di cui, il prossimo 26 giugno, ricorreranno i quarant’anni dalla morte – è Esperienze pastorali. Iniziato negli anni in cui don Milani era cappellano, cioè viceparroco, a San Donato di Calenzano (fra il ‘47 e il ‘54), il libro – un’analisi della società e della prassi ecclesiale del tempo a partire dalla sua ‘esperienza pastorale’ nella parrocchia di San Donato – venne pubblicato nell’aprile 1958, quando Milani era già stato ‘esiliato’ a Barbiana, nel Mugello. A settembre, però, La Civiltà Cattolica pubblicò una severa stroncatura del testo (firmata dal gesuita p. Angelo Perego) che precedette di tre mesi la condanna del Sant’Uffizio: il libro venne “ritirato dal commercio” poiché conteneva “ardite e pericolose novità” in campo sociale. Un giudizio formalmente mai corretto, tanto che la scorsa settimana gli ex allievi di don Milani hanno chiesto alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e allo stesso Benedetto XVI, di cancellare una ‘condanna’ nei confronti di un libro che aveva le sole colpe di anticipare quello che poi avrebbe detto il Concilio e di puntare il dito contro le ingiustizie sociali che affliggevano l’Italia degli anni Cinquanta.
Esce in libreria in questi giorni il primo studio storico, nella sterminata bibliografia milaniana, dedicato esclusivamente ad Esperienze pastorali: Gli anni difficili. Lorenzo Milani, Tommaso Fiore e le Esperienze pastorali (Il Pozzo di Giacobbe, pp. 278, euro 20; per ordinazioni: tel.0923/540339, e-mail: info@ilpozzodigiacobbe.com), di Sergio Tanzarella, docente di Storia della Chiesa alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Il volume, oltre ad una accurata ricostruzione storico-sociale dell’Italia e della Chiesa degli anni ‘50 – dalla mancata attuazione della Costituzione alle difficili condizioni dei lavoratori, dal collateralismo Chiesa-Dc alla vicenda del vescovo di Prato e dei “pubblici concubini” fino al caso del ‘banchiere di Dio” Giuffrè e della sua “usura alla rovescia” – presenta alcune importanti novità arricchite da inediti significativi: le pagine della versione originale di Esperienze Pastorali con le varianti; le correzioni proposte dal revisore ecclesiastico, il domenicano p. Reginaldo Santilli; e le scelte definitive di don Milani; e il carteggio, mai pubblicato fino ad ora, fra don Milani e l’intellettuale meridionalista Tommaso Fiore.
Il libro, scrive Tanzarella nell’introduzione, vorrebbe incoraggiare “ad accostarsi direttamente alla fonte primaria e insostituibile degli scritti di don Milani”, il quale “mal si adatta a taluni recuperi di agiografia spicciola idealizzante che, cancellando l’identità di una fede indisponibile al compromesso e alla sonnolenza, lo vorrebbero ridurre ad innocuo santino o a certa banale appropriazione partitica che desidera porre la sua immagine a servizio della propria causa”, “fino alla sfrontatezza di utilizzare un motto che era oggetto di ispirazione della sua scuola – I care – come logo di un Congresso di partito” (i Ds, nel gennaio 2000, ndr).
Pubblichiamo in anteprima alcune parti del primo capitolo (L’Italia e la Chiesa del tempo delle Esperienze pastorali) e del quarto capitolo del libro (Don Lorenzo Milani – Tommaso Fiore: un carteggio inedito su Esperienze pastorali), compresa una delle lettere di don Milani a Tommaso Fiore.

Barbiana 28.1.1959

Caro Professore [Tommaso Fiore],
mi scusi se ho tardato qualche giorno ma non riesco a ricordare oppure non ho mai saputo che giornale sia “Il Quotidiano” di Roma. È forse un organo di A.C. ? O confondo? Non avendo modo di domandarlo perché son quassù piuttosto lontano dal mondo “civile” sono un po’ imbarazzato nel modo di risponderle. Non perché io abbia paura di sbagliare o di avere seccature, ma solo perché se si tratta di un giornale specializzato e che si rivolge a gente preparata vorrei essere con lei particolarmente preciso e esauriente, se invece è un giornale politico non me ne importa nulla. Può dire quello che vuole. L’articolo dell’Osservatore Romano è del 20 dic. 58 e da persona serena distinguerei due parti. L’una è redazionale e manca di onestà e di carità. L’altra è la notizia del decreto del S. Uffizio.
Trovo il decreto estremamente moderato. Il solo fatto d’essere comparso dopo ben 8 mesi di diffusione del libro è un atto di estrema benevolenza. Il fatto poi che il libro non sia stato messo all’indice indica secondo me che non vi è stato trovato nessun vero errore. (Del resto bastava l’imprimatur del mio vescovo e la prefazione d’un altro vescovo per escludere questa possibilità). S’è trattato dunque d’un giudizio di opportunità. Ho forse sbagliato di 10 o 20 anni. Per il capitolo sulla ricreazione credo di aver sbagliato solo di tre mesi. Il caso Giuffrè ha mostrato che la pianta era ormai matura per il taglio. E, badi bene, non voglio con questo accusare di metodi Giuffrè tutti i preti e i ricreatori, ma solo mostrare che la smania del mezzo umano è in sé stessa talmente irreligiosa che poi non c’è da meravigliarsi che ci fioriscano sopra anche altri bubboni.
La disonestà dell’articolo dell’Osservatore Romano è prima di tutto nell’affermare che il mio libro era piaciuto alla stampa comunista. A quell’epoca le recensioni erano già state un centinaio, la stampa d’ogni parte se n’era rumorosamente e ampiamente occupata e i comunisti tacevano compatti. Il libro non era a loro piaciuto per niente. Unica eccezione un trafiletto su “Paese” (30.11.58) , ma non era neanche una recensione diretta. Citava soltanto “Dibattito politico” del 16.11.58 rivista della cosiddetta sinistra cristiana che immagino sia emanazione comunista, ma che comunque faceva sul mio libro un così onesto esame di coscienza da non poterlo certo chiamare entusiasmo comunista.
L’altra disonestà era di parlare di “equivoci” nell’imprimatur. Le persone intelligenti e oneste han saputo far giustizia da sé di una simile acrobazia diplomatica.
Equivoci naturalmente non ce n’era. Il mio vescovo aveva davanti a sé il nulla osta del p. Santilli che era (ed è anche quest’anno!) censore dei libri per la nostra diocesi e aveva dinnanzi la prefazione di mons. D’Avack (12 sett. 57 non è la data della prefazione ma solo della sua ultima revisione) : “[…] se non me l’avesse chiesta lei le chiederei io stesso ecc. …” “un equivoco che dura con questo tono per 24 pagine” commenta spiritosamente l’Europeo dell’11.1.59 .
La terza disonestà è di definirmi classista e aderente all’ideologia marxista. Se l’estensore dell’articolo era in buona fede bisogna dire che ha letto il libro con mente puerile cioè simile a quella del p. Perego (La Civiltà Cattolica 20.9.58). Non si analizzano i libri (esclusi i libri di aritmetica) con le selezionatrici elettroniche. Con quel sistema si trova il classismo anche nel Vangelo e si può trovarci anche l’eresia, la bestemmia, la pornografia.
La quarta disonestà è quella di aver dato al mio libro troppa importanza. Non è colpa mia se questo genere letterario non è coltivato in Italia. Ho fatto una monografia di carattere addirittura pedantemente locale. Se fossero esistite altre 100 opere del genere di altri parroci, in altri ambienti, con altri metodi, la mia sarebbe sparita nel monte. Quando mai ho detto di aver voluto scrivere un trattato di pratica pastorale? Ho esaminato delle esperienze locali e contingenti e ci ho pensato sopra. Si può dire che il mio pensiero è profondo sconvolgente si può dire quello che si vuole, ma non si può dire che tutta questa profondità sia stata da me impiegata in un libro dal titolo e dal contenuto p.es: “Trattato di pratica pastorale internazionale”. Il padre Perego, nell’articolo citato, per poter sfalsare le mie affermazioni ha metodicamente tolto tutti gli aggettivi dimostrativi p.es. “questo popolo” diventava “il popolo” ecc.
Altra tragedia han voluto intessere sul discorso della scuola. A pag. 200-201 ho detto, io credo, cose molto semplici. Direi lapalissiane. Non possono dire che io abbia preteso di insegnare a tutti il toccasana quando ho solo detto che in questo popolo in questo momento non vengo inteso e perciò cerco per prima cosa di creare un mezzo di comunicazione. L’esempio dei sordomuti che ho portato è secondo me perfettamente calzante e perciò indiscutibile. L’unica cosa che si può discutere è il fatto e cioè se davvero i miei parrocchiani equivalgono a sordomuti. Questo è un giudizio locale che do io (e chi più di me è competente a darlo?). Siamo qui nell’opinabile posso essere andato vicino al vero posso esserne andato lontano, ma qui non siamo nel campo del magistero ecclesiastico. Il rappresentante della Chiesa in questo sono io e come tale ho studiato il campo che m’avevano dato da lavorare, ci ho pensato e ho agito di conseguenza.
Lei mi domanda se sono stato punito. Di che? Son qui da 4 anni e spero di morirci. Faccio naturalmente scuola dalla mattina alla sera e se i miei detrattori si degnassero di salire questa strada (chiamiamola strada) e di affacciarsi a quest’uscio a una qualsiasi ora del giorno in un qualsiasi giorno della settimana o dell’anno e vedessero questi poveri bambini vivere allegramente la loro austera vita di studio e di preghiera allora si accorgerebbero che tutto il resto sa di chiacchiere, che un padre aveva diritto di difendere i suoi figlioli sia pure con l’unghie e con i denti, che un parroco che aveva un popolo del tipo di quello della fotografia che le accludo non aveva altra scelta che la via diretta (la Certosa) o quella che invece ha scelto. Nessuno che sia salito quassù ha mai osato dirmi che esisteva la via dei biliardini e neanche quella dell’A.C. . A quelli che me lo dicono stando lontano non rispondo perché non sono un teorico e non sono uno scrittore sono un pratico e mi regolo giorno per giorno con un po’ di buon senso, un po’ d’umanità, un po’ di preghiera un immenso affetto carnale a questi infelici che mi sono affidati. Verrà un giorno a trovarmi? E se non sono riuscito a dissipare in lei dubbi e difficoltà me lo farà sapere?
Un saluto affettuoso suo
Lorenzo Milani – parroco di S.Andrea a Barbiana Vicchio Mugello (Firenze)