Archive for luglio 2007

Novità editoriali per i 40 anni dalla morte di don Milani. Ma molte sue lettere restano nel cassetto

7 luglio 2007

“Adista”
n. 49, 7 luglio 2007

Luca Kocci

Annunciata con grande enfasi in virtù dei significativi inediti che avrebbe dovuto contenere, la nuova edizione delle Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, appena pubblicata dalle Edizioni San Paolo (pp. 354, euro 16), si rivela poco più che una mera ristampa della prima edizione uscita nel 1970 per i tipi di Mondadori: sono state aggiunte, infatti, appena dodici lettere – e due di queste erano già state pubblicate anni fa su alcune riviste e saggi – alle 127 presenti nell’edizione Mondadori. Eppure Michele Gesualdi, ex allievo della scuola di Barbiana e curatore di entrambe le raccolte, nell’Avvertenza all’edizione del 1970 scriveva che “le 127 lettere qui pubblicate sono scelte tra le oltre mille finora raccolte”. All’appello, quindi, ne mancano oltre ottocento che Gesualdi possiede ma che ancora non pubblica. Una gestione “privatistica” degli scritti di don Lorenzo Milani che era stata denunciata nello scorso mese di marzo in un convegno organizzato dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (v. Adista n. 27/07) e che si ripropone ora con l’uscita della nuova edizione delle Lettere. Fra i nuovi testi, ve ne sono tuttavia alcuni particolarmente significativi, soprattutto per i destinatari: due lettere a don Raffaele Bensi, il primo direttore spirituale di don Milani che lo guidò durante gli anni della “conversione”, una a don Divo Barsotti e una ad Aldo Capitini.
La nuova raccolta delle Lettere non è l’unica novità editoriale uscita in coincidenza con il quarantesimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani. Mario Lancisi, giornalista del Tirreno, che si occupa di Milani da tre decenni, pubblica una nuova biografia del priore di Barbiana (Don Milani. La Vita, prefazione di Luigi Ciotti, Piemme, pp. 222, euro 12,90). Un racconto scorrevole – rispetto alle più ponderose e documentate biografie di Neera Fallaci (Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani, Rizzoli, 1974) e di Maurizio Di Giacomo (Don Milani tra solitudine e Vangelo, Borla, 2001) – che non aggiunge novità sensazionali ma che “aggiorna” la vita di don Milani grazie ad ulteriori testimonianze dirette e al contributo delle ricerche pubblicate negli ultimi anni. Del resto l’intento di Lancisi – come scrive egli stesso nell’Introduzione – è di “offrire soprattutto a chi per la prima volta si interessa alla vita e alle opere del priore di Barbiana, un libro completo, rigoroso nell’impostazione e nei contenuti ma anche agile, chiaro, di facile lettura”.
Novità rilevanti e testi inediti sono presenti invece nel libro di Sergio Tanzarella (Gli anni difficili. Lorenzo Milani, Tommaso Fiore e le “Esperienze pastorali”, Il Pozzo di Giacobbe, pp. 278, euro 20), docente di Storia della Chiesa alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, focalizzato esclusivamente sui primi anni dell’attività pastorale di don Milani – quelli meno conosciuti e meno studiati – e su Esperienze pastorali, il libro di don Milani uscito nel 1958 e ritirato dal commercio per ordine del Sant’Uffizio otto mesi dopo: le pagine originali di Esperienze pastorali con le correzioni proposte dal revisore ecclesiastico e le scelte definitive di don Milani; e un corposo scambio epistolare con Tommaso Fiore, intellettuale socialista meridionalista che di Esperienze pastorali curò diverse recensioni uscite su varie riviste (v. Adista n. 46/07).
Parole e immagini arrivano dalla casa editrice Emi che pubblica un piccolo volume e un dvd (Fa’ strada ai poveri senza farti strada. Don Milani, il Vangelo e la povertà del mondo d’oggi, euro 16,50). Il libro raccoglie alcuni testi di Giorgio Pecorini – giornalista e amico di don Milani – sulla personalità di don Lorenzo e di p. Alex Zanotelli sulle “Barbiane di oggi”. Il video, Addio Barbiana del regista Bernard Kleindienst, va alla ricerca degli ex allievi di don Milani – in particolare di coloro che hanno cooperato alla redazione di Lettera a una professoressa – e propone una lettura attualizzata dell’esperienza profetica della scuola di Barbiana.
Punta tutto sulla riedizione dei testi originali la Libreria editrice fiorentina (Lef), che all’epoca pubblico tutti i testi di Milani, e che ora ristampa Lettera a una professoressa (ampliata con alcuni contributi curati dalla Fondazione don Lorenzo Milani che ricostruiscono la genesi del libro e le reazioni alla sua uscita; pp. 166, euro 12) e La ricreazione (pp.94, euro 6), il capitolo di Esperienze pastorali che demolisce la ricreazione come strumento pastorale. Ma c’è anche un testo inedito: Lorenzo Milani maestro cristiano (pp. 128, euro 8), di Sandro Lagomarsini, parroco di montagna che ispira la sua azione pastorale a quella del priore di Barbiana

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Million dollar preti

1 luglio 2007

“La Voce delle Voci”
n. 7, luglio 2007

Luca Kocci

“Con l’otto per mille alla Chiesa cattolica avete fatto molto, per tanti” spiegano i martellanti spot pubblicitari della Conferenza episcopale italiana che invitano i contribuenti a destinare alla Chiesa l’otto per mille dell’Irpef con la promessa che “in Italia e nel Terzo Mondo, il tuo aiuto arriverà dove c’è bisogno di aiuto”. Solo un quinto, però, dei quasi mille milioni di euro incamerati nel 2007 verrà impiegato per “interventi caritativi”, tutto il resto sarà usato per il culto e il sostentamento del clero.

Molto al culto, tanto al clero, poco alla solidarietà

991 milioni di euro è la cifra record incassata dalla Chiesa cattolica nel 2007 (solo nel 2003 si era avuto un risultato migliore: 1.016 milioni di euro). Quasi la metà, 432 milioni, è stata destinata per “esigenze di culto e pastorale”, a loro volta così ripartite: 160 milioni divisi fra le 226 diocesi italiane “per culto e pastorale”, 185 milioni per “edilizia di culto” (117 per la costruzione di nuove chiese e altre strutture religiose parrocchiali, 68 per la tutela e il restauro dei beni culturali ecclesiastici), poco meno di 40 milioni al “Fondo per la catechesi e l’educazione cristiana”, 39 milioni per “esigenze di rilievo nazionale” (fra cui, pare, anche il Family Day dello scorso 12 maggio) e 8 milioni e mezzo per i 19 Tribunali ecclesiastici regionali che si occupano dell’annullamento dei matrimoni.

Oltre un terzo dell’incasso, 353 milioni di euro, verrà invece trasferito all’Istituto centrale per il sostentamento del clero, che assicura uno stipendio mensile ai 39mila sacerdoti in servizio nelle diocesi italiane e ai 600 preti diocesani impegnati nelle missioni all’estero: poco più di 800 euro al mese ad ‘inizio carriera’, che arrivano a 1.250 euro mensili per un vescovo alle soglie della pensione (ma va aggiunto anche che ogni sacerdote può attingere ai cosiddetti ‘diritti di stola’, cioè le offerte per  battesimi, matrimoni, funerali, ecc.).

Per gli “interventi caritativi” annunciati dalle campagne pubblicitarie rimane poco più di un quinto del totale dei fondi, cioè 205 milioni di euro: 90 milioni assegnati alle diocesi per le iniziative di carità, 85 milioni per interventi nei Paesi del Terzo mondo portati avanti dalle Chiese locali e 30 milioni destinati ad organizzazioni “canonicamente riconosciute e soggette alla giurisdizione dei vescovi” per progetti ed iniziative di rilievo nazionale. Non è possibile conoscere nel dettaglio chi siano i beneficiari dei fondi dal momento che la Cei non comunica né i destinatari né la ripartizione delle cifre: c’è solo un elenco in cui vengono riportati “alcuni esempi significativi dei numerosissimi interventi realizzati” sia in Italia che all’estero e una lista di associazioni fra cui la Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi, la Fondazione San Patrignano di Andrea Muccioli, il Gruppo Abele di don Ciotti e la Compagnia delle Opere, cioè il potente braccio economico di Comunione e Liberazione.

Un “premio di maggioranza” da un miliardo

C’è un secondo mito da sfatare sull’otto per mille: nove contribuenti su dieci decidono di destinarlo alla Chiesa cattolica. In realtà lo scelgono appena 3 italiani su dieci, ma grazie al meccanismo di ripartizione dei fondi, la Chiesa cattolica riesce a recuperare il 90% dell’intero gettito: la procedura prevede infatti che tutti paghino l’otto per mille e che le quote di coloro che non fanno nessuna scelta vengano distribuite in misura proporzionale alle preferenze espresse dagli altri.

Mediamente meno del 40% dei contribuenti esprime una scelta, ma gli otto per mille del 60% dei cittadini che preferiscono lasciare in bianco tutte e sette le caselle vengono spartiti proporzionalmente tra le varie confessioni religiose e lo Stato, in base alla percentuale di preferenza dei contribuenti che hanno invece messo la firma. Per cui la Chiesa cattolica – che nel 2007 ha totalizzato l’89,81% delle preferenze espresse, corrispondenti però ad appena il 35% del totale – ha incassato non solo il 90% dell’otto per mille di chi ha scelto, ma anche il 90% dell’otto per mille di chi non ha fatto nessuna scelta.

A questa spartizione non partecipano solo le Assemblee di Dio La Chiesa valdese, che ci aveva sempre rinunciato, ha cambiato idea e lo scorso 4 aprile è stata modificata l’Intesa con lo Stato; ora dovrà essere approvata dal Parlamento e probabilmente sarà operativa già dal prossimo anno. “Le Chiese dovrebbero vivere del sostegno dei propri fedeli – spiega la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola Valdese, per motivare il dietrofront – ma finché rimarrà vigente questo sistema di finanziamento statale alle religioni, cerchiamo di trarne quanto di meglio è possibile”.

Stato: l’otto per mille rubato

Sono stati letteralmente scippati, invece, i soldi dell’otto per mille che i contribuenti avevano deciso di destinare allo Stato. Degli oltre 89 milioni di euro – che, secondo la legge, si sarebbero dovuti spendere per “interventi per calamità naturali”, “interventi per la fame del mondo”, “interventi per l’assistenza ai rifugiati” e “interventi per la conservazione dei beni culturali” – ne sono rimasti meno di 5: 80 milioni, infatti, sono stati prelevati dal governo sulla base di un emendamento ancora in vigore risalente alla legge Finanziaria 2004 (che peraltro non ne precisa la destinazione) e altri 5 milioni sono stati utilizzati per “interventi urgenti in materia di politiche del lavoro e sociali” (decreto legge 249/2004, sempre governo Berlusconi). Tutto quello che è avanzato, cioè 4 milioni e 719 mila euro, è stato utilizzato per “interventi per la fame del mondo”: il governo ha scelto di finanziare 25 progetti presentati dalle ong “volti a migliorare la sicurezza alimentare principalmente in Paesi dell’Africa sub-sahariana”. E la metà di questi fondi è andato, sebbene indirettamente, alla Chiesa cattolica, visto che molti degli enti beneficiari del contributo statale sono legati alla Chiesa: la Caritas di Prato, le ong Icu (dell’Opus Dei), Avsi (di Comunione e Liberazione), Coopi (dei gesuiti), Dokita (della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione), Vides (delle Figlie di Maria Ausiliatrice), Focsiv (Federazione delle ong cattoliche), Chiama l’Africa dell’ex missionario ed europarlamentare di Democrazia proletaria Eugenio Melandri.

Una prassi – quella di far arrivare alla Chiesa cattolica i soldi che i contribuenti hanno scelto di dare allo Stato – abbastanza consolidata. Nel 2005, dei quasi 12 milioni di euro rimasti, oltre un terzo andò a diocesi, seminari, ordini religiosi e parrocchie per interventi di restauro e conservazione di chiese ed edifici. E nel 2004, sottratti i soliti 80 milioni di euro prelevati a monte dal governo (che vennero utilizzati anche per finanziare la missione militare in Iraq), avanzarono poco più di 20 milioni di euro: metà venne destinata agli enti locali per fare fronte alle calamità naturali e per la conservazione del patrimonio culturale; gli altri 10 milioni di euro finirono alla Chiesa cattolica, soprattutto sotto forma di contributi a parrocchie, diocesi e congregazioni religiose sempre per restauro e conservazione di chiese, edifici e conventi, ma anche a beneficio di organizzazioni di solidarietà internazionale legate alla Chiesa (fra cui 500mila euro alla Comunità di Sant’Egidio, che nel 2005 ne ebbe altri 230mila). E 370mila euro arrivarono direttamente oltretevere: alla Pontificia università Gregoriana (per il restauro del cortile) la quale, godendo dei privilegi concordatari della extraterritorialità, è di fatto territorio Vaticano.

Solo briciole per le altre comunità religiose

Altre cinque confessioni religiose hanno firmato un’Intesa con lo Stato per accedere ai fondi dell’otto per mille: riescono a raggranellare poco più di 16 milioni di euro, briciole rispetto ai mille della Chiesa cattolica.

Al primo posto ci sono le Chiese metodiste e valdesi che, a differenza dei cattolici, non usano l’otto per mille né per il culto né per il sostentamento dei pastori ma solo per attività sociali, assistenziali e culturali, e forniscono una dettagliata rendicontazione che specifica progetti, enti beneficiari ed ammontare di ogni finanziamento. Nel 2006 hanno incassato 5 milioni e 512mila euro, tutti spesi per progetti sociali sia in Italia (100mila euro sono stati destinati all’università di Milano per la ricerca sulle cellule staminali) che all’estero, tranne 436mila euro utilizzati per le spese di pubblicità e di gestione.

Al secondo posto c’è l’Unione delle Comunità ebraiche che, nel 2005 (ultimo dato disponibile), ha incassato quasi 3 milioni e 757mila euro: poco più di 2milioni e mezzo di euro sono stati utilizzati per attività educative e culturali, 750mila per attività di carattere sociale 450mila in pubblicità.

Più magro il bilancio della Chiesa evangelica luterana in Italia che nel 2005 ha incamerato quasi 2 milioni e 789mila euro: 2 milioni di euro sono stati utilizzati – senza ulteriori precisazioni – per i progetti del Concistoro e delle comunità, 514mila per i ministri di culto e 279mila (cioè il 10% del totale) per la pubblicità.

Molto dettagliato, invece, il rendiconto dell’Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, che – come i valdesi – ha speso tutti i 2 milioni e 119mila euro incassati nel 2006 (tranne 258mila euro accantonati per il futuro) per programmi sociali e culturali in Italia, solo 31mila euro sono stati utilizzati per progetti all’estero.

Fanalino di coda le Assemblee di Dio in Italia che non partecipano alla spartizione delle quote non espresse – e quindi incassano solo quello che i contribuenti decidono consapevolmente di destinare loro – e assicurano che “ogni centesimo di euro” viene utilizzato esclusivamente per iniziative di carattere sociale e umanitario ma non forniscono alcun tipo di rendicontazione, nemmeno generica. Si sa solo che nel 2004 (ultimo dato disponibile) hanno incassato un milione e 400mila euro.

E la concorrenza fra le religioni per accaparrarsi fette di otto per mille è destinata ad aumentare. Lo scorso 4 aprile sono state infatti firmate cinque nuove Intese con altrettante confessioni che – non appena verranno convertite in legge – accederanno ai fondi dell’otto per mille: i Testimoni di Geova, la Chiesa ortodossa, i buddisti, gli induisti e la Chiesa Apostolica in Italia.