Archive for settembre 2007

Fondi benedetti

1 settembre 2007

“La Voce delle Voci”
n. 9, settembre 2007

Luca Kocci

C’era una volta il commendator Giovan Battista Giuffrè, soprannominato il “banchiere di Dio”. Erano gli anni ‘50 e Giuffré, partito dalla Romagna, girava le parrocchie e i conventi d’Italia, si faceva affidare i soldi da piccoli risparmiatori e istituti religiosi, promettendo loro di restituirglieli moltiplicati in poco tempo. Ai parroci e ai frati che collaboravano con lui nella raccolta, una ulteriore promessa: Giuffrè avrebbe ristrutturato chiese e canoniche e costruito cinema e oratori, tanto utili per contrastare i comunisti che, con le Case del popolo e le Feste dell’Unità, strappavano i giovani alle parrocchie. Ovviamente tutto gratis: con le nuove opere – diceva Giuffrè – i fedeli sarebbero aumentati, le offerte incrementate e, alla fine, anche i debiti sarebbero stati pagati. Giulio Andreotti, ministro delle Finanze dal luglio 1955 al luglio 1958, dall’alto guardava e benediceva. Fino a quando, non a caso due mesi dopo che Andreotti lasciò l’incarico, l’imbroglio venne scoperto: Giuffrè aveva messo in piedi una banca clandestina, non investiva il denaro raccolto ma si limitava a rimborsare gli alti tassi di interesse utilizzando il denaro raccolto successivamente presso altri risparmiatori.

 

Sembrano preistoria i tempi di Giuffrè. Oggi le congregazioni religiose agiscono in proprio, senza mediatori. Come i salesiani – il secondo istituto religioso al mondo per numero di consacrati, quasi 17mila, alcuni dei quali ricoprono posti-chiave nella gerarchia vaticana, a cominciare dal segretario di Stato, il cardinal Tarcisio Bertone – che, insieme agli orionini, hanno creato un Fondo comune di investimento italo-lussemburghese da 5 miliardi di euro, destinato prevalentemente agli ordini religiosi e agli enti non profit.

Il regista dell’operazione, ufficializzata alla fine di maggio, è don Giovanni Mazzali, economo generale della Congregazione salesiana dal 1996 ma anche presidente della Polaris Investment Sa, una società finanziaria costituita nel 2004 in Lussemburgo dalla Direzione Generale Opere don Bosco e dalla Piccola Opera don Orione per la gestione dei soldi dei due ordini religiosi. La scelta di un ‘paradiso fiscale’ come il Lussemburgo non è casuale, come ammette lo stesso Mazzali, intervistato dal “Corriere delle Sera” il 10 giugno: rispetto all’Italia ci sono “interessanti” vantaggi sul fronte fiscale e c’è una “maggiore duttilità ed esperienza” nella gestione dei fondi. Cioè meno tasse e più profitti per la società salesiana-orionina che, appoggiandosi alla lussemburghese Caceis Bank (la cui sede si trova nello stesso edificio della Polaris, in Allée Scheffer 5), gestisce il fondo Ethical global balanced, che annovera come collaboratori i banchieri Rotschild e il Credit Agricole, e come consulente Mercer Human Resource Consulting. Revisore dei conti è la Price Waterhouse Coopers, una delle maggiori società mondiali di revisione di bilanci e di consulenza finanziaria che don Mazzali da qualche anno ha chiamato a collaborare con l’economato generale dei salesiani.

Il meccanismo funziona, e così l’economo generale dei salesiani – che è anche membro dei comitati etici della Banca Popolare di Milano e di Eurizon Capital – pensa di esportare il business in Italia, dando vita ad un’altra società di gestione del risparmio (Sgr) che possa diventare punto di riferimento per istituti religiosi ed enti non profit desiderosi di investire i propri soldi affidandoli a ‘mani sicure’. Viene trovato anche un partner: la Fondazione Cariplo di Giuseppe Guzzetti, che decide di investire nel progetto 5,5 miliardi di euro (cioè oltre il 60% per proprio capitale complessivo, che ammonta a poco più di 8,2 miliardi). Nasce così Polaris Investment Italia Sgr, una nuova società guidata dai salesiani e dalla Fondazione Cariplo così strutturata: Polaris Lussemburgo, presieduta da don Mazzali, ha un capitale sociale ripartito fra Fondazione Cariplo (48%), Direzione Generale Opere don Bosco (39%) e Istituto Religioso della Piccola Opera della Divina Provvidenza di don Orione (13%); a sua volta Polaris Lussemburgo possiede il 100% di Polaris Italia, alla cui presidenza è stato chiamato Roberto Artoni (ex commissario Consob ed ex vicepresidente della Cariplo, attualmente docente di Economia alla Bocconi di Milano). Appena arriverà l’autorizzazione della Banca d’Italia, la società sarà pienamente operativa e potrà iniziare le operazioni finanziarie. Intanto la caccia ai nuovi soci è già aperta: in pole position – fanno sapere dalla Fondazione Cariplo – ci sono le Fondazioni delle Casse di Risparmio di Cuneo e Forlì.

 

Polaris Italia funzionerà come un normale Fondo comune di investimento: raccoglierà i soldi dei clienti e li investirà al meglio per farli fruttare, intascando ovviamente una commissione per le operazioni svolte. Si tratterebbe di un fondo etico dal momento che, spiega don Mazzali, Polaris non investirà né in titoli di Stato statunitensi, “perché Washington riconosce la pena di morte”, né in aziende farmaceutiche che vendono prodotti “non conformi alla morale cattolica”, cioè profilattici, altri contraccettivi e pillole abortive.

Ma la cosiddetta eticità del Fondo inciampa subito sulle armi: in Italia, infatti, il depositario – cioè la banca intermediaria che custodisce i titoli e il denaro del fondo e, di conseguenza, dei risparmiatori – sarà Intesa-San Paolo, il principale istituto di credito italiano che svolge attività di intermediazione fra le aziende produttrici di armi e i Paesi esteri acquirenti, dalla quale percepisce compensi che possono variare dal 3 fino al 10 per cento della commessa. In base ai dati della Relazione sull’esportazione di armi consegnata a giugno dalla Presidenza del Consiglio al Parlamento, nel 2006 il gruppo San Paolo Imi ha incassato oltre 446 milioni di euro per conto delle industrie armiere, cioè il 30% dell’intero volume di affari autorizzato. E Banca Intesa (che dal 1 gennaio 2007 si è fusa con San Paolo), dopo aver annunciato qualche anno fa di volersi ritirare dal commercio di armi, nel 2006 ha incassato 47 milioni di euro. Va aggiunto tuttavia che a metà luglio – quindi quasi due mesi dopo il battesimo di Polaris sgr – la direzione del Gruppo Intesa-San Paolo ha divulgato una nota in cui dichiara di sospendere “la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d’arma”. Si tratterà ora di vedere se alle affermazioni seguiranno i fatti.

Per i salesiani e gli orionini è un doppio affare: oltre a far fruttare i soldi della congregazione ci sarebbero infatti anche i dividendi di Polaris. Un giro d’affari potenzialmente milionario – servirà, assicura Mazzali, per “borse di studio, missioni, scuole e sostegno alle popolazioni colpite da calamità naturali” – che dovrà però fare i conti con la agguerrita concorrenza ecclesiastico-finanziaria. Come per esempio quella del Gruppo Re, una società per azioni fondata nel 1984 da Vincenzo Pugliesi e Francesco Alemani Molteni che offre consulenza e servizi immobiliari, finanziari e gestionali soprattutto agli organismi della Chiesa cattolica, dalla parrocchia di provincia alle diocesi fino alle congregazioni religiose. Fra le iniziative del Gruppo Re – oltre alla recentissima Re-card, una carta servizi riservata al clero che consente agevolazioni e sconti su benzina Api-Ip, energia elettrica fornita dall’Enel e generi alimentari venduti dal colosso della grande distribuzione Metro –, una convenzione bancaria che, si legge sul sito internet, garantisce agli ecclesiastici “un trattamento di assoluto vantaggio” grazie ad una serie di “banche sensibili al mondo della Chiesa ed alle sue necessità specifiche”. Ma molto attente anche alle esigenze dei fabbricanti di armi, dal momento che la maggior parte degli istituti di credito con cui il gruppo ha stipulato la convenzione sono in cima alla classifica delle ‘banche armate’: oltre al Gruppo Intesa-San Paolo, c’è Unicredit, che nel 2006 ha incassato quasi 87 milioni di euro per conto dei mercanti di armi; e poi il Credito Valtellinese (42 milioni e mezzo), il Banco di Sicilia (38 milioni) e la Banca Popolare di Milano, che nel 2006 ha incassato quasi 18 milioni di euro e che continua ad essere contemporaneamente socia di Banca Popolare Etica. Nell’elenco c’è anche la Banca Agricola Popolare di Ragusa, che non è implicata nel commercio di armi ma che è stata recentemente condannata, sia in sede penale che civile, per illeciti di vari natura.

E ha fatto sapere di non aver accolto con particolare entusiasmo l’iniziativa finanziaria dei salesiani e degli orionini anche lo Ior, la banca vaticana, sui cui bilanci ed operazioni vige il più assoluto silenzio e che in passato ebbe a collaborare con altri celebri “banchieri di Dio”, Michele Sindona e Roberto Calvi.

Annunci