Archive for ottobre 2007

Monsignor soldato

1 ottobre 2007

“La Voce delle Voci”
n. 10, ottobre 2007

Luca Kocci

Tre stellette ed una greca appuntate su una talare rossa: è la divisa d’ordinanza – ormai sostituita da un più sobrio clergyman nero – dell’ordinario militare, l’arcivescovo che guida con i gradi di generale di corpo d’armata il piccolo esercito dei cappellani militari, i preti-soldato impegnati nel servizio pastorale fra i militari nelle caserme, sulle navi da guerra e nei contingenti in “missione di pace” all’estero.

È una vera e propria Chiesa militare, con i gradi accanto al crocefisso, quella che dispensa assistenza spirituale, sacramenti e Vangelo alle donne e agli uomini che hanno scelto le armi e la mimetica. Un Vangelo in grigio-verde però, come quello che nella primavera del 2006 mons. Angelo Bagnasco – attuale presidente della Conferenza episcopale italiana, allora ordinario militare d’Italia – regalò a tutti i soldati in missione all’estero. Un libretto tascabile dal titolo Parola di Dio e Vita Cristiana, stampato dalle edizioni San Paolo, le stesse che pubblicano il settimanale “Famiglia Cristiana” – contenente i quattro Vangeli, una raccolta di Salmi, alcune parti del Compendio del catechismo della Chiesa cattolica e le principali preghiere della tradizione cattolica –, con una copertina color verde militare che Bagnasco spiegò così: “è un tocco che lo contraddistingue, un simbolo di appartenenza, come si fa negli scout”. Ed è la stessa necessità di “appartenenza”, oltre ad un cospicuo ritorno economico di oltre 10 milioni di euro l’anno, ad aver convinto il Vaticano ad inserire un pezzo di Chiesa nella struttura militare, promuovendo i preti ad ufficiali e l’arcivescovo ordinario a generale di corpo d’armata: “lo so che la cosiddetta ‘militarità’ può fare problema e sembrare fuori posto per un prete – spiegava ancora Bagnasco –. Ma c’è una ragione. Il senso di appartenenza alle forze armate è altissimo. È un mondo con regole precise. Il sacerdote, per essere pienamente accolto, ne deve far parte fino in fondo, convinto che il rispetto delle persone e dell’ambiente passa anche attraverso la loro totale condivisione”.

 

Cappellani militari in tempo di guerra…

I cappellani militari cattolici vengono introdotti nell’esercito italiano alla vigilia dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale. È il generale Luigi Cadorna a chiedere la presenza al fronte di preti – fra cui si distingue il francescano Agostino Gemelli, il quale sarà anche ‘consulente’ dello Stato maggiore – che sostengano spiritualmente i soldati nel conflitto contro gli austriaci e che collaborino a mantenere salda l’obbedienza ai generali e la disciplina della truppa.

Terminata la guerra i cappellani militari vengono congedati con il ruolo di tenente e tornano nelle parrocchie e nei conventi. Per poco però, perché nel 1926 Mussolini fa approvare dalle Camere la legge che istituisce l’Ordinariato militare d’Italia (legge n. 417 dell’11 marzo 1926), ulteriormente rafforzato tre ani dopo con la stipula dei Patti Lateranensi fra la Chiesa cattolica e lo Stato fascista: è la nascita di una vera Chiesa militare al servizio del regime, tanto che i cappellani militari – a cui sono conferiti i gradi di ufficiali – vengono inseriti nelle forze armate, nell’Opera nazionale balilla e nella Milizia volontaria di sicurezza nazionale, accompagnano e sostengono le truppe fasciste nella guerra civile spagnola, nella campagna d’Africa – dove i reparti mussolinani useranno i gas asfissianti contro la popolazione etiopica inerme – e in tutti i conflitti della seconda guerra mondiale insieme all’alleato nazista.

 

… e in tempo di “pace”

Con il 1945 finisce la guerra, crolla il fascismo, nasce la Repubblica e l’Ordinariato militare rimane saldo al suo posto. Anzi, nel 1986, Giovanni Paolo II emana la Costituzione apostolica Spirituali militum curae ed eleva al rango di diocesi tutti gli ordinariati e i vicariati castrensi del mondo. Diocesi anomale, le cui parrocchie sono le cappellanie militari, i cui parroci sono i cappellani militari – preti sottratti all’autorità del loro vescovo locale che devono obbedienza all’ordinario militare, vescovo e generale – e i cui fedeli sono i militari e le loro famiglie, gli allievi delle scuole militari, il personale medico, paramedico e i degenti degli ospedali militari.

In Italia l’Ordinariato militare è equiparato ad una arcidiocesi, la sede è in un bel palazzo storico del centro di Roma a due passi dal Colosseo, la chiesa principale è santa Caterina da Siena a Magnanapoli e ogni mese viene pubblicato “Il Cursore”, periodico dell’Ordinariato inviato gratuitamente alle 26mila parrocchie italiane. L’ordinario militare, che viene designato dal papa e nominato dal presidente della Repubblica su proposta del primo ministro e dei ministri della Difesa e dell’Interno, ha le stellette e lo stipendio di un generale di corpo d’armata; la carica è oggi ricoperta da mons. Vincenzo Pelvi, vescovo ausiliare di Napoli, successore di mons. Bagnasco che dallo scorso mese di marzo ha preso il posto del card. Camillo Ruini alla guida della Conferenza episcopale italiana. Tutti i cappellani, attualmente 193 divisi in 16 zone pastorali, vivono in caserma e sono inquadrati militarmente con i diversi gradi degli ufficiali; per gli aspiranti cappellani c’è un apposito seminario maggiore, la Scuola allievi cappellani militari, che anche nel nome imita volutamente le scuole militari delle forze armate.

 

Smilitarizzare i cappellani? No, grazie

Allo Stato italiano, dal momento che ordinario e cappellani sono soldati a tutti gli effetti, la Chiesa militare costa oltre 10 milioni di euro l’anno: nel 2005 (ultimo dato disponibile spulciando fra i bilanci dei ministeri della Difesa e dell’Economia) per i 190 cappellani in servizio sono stati spesi 10milioni e 817mila euro, cioè quasi 58mila euro a testa all’anno. Ed è anche per questo motivo che prima dell’estate il senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri ha presentato una proposta di legge per la smilitarizzazione dei cappellani militari, cioè per sganciare dalla struttura delle forze armate i cappellani, affidando la cura pastorale dei soldati a sacerdoti senza stellette che già operano nelle parrocchie nei cui territori sorgono le caserme. Lo Stato così non pagherebbe più lo stipendio ai cappellani – anche se la proposta non ha valore retroattivo: i cappellani attualmente i servizio rinuncerebbero ai gradi ma non allo stipendio né perderebbero il diritto alla pensione una volta in congedo –, e i soldi risparmiati, si legge all’art. 2 del ddl, verrebbero utilizzati per “iniziative in favore della pace” e per sostenere associazioni che “operano nel campo della pace e della lotta alla povertà nel mondo”.

Una proposta che riprende le storiche battaglie di padre Ernesto Balducci e di don Lorenzo Milani – entrambi finiti sotto processo per aver difeso l’obiezione di coscienza e attaccato i cappellani militari – e che si ispira direttamente alle posizioni di Pax Christi, movimento cattolico che da oltre dieci anni propone la smilitarizzazione dell’ordinariato. Ma che non piace alle gerarchie ecclesiastiche: “Avvenire”, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha duramente criticato il ddl Silvestri che punta “a metter fuori dalla caserme i cappellani militari cattolici”, scrive in un editoriale il vicedirettore Marco Tarquinio, stravolgendo completamento il testo della legge che non prevede affatto l’espulsione dei sacerdoti dalle caserme. “L’esperienza accumulata in tutta la tormentata seconda metà del Novecento e in questo teso avvio del nuovo secolo – prosegue – proclama la straordinaria importanza del ruolo svolto dai cappellani militari tra gli uomini e le donne in divisa impegnati nelle tante  missioni di stabilizzazione e di pace” in Africa, nei Balcani, in Afghanistan e in Medio Oriente, obbedienti solo alle “leggi della Repubblica e alle indicazioni delle Nazioni Unite, espressione di una cultura fondata sul rispetto della persona umana, esso sì, senza se e senza ma”. E prima di “Avvenire”, era stato lo stesso papa Benedetto XVI a chiudere lo porte ad ogni ipotesi di smilitarizzazione dei cappellani militari: parlando in Vaticano, nell’ottobre 2006, al V convegno degli Ordinariati militari di tutto il mondo – dal titolo emblematico: Ministerium pacis inter arma – prima aveva ribadito che il compito della Chiesa è di formare le coscienze “dall’interno del mondo militare”. E poi aveva invitato tutti i partecipanti a chiedere nuove vocazioni sacerdotal-militari: “mi unisco a voi nella preghiera al Padrone della messe, perché mandi operai in questa messe”. Cioè preti-soldato nei nostri eserciti.

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