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Via Crucis degli inquilini

1 febbraio 2008

“La Voce delle Voci”
n. 2, febbraio 2008

Luca Kocci

Chissà se papa Benedetto XVI, mentre bacchettava il sindaco di Roma Walter Veltroni – ricevuto in udienza nel Palazzo apostolico lo scorso 10 gennaio insieme ai presidenti della Provincia Enrico Gasbarra e della Regione Lazio Piero Marrazzo – perché nella capitale la povertà è in aumento, era al corrente che Vaticano, congregazioni ed enti religiosi stavano sfrattando duecento famiglie molte delle quali composte da anziani e disabili che vivono in affitto in abitazioni di proprietà ecclesiastica. E chissà se il pontefice, che fra le tante emergenze additate al sindaco-segretario del Partito democratico segnalava “l’aumento del costo della vita” e “in particolare i prezzi degli alloggi”, sapeva che da almeno due anni i suoi confratelli in talare, a Roma, stavano proponendo ai loro affittuari canoni raddoppiati. La povertà è “un’emergenza che si aggrava”, “aumenta soprattutto nelle grandi periferie urbane, ma comincia ad essere presente anche in altri contesti e situazioni, che sembravano esserne al riparo. La Chiesa – ha però rassicurato gli amministratori di Roma e Lazio Benedetto XVI – partecipa di tutto cuore allo sforzo per alleviarla, collaborando volentieri con le istituzioni civili”.

“La Chiesa partecipa di tutto cuore allo sforzo per alleviarla. Sfrattandoci!”, hanno replicato, per nulla rassicurati, dall’associazione Diritti in Movimento, che sostiene la lotta per il diritto alla casa degli ‘sfrattati dal Vaticano’. “Siamo donne, uomini, anziani, bambini, giovani, famiglie che provano sulla propria pelle l’impossibilità di continuare a vivere. L’Apsa, Propaganda Fide,  vari Collegi e Confraternite ci stanno sfrattando per finita locazione, per aprire negli appartamenti in cui abbiamo sempre vissuto bed and breakfast o per affittarli in modo clientelare e a prezzi di mercato. Continueremo a lottare per il diritto alla casa, ricordando a questi burocrati che i loro sguardi sono gelidi e lontani anni luce da quelli pieni d’amore  di quel Dio buono e giusto che osannano a parole ogni giorno”.

La storia è poco nota, ma a Roma il più grande proprietario di immobili è il Vaticano: almeno un quinto delle case della capitale, la maggior parte delle quali nel centro storico della città, appartiene direttamente alla Santa Sede (cioè all’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio apostolico della Sede Apostolica guidata dal card. Attilio Nicora, l’inventore dell’otto per mille, che frutta alla Chiesa cattolica quasi mille milioni di euro l’anno) e allo Ior (la banca vaticana), ma anche alla diocesi e a circa 2mila fra enti ecclesiastici controllati dalla Conferenza episcopale italiana, istituti e congregazioni religiose, confraternite.

E dallo scorso mese di ottobre – quando è scaduta la proroga prevista dalla legge approvata dal Parlamento nel dicembre 2006 che ‘congelava’ gli sfratti per i nuclei familiari ‘deboli’, cioè con un reddito medio-basso e in cui siano presenti figli a carico, anziani, malati terminali o disabili –, sono ripresi gli sfratti degli inquilini e delle famiglie non più in grado di pagare i canoni di affitto che, in molti casi, sono anche triplicati. Se per chi vive nelle case appartenenti ai cosiddetti ‘grandi proprietari’ – come casse professionali e previdenziali, compagnie di assicurazione e banche – la sospensione dura fino al prossimo mese di giugno, per gli inquilini delle abitazioni di proprietà ecclesiastica, invece, il tempo è abbondantemente scaduto visto che nel testo di legge è stata cancellata una riga che considerava ‘grandi proprietari’ anche i ‘soggetti fisici o giuridici detentori di oltre 100 unità immobiliari ad uso abitativo’. “Una omissione – commenta Marco Staderini, consigliere municipale radicale del Centro storico – che sembra fatta su misura per gli enti ecclesiastici”. I quali, fra l’altro, godono dell’esenzione Ici, appena confermata nella Finanziaria approvata a dicembre, e della riduzione del 50% dell’Ires, ovvero dell’Imposta sul reddito delle società, come appunto i redditi derivanti da affitto di immobili.

Fino ad ora gli sfratti sono stati notificati ma non eseguiti, anche perché il prefetto di Roma Carlo Mosca non ha quasi mai concesso l’invio della forza pubblica. Dal 15 dicembre al 10 gennaio, poi, c’è stata la cosiddetta ‘tregua natalizia’ che ha concesso un po’ di respiro alle oltre duecento famiglie alloggiate in abitazioni del Vaticano o di enti ecclesiastici che però ora si aspettano di essere buttate fuori di casa da un giorni all’altro. E tutti non per morosità ma per “fine locazione”. Cioè perché i proprietari non intendono più rinnovare i contratti d’affitto, senza nemmeno trattare, oppure alzano il prezzo tanto da costringere gli inquilini a rifiutare la proposta.

“Siamo un gruppo di famiglie in affitto nelle case di proprietà dell’Apsa, dello Ior e di altri importanti enti religiosi – hanno scritto al presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco, gli ‘sfrattati dal Vaticano’ riuniti nel ‘Comitato lotta per la casa centro storico’, un’altra associazione di inquilini. “Da anni oramai ci troviamo quotidianamente a convivere con l’incubo di finire in mezzo alla strada, espulsi dai contesti sociali in cui abbiamo vissuto per decenni: la procedura di sfratto è in fase esecutiva. Secondo le statistiche, il nostro reddito è al limite della soglia di povertà, ed avendo al nostro interno anziani, figli e disabili, sino al 15 ottobre abbiamo potuto bloccare lo sfratto. Nei prossimi giorni molti di noi attendono la visita dell’ufficiale giudiziario e della forza pubblica. Al di là delle questioni legali, non riusciamo a capire il perché di questo calvario. Siamo stati dei bravi inquilini: abbiamo sempre pagato l’affitto e avuto cura dell’appartamento. Se, come spesso accadeva, non avevano bagno né riscaldamento, i lavori erano a nostre spese. Eppure veniamo sbattuti fuori. Sappiamo che la crescita del mercato immobiliare rende le nostre case molto appetibili”, proseguono, “ma è possibile che la nostra storia, la nostra realtà, non valga più nulla? Quando nelle settimane passate l’abbiamo sentita invocare ‘uno slancio collettivo’ per risolvere l’emergenza abitativa, una piccola speranza è nata dentro di noi: che il massimo esponente della Chiesa cattolica italiana, nominato per volere del pontefice, potesse fermare la frenesia speculativa che si è impossessata della Chiesa. Nessuno però ci ha proposto di rinnovare il contratto, né tanto meno gli sfratti si sono fermati. Siamo noi in torto, perché ci sono persone più bisognose a cui dare le nostre case, oppure i mercanti sono di nuovo nel tempio?”.