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Appropriazione indebita: scia di polemiche per il revisionismo su Balducci, La Pira, Milani

19 luglio 2008

“Adista”
n. 55, 19 luglio 2008

Luca Kocci

È stato il primo tentativo in grande stile dei teocons italiani di spostare a destra La Pira, don Milani e p. Balducci: un convegno di due giorni organizzato dalla Fondazione “Magna Carta” – il ‘pensatoio’ della destra conservatrice presieduto da Gaetano Quagliariello, senatore eletto con il Popolo della Libertà in quota Forza Italia – e sponsorizzata da Mediaset – l’azienda della famiglia Berlusconi –, a cui ha dato la benedizione il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Il ministro ha salutato i partecipanti dicendo che la nuova situazione politica “non sarebbe dispiaciuta a don Lorenzo Milani o a Giorgio La Pira”, spesso “utilizzati da chi ha voluto vedere il Concilio Vaticano II, il ‘68, il cattocomunismo attraverso i loro occhi, trasformando questi uomini, forse loro malgrado, nei portabandiera di una stagione controversa, a tratti persino velleitaria, che però aveva anche acceso autentiche speranze”.

L’evento non è recentissimo (risale allo scorso 23-24 maggio) ma le polemiche che hanno contrapposto e talora spaccato studiosi e ‘discepoli’ dei tre cattolici fiorentini si sono protratte per diverso tempo. Al convegno, infatti, oltre agli ideologi dei teocons italiani, hanno partecipato diversi intellettuali e militanti del cattolicesimo democratico e della sinistra – fra gli altri Corrado Corghi, ex Sinistra Indipendente, il Verde Marco Boato, Fabrizio Fabbrini, uno dei primi obiettori di coscienza, e Severino Saccardi, direttore di Testimonianze, la rivista fondata da p. Balducci – che hanno così legittimato l’operazione di “Magna Carta”. Altri invece – gran parte degli storici dell’università di Firenze e i componenti della Fondazione Balducci – hanno preferito declinare l’invito che pure avevano ricevuto: “L’intento revisionista e l’utilizzazione politica della memoria storica fiorentina legata alle figure di La Pira, Milani, Balducci, sono stati evidenti”, scrivono in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. C’è stata una “ampia presenza di politici del Pdl” mentre “si è evidenziata una carenza di ricerca storica che si basasse su una adeguata verifica documentaria”. La scelta di non partecipare, proseguono, “voleva evitare di confondere i piani e di avallare operazioni spregiudicate di utilizzazione della memoria storica”. “Mi sembrava, e l’andamento del convegno lo ha poi confermato – precisa ulteriormente Bruna Bocchini, docente di Storia della Chiesa moderna e contemporanea –, che ci fosse una sovrapposizione politica alla discussione storica che ne faceva un classico esempio di uso politico della storia”. Infatti il ministro Bondi e altri uomini politici del Pdl “si sono premurati di dare l’interpretazione tutta politica di figure così complesse e articolate, rivendicandone l’eredità”.

Una mancata partecipazione mal digerita dagli organizzatori del convegno (Quagliariello e Pietro De Marco, docente di Sociologia della Religione all’Università di Firenze) che hanno replicato con un’altra lettera, sempre sul Corriere: “non è lecito, né leale, prima autoescludersi da un progetto per protestare poi perché la cultura (politica o storiografica) che si ritiene di rappresentare ne è stata esclusa”. Anche Saccardi ha difeso la sua scelta di partecipare all’iniziativa sostenendo che “il modo migliore per far fruttare il lascito di un patrimonio” di Balducci, Milani e La Pira “non è quello di conservarlo in uno scrigno” bensì “di spenderlo in campo aperto”, anche “nel confronto con coloro che ci sono politicamente più distanti”.

Dal punto di vista scientifico il convegno è risultato assai modesto (chi fosse interessato può ascoltarlo integralmente sul sito di Radio Radicale). De Marco, che del convegno era “responsabile scientifico”, nella sua relazione – pubblicata integralmente e con grande enfasi dal vaticanista Sandro Magister sul sito internet da lui curato (chiesa.espresso.repubblica.it) – ha sostanzialmente accusato p. Balducci, e per estensione don Milani e gli altri, di immanentismo, ossia di aver eliminato “la destinazione soprannaturale dell’uomo e la trascendenza del Regno” rifugiandosi nel pacifismo e nel quartomondismo, riducendo la salvezza cristiana “alla ingenua speranza nella bontà e nell’autoriscatto dell’uomo moderno e della sua storia”. Una tesi non nuova né particolarmente originale: le stesse obiezioni che da almeno 40 anni vengono mosse dal Vaticano ai teologi della Liberazione.

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Scrive ad Adista Severino Saccardi, direttore di Testimonianze – storica rivista fondata da p. Ernesto Balducci – per chiarire la propria posizione in merito alla partecipazione ad un convegno su Giorgio La Pira, don Lorenzo Milani e lo stesso p. Balducci organizzato dalla fondazione “Magna Carta” (il ‘pensatoio’ della destra conservatrice), sponsorizzato da Mediaset (l’azienda della famiglia Berlusconi) e aperto da Sandro Bondi, ministro berlusconiano dei Beni Culturali (v. Adista n. 55/08).
Avete scritto – precisa Saccardi nella sua lettera ad Adista – che la mia partecipazione al convegno avrebbe “legittimato” l’operazione revisionista di “Magna Carta”. “Si tratta di un’affermazione di (discutibile e opinabile) carattere valutativo in cui, ovviamente, non mi riconosco. Chi scrive non ha inteso legittimare un bel nulla”, ha solo partecipato ad un incontro senza per questo “condividere le finalità di carattere politico”.
Una posizione, quella di Saccardi, che conferma il terremoto provocato all’interno del cattolicesimo democratico fiorentino dall’iniziativa di “Magna Carta”. Altri intellettuali fiorentini infatti – gran parte degli storici dell’università di Firenze e i componenti della Fondazione Balducci – non hanno partecipato al convegno proprio ribaltando le motivazioni del direttore di Testimonianze: volevamo evitare – scrivono in una lettera – “di confondere i piani e di avallare operazioni spregiudicate di utilizzazione della memoria storica”.
Pubblichiamo di seguito la lettera che ci ha inviato Severino Saccardi. (luca kocci)

 

Cari amici di Adista,

sulla vostra pubblicazione del 19 luglio, leggo il testo su “Appropriazione indebita: scia di polemiche per il revisionismo su Balducci, La Pira, Milani”. Vi si fa riferimento alla (ormai lontana, e controversa) vicenda del Convegno di Firenze della Fondazione Magna Carta, presieduta dal sen. Gaetano Quagliariello (di Forza Italia), sull’esperienza storica del “laboratorio fiorentino” del cattolicesimo democratico.

In un passaggio della vostra ricostruzione si legge che vi hanno partecipato anche “…il verde Marco Boato, Corrado Corghi, ex sinistra indipendente, Fabrizio Fabbrini, uno dei primi obiettori di coscienza e Severino Saccardi, direttore di “Testimonianze”, la rivista fondata da p. Balducci, che hanno così legittimato l’operazione di Magna Carta”. Si tratta di un’affermazione di (discutibile e opinabile) carattere valutativo in cui, ovviamente, non mi riconosco.

Chi scrive non ha inteso legittimare un bel nulla. Mi sono limitato a partecipare ad un incontro di carattere pluralistico (che tale è stato, comunque, nella sostanza e nello svolgimento), cui sono stato cortesemente invitato e di cui non ero tenuto, evidentemente, a condividere le finalità di carattere politico. Credo che questo valga anche per gli altri amici, da voi citati, che hanno compiuto un’analoga scelta, convinti, evidentemente, come personalmente anch’io sono e come ho dichiarato in un successivo intervento giornalistico (firmato da me e da Giuseppe Vettori e da voi stessi correttamente citato) che “il miglior modo di far fruttare il lascito di un patrimonio (…) non è quello di conservarlo in uno scrigno” bensì “di spenderlo in campo aperto” anche “nel confronto con quelli che ci sono politicamente più distanti”. Tutto qui.

Sono certo che non mancherete di dar conto su Adista di questa mia precisazione. Con riconfermata amicizia e con immutato apprezzamento per il vostro lavoro, vi invio cordiali saluti.