Archive for dicembre 2009

Pio XII santo. Non subito

24 dicembre 2009

“il manifesto”
24 dicembre 2009

Luca Kocci

Sulla futura beatificazione di Pio XII, il Vaticano spiega ma non rettifica. E anzi ribadisce uno dei nodi fondamentali circa il silenzio pubblico di papa Pacelli di fronte alla Shoah: Pio XII ha agito con l’intenzione “di svolgere al meglio” il suo servizio.

In seguito alle reazioni al decreto di papa Ratzinger di sabato scorso sul riconoscimento delle “virtù eroiche” di Pio XII, viatico alla sua beatificazione, il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ieri ha rilasciato una dichiarazione ai microfoni della Radio Vaticana: “Quando il papa firma un decreto sulle virtù eroiche di un servo di Dio, cioè di una persona di cui è stata introdotta la causa di beatificazione”, ha detto Lombardi, conferma “che il candidato ha vissuto in modo eminente le virtù cristiane e ha manifestato la sua fede, la sua speranza, la sua carità, in grado superiore a ciò che si attende normalmente dai fedeli. Perciò può essere proposto come modello di vita cristiana”. Ma con questo, ha aggiunto il gesuita, non si intende dare una “valutazione della portata storica di tutte le sue scelte operative”, silenzi compresi. E anzi, ha precisato, la Chiesa afferma che tali scelte “sono state compiute con la pura intenzione di svolgere al meglio il servizio di altissima e drammatica responsabilità del pontefice”.

Per il Vaticano, quindi, Pio XII è “un modello di vita cristiana”, i suoi silenzi pubblici sono stati una scelta di responsabilità, e comunque la storia non c’entra nulla. Per cui una “eventuale beatificazione” non intende “minimamente limitare la discussione circa le scelte concrete compiute da Pio XII nella situazione in cui si trovava”, anzi rimane “aperta anche in futuro la ricerca e la valutazione degli storici”. Però, ha aggiunto padre Lombardi, gli archivi con le carte di papa Pacelli rimarranno ben chiusi: per l’apertura completa ci vorranno ancora “alcuni anni”. Comunque Pio XII non verrà beatificato insieme a Giovanni Paolo II, anche se il decreto sull’eroicità delle loro virtù è stato firmato lo stesso giorno: “le due cause sono del tutto indipendenti – ha precisato – e seguiranno ciascuna il proprio iter”.

Infine la mano tesa agli ebrei: la beatificazione di Pacelli non è “un atto ostile contro il popolo ebraico e ci si augura che non sia considerata un ostacolo sul cammino del dialogo” fra ebrei e cattolici. “Ci si augura anzi – ha concluso il direttore della Sala stampa vaticana – che la prossima visita del papa alla sinagoga di Roma sia occasione per riaffermare e rinsaldare” i vincoli “di amicizia e di stima”.

Palusi ma anche puntualizzazioni alle parole del Vaticano da parte degli ebrei. “Apprezzo il chiarimento di padre Lombardi”, dice il rabbino israeliano David Rosen, consulente per il dialogo interreligioso del Gran rabbinato di Israele, e la precisazione “che l’approvazione delle virtù eroiche non è un’affermazione relativa alla verità storica”. Tuttavia “è un po’ disonesto non riconoscere come questo procedimento viene percepito” dal mondo ebraico: “Pio XII è inestricabilmente connesso alla tragica storia della Shoah e, di conseguenza, ogni affermazione sul suo conto è vista alla sua ombra”. “Un opportuno segnale distensivo”, dichiara il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che il prossimo 17 gennaio accoglierà papa Ratzinger nella sinagoga della capitale. “Sono importanti sia la distinzione dell’aspetto religioso da quello storico – spiega Di Segni – sia la precisazione che la causa di beatificazione avrà un suo iter indipendente” da quello di papa Wojtyla. Però, puntualizza il rabbino, “rimane aperta e controversa la valutazione storica”. “L’intervento del Vaticano rende la vicenda più distesa”, anche se “continuano ad esserci delle differenze di giudizio sotto il profilo storico, ma di questo si potrà parlare con maggior ragione quando finalmente saranno resi accessibili gli archivi vaticani”, dice Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma.

Meno accondiscendente Piero Terracina, uno dei pochi ebrei-romani sopravvissuti al lager di Auschwitz-Birkenau, dove è stato deportato con la sua famiglia. “Durante il rastrellamento del ghetto di Roma nell’ottobre del 1943, ma anche nei mesi e negli anni precedenti, da parte di Pio XII ci fu un silenzio assordante”, ricorda Terracina. “Il Vaticano dice che il papa è stato un modello di vita cristiana, ma mi chiedo se la scelta di non intervenire pubblicamente di fronte alle leggi razziali o alla deportazione degli ebrei possa essere considerata coerente con i principi cristiani o addirittura espressione di santità. Sono convinto che una parola di Pio XII avrebbe potuto cambiare le cose e risvegliare le coscienze di molti italiani, ma questa parola non c’è stata. Comunque non possiamo interferire nelle scelte del Vaticano, anche perché noi ebrei non veneriamo santi. Onoriamo solo i ‘giusti’, cioè coloro che mettono in pericolo la propria vita per salvarne altre. E fra i ‘giusti’ ci sono anche molti cattolici, che decisero di agire personalmente, senza aspettare le parole del papa”.

«Pio XII non condannò i nazisti»

22 dicembre 2009

“il manifesto”
22 dicembre 2009

Luca Kocci

Tre giorni dopo il riconoscimento delle “virtù eroiche” di papa Pio XII, preambolo alla beatificazione, da parte di papa Ratzinger, il mondo ebraico manifesta a gran voce la sua contrarietà alla santificazione di un pontefice da più parti accusato di aver taciuto di fronte alla tragedia della Shoah. Anche se ieri Benedetto XVI, nel discorso alla Curia romana, ha detto che l’Olocausto “ha cacciato dal mondo anche Dio”, non si placano le polemiche. “La beatificazione di Pio XII è inopportuna e prematura, sino a quando i suoi archivi del periodo 1939-1945 resteranno chiusi e non si saranno chiarite le sue azioni, o inazioni, sulla persecuzione di milioni di ebrei durante l’Olocausto”, dichiara Ronald Lauder, presidente del World Jewish Congress. E gli ebrei italiani, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che il prossimo 17 gennaio accoglierà papa Ratzinger in visita alla sinagoga della capitale, pur non volendo “interferire su decisioni interne della Chiesa”, ribadiscono che se la decisione vaticana significasse “un giudizio definitivo e unilaterale sull’operato storico di Pio XII, la nostra valutazione rimane critica”.

“La ricerca storica ha dimostrato che Pio XII è intervenuto solo a livello diplomatico, facendo presente al governo di Hitler che la Santa Sede non condivideva le persecuzioni contro gli ebrei”, spiega Daniele Menozzi, docente di Storia contemporanea alla Scuola normale superiore di Pisa ed esperto del papato novecentesco. “Ma papa Pacelli – prosegue – non ha mai assunto una posizione pubblica di condanna durante la guerra. E questo è dimostrato anche dal fatto che nel magistero pontificio del periodo bellico la parola ebrei non viene mai usata. Pio XII la pronuncerà solo molti anni dopo, a guerra finita, per dire che non si poteva fare nulla di più di quello che è stato fatto, in una sorta di autoassoluzione”.

Alcuni storici vicini alla Santa Sede sostengono che il silenzio di Pio XII fosse tattico, per consentire alla Chiesa di poter aiutare gli ebrei in segreto, per esempio nascondendoli nei conventi. Cosa ne pensa?

Istituzioni ecclesiastiche e singoli cattolici hanno sicuramente offerto una via di scampo a molti ebrei, ma il punto non è questo. La ricerca non può assumere le categorie con cui gli attori giustificano i loro comportamenti, perché il giudizio storico può tenere conto delle intenzioni ma deve basarsi sui fatti e sui risultati. E i risultati sono che i silenzi di Pio XII non hanno evitato lo sterminio degli ebrei, anzi hanno fatto parte del contesto in cui esso si è verificato. Aggiungo tuttavia che constatare il silenzio di Pacelli sulla Shoah non vuol dire che non ne fosse intimamente inorridito, né che non la condannasse e nemmeno che non cercasse di limitarne, tramite la via politico-diplomatica, le spaventose conseguenze. Significa solo che non prese pubblica posizione su di essa.

Insieme a Pio XII, papa Ratzinger ha riconosciuto anche le “virtù eroiche” di Giovanni Paolo II, dicendo che “i santi non sono rappresentanti del passato ma costituiscono presente e futuro della nostra società”. Esiste una sorta di “politica” vaticana delle canonizzazioni?

Per secoli la Chiesa di Roma non ha santificato dei papi. Poi, a partire dalla seconda metà del ‘900, proprio con Pio XII, si è iniziato a canonizzare pontefici, soprattutto quelli del XX secolo, avviando una prassi, interrotta solo da Giovanni XXIII e Paolo VI, per cui i papi vengono fatti santi. C’è una spiegazione: un papato che si sente in difficoltà in una società contemporanea che sfugge al suo controllo tende a rafforzarsi santificando se stesso.

La decisione di affiancare Pio XII e papa Wojtyla è casuale?

Non credo. Mi sembra che si voglia ripetere quanto venne fatto da Giovanni Paolo II nel 2000 beatificando Pio IX, ovvero un papa molto controverso, insieme con Giovanni XXIII, un papa al contrario molto popolare. E anche oggi si mettono insieme il discusso Pio XII con il popolarissimo Wojtyla. Ma le difficoltà mi sembrano maggiori perché il rapporto di Pacelli con il mondo ebraico è una ferita ancora aperta.

Anche papa Pacelli nel processo di beatificazione. Insieme a Wojtyla

20 dicembre 2009

“il manifesto”
20 dicembre 2009

Luca Kocci

Accelera la corsa verso gli onori degli altari di papa Wojtyla. E, a sorpresa, nel percorso ecclesiastico che porterà alla santità si inserisce anche papa Pio XII, il cui processo di beatificazione era fermo da tempo per i molti dubbi sui suoi silenzi davanti alla Shoah.

Benedetto XVI, al termine dell’udienza alla Congregazione vaticana delle cause dei santi, ha firmato ieri il decreto che riconosce le “virtù eroiche” di Giovanni Paolo II, Pio XII e altri 8 futuri santi e il “martirio” di don Jerzy Popieluzsko, prete polacco vicino a Solidarnosc, rapito ed ucciso nel 1984. Una tripletta non casuale che sottolinea anche le virtù anticomuniste dei tre: Pacelli, il papa della scomunica ai comunisti, Wojtyla, il papa del crollo del Muro di Berlino, e Popieluzsko, il martire del regime del generale Jaruzelski.

Il riconoscimento delle “virtù eroiche” è il penultimo passo prima della beatificazione. Dovrà essere completata solo l’istruttoria per l’accertamento di una guarigione miracolosa, poi si procederà alla cerimonia, che per Giovanni Paolo II dovrebbe avvenire ad ottobre 2010, appena sarà stato appurato che una suora francese è guarita dal morbo di Parkinson grazie all’intercessione di Wojtyla. Una beatificazione a tempo di record – la norma canonica prevede che debbano passare 5 anni dalla morte per aprire il processo, che invece per Giovanni Paolo II è partito un mese dopo la sua scomparsa –, su cui ha espresso dubbi anche il cardinal Godfried Danneels, arcivescovo di Bruxelles: bisognava “rispettare la procedura normale”, senza “passare per corsie preferenziali”. Fra i pochi pareri contrari alla beatificazione di Wojtyla, quello dell’ex abate di San Paolo fuori le Mura, Giovanni Franzoni, che chiamato a deporre durante il processo istruito dalla diocesi di Roma – la deposizione integrale è stata resa nota dall’agenzia Adista – ha criticato fra l’altro la repressione dei teologi non allineati alle posizioni vaticane da parte di Giovanni Paolo II e le omissioni sullo scandalo Ior-Banco Ambrosiano.

Per Pio XII, invece, i tempi saranno più lunghi perché ancora manca il miracolo. Ma con il riconoscimento delle “virtù eroiche” è chiara l’intenzione di papa Ratzinger di proclamarlo beato. Un cammino accidentato, quello di Pacelli, verso la santità, di cui si parla già dai tempi di Wojtyla, che però preferì soprassedere. A riaprire la questione ci ha pensato Benedetto XVI, sfidando le critiche degli ebrei e di una parte del mondo cattolico che, sulla base di documentati riscontri storici, accusano Pio XII di aver taciuto, pur sapendo, di fronte alla tragedia della Shoah. Nel maggio 2007 la Congregazione vaticana delle cause dei santi dichiarò le “virtù eroiche” di Pacelli, ma Ratzinger ordinò un supplemento di indagine, istituendo una commissione di studio che evidentemente ora ha dato parere positivo.

Gli ebrei però continuano a pensarla diversamente. Lo ribadiscono il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche Italiane Renzo Gattegna e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni: “non possiamo in alcun modo interferire su decisioni interne della Chiesa”, scrivono in una nota congiunta, ma “”se la decisione di oggi dovesse implicare un giudizio definitivo e unilaterale sull’operato storico di Pio XII ribadiamo che la nostra valutazione rimane critica”. E lo testimonia anche il pannello nello Yad Vashem, il museo della memoria di Gerusalemme, che lo stesso papa Ratzinger chiese invano di rimuovere, durante la sua visita in Israele nel maggio scorso: “eletto nel 1939, il papa mise da parte una lettera contro l’antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore. Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna espressa dagli Alleati per l’uccisione degli ebrei. Quando vennero deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne”.