Archive for aprile 2010

Agostino Vallini, una carriera in ascesa

15 aprile 2010

“il manifesto”
15 aprile 2010

Luca Kocci

Ha sempre camminato nell’ombra mantenendo un profilo basso, ma il cardinal Agostino Vallini è uno degli ecclesiastici di punta della Chiesa cattolica e della Curia romana.

Da quasi due anni, a partire dal giugno 2008, è vicario di Benedetto XVI per la diocesi di Roma, ovvero, di fatto, vescovo della città. Formalmente il titolo di vescovo di Roma appartiene al papa, ma il governo della diocesi viene esercitato “in nome e per mandato del pontefice” dal cardinale vicario, appunto Vallini, che quindi, nella capitale, è una sorta di vicepapa. È proprio alla sua capacità di stare dietro le quinte, lontano dalla ribalta mediatica, che Vallini deve la nomina a vicario di Roma, a suo tempo sponsorizzata dal cardinal Bertone, segretario di Stato vaticano. Bertone infatti, che intendeva giocare un ruolo di primo piano anche sul piano dei rapporti con il mondo politico, aveva necessità di liberarsi del cardinal Ruini – presidente della Cei fino al 2007 e vicario di Roma per quasi un ventennio, dal 1991 al 2008 – e di sostituirlo con una personalità meno influente e presenzialista. E Vallini era l’uomo giusto al posto giusto.

Nato a Poli, vicino Tivoli, nel 1940, ordinato prete nel 1964, Vallini comincia la sua attività a Napoli, dove insegna Diritto canonico e poi diventa rettore del Seminario diocesano. Nel 1989 viene consacrato vescovo e nominato ausiliare del cardinal Michele Giordano. Poi, nel 1999, se ne va da Napoli e diventa vescovo di Albano, la principale delle cosidette diocesi “suburbicarie” – cioè quelle che circondano Roma –, di cui sarà vescovo fino al 2004, quando la sua carriera compie un grande balzo in alto: si traferisce in Vaticano e viene nominato prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, il più importante dei tre organi giudiziari della Santa Sede, che fra l’altro interviene sulle controversie interne alla Chiesa cattolica e regola i conflitti di competenza fra i dicasteri. Due anni dopo poi arriva anche la berretta cardinalizia. Lascia il tribunale appena viene nominato vicario di Roma, ma tutt’ora conserva altre numerose e importanti cariche: fa parte del Pontificio consiglio per i testi legislativi – che fornisce l’interpretazione autentica delle leggi ecclesiastiche – e soprattutto dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica, che gestisce tutti i beni mobili e immobili di proprietà della Santa Sede.

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Gli “angeli” del papa

6 aprile 2010

“il manifesto”
6 aprile 2010

Luca Kcci

“Forse verrà un po’ di sole, dopo”, si augura Benedetto XVI salutando i fedeli che ieri erano nel cortile del palazzo apostolico di Castel Gandolfo – dove il papa rimarrà qualche giorno – e gli altri che seguivano su alcuni maxi-schermi in piazza San Pietro la preghiera del Regina Caeli, che sostituirà l’Angelus durante il periodo pasquale.

Una chiara allusione alle nubi che da settimane si addensano sul Vaticano e sullo stesso pontefice, accusato di aver consapevolmente ignorato le denunce contro diversi preti pedofili che gli erano pervenute anche da alcuni vescovi quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – l’ex Sant’Uffizio –, e in generale per l’atteggiamento di omertà tenuto dalle gerarchie ecclesiastiche nei confronti degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica.

A difesa di Benedetto XVI si è mosso l’intero collegio cardinalizio che ha affidato al decano, l’ex segretario di Stato vaticano dell’era Wojtyła, Angelo Sodano, la lettura di un messaggio prima dell’inizio della messa di Pasqua, celebrata in piazza San Pietro e trasmessa in mondovisione: “Tutta la Chiesa” è oggi accanto al papa, ha detto Sodano. “È con lei il popolo di Dio che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio del momento, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti”. Parole assolutamente irrituali – mai la messa di Pasqua era stata preceduta da un messaggio al pontefice –, segno evidente della difficoltà in cui si trova il Vaticano e della necessità di fare quadrato attorno al papa. E L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, ha pubblicato nell’edizione del 4 aprile un lungo articolo di autodifesa dal titolo “Una propaganda grossolana contro il Papa e contro i cattolici”, con gli interventi a sostegno di Benedetto XVI da parte di alcuni vescovi, come quello di Parigi, André Vingt-Trois, di Madrid, il conservatore Antonio María Rouco Varela grande organizzatore dei Family Day spagnoli, e di Lima, il cardinale dell’Opus Dei Juan Luis Cipriani. Prima ancora era stato il predicatore della casa pontificia, il cappuccino Raniero Cantalamessa, volto noto della tv, a prendere le difese di papa Ratzinger durante l’omelia della celebrazione del venerdì santo, nella basilica di san Pietro: “Sto seguendo con disgusto l’attacco violento e concentrico contro la Chiesa e il papa”, ha detto Cantalamessa citando una lettera che avrebbe ricevuto da un amico ebreo. “L’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo”. Un riferimento che ha suscitato le reazioni del mondo ebraico – “un paragone improprio e offensivo”, il commento del rabbino di Roma, Riccardo Di Segni –, la smentita del Vaticano – “avvicinare gli attacchi al papa per lo scandalo pedofilia all’antisemitismo non è la linea della Santa Sede”, la nota del portavoce vaticano padre Federico Lombardi – e la retromarcia dello stesso cappuccino.

Nonostante il catenaccio delle gerarchie, le nubi però non sembrano dissolversi. “La Chiesa dovrebbe essere attorno alle vittime non al papa”, scrive a Sodano Francesco Zanardi, attivista gay savonese, che da adolescente subì abusi sessuali da parte di un prete oggi sotto inchiesta. In Gran Bretagna una petizione sottoscritta da oltre 11mila persone chiede al premier britannico Gordon Brown di esprimere il proprio dissenso sull’insabbiamento dei casi di pedofilia da parte delle gerarchie cattoliche in vista della visita di papa Ratzinger in Inghilterra a settembre. E negli Usa, secondo un sondaggio della Cbs, solo il 27% dei cattolici dichiara di appoggiare l’operato di Benedetto XVI.

Il papa: «Non accettate le leggi ingiuste»

2 aprile 2010

“il manifesto”
2 aprile 2010

Luca Kocci

Nel giorno in cui tutti gli ospedali italiani possono richiedere la pillola abortiva Ru486, dal Vaticano parte in contemporanea un durissimo attacco contro l’aborto, un invito a disobbedire alle «leggi ingiuste» dello Stato e un forte sostegno a chi, come i neo-governatori leghisti di Piemonte e Veneto, Cota e Zaia, annunciano le barricate per non far arrivare la pillola nelle strutture sanitarie delle loro regioni.

Inizia il papa, in mattinata, e l’occasione non potrebbe essere più solenne: la messa crismale del giovedì santo, nella basilica di San Pietro, insieme a tutti i cardinali, i vescovi e i preti romani, in cui si rinnovano le promesse sacerdotali e vengono benedetti gli olii per le celebrazioni liturgiche dell’anno. «I cristiani, come buoni cittadini, rispettano il diritto e fanno ciò che è giusto e buono», ha detto Benedetto XVI nell’omelia, pubblicata integralmente anche sull’Osservatore Romano uscito ieri pomeriggio, ma «rifiutano di fare ciò che negli ordinamenti giuridici in vigore non è diritto, ma ingiustizia». E, per essere ancora più esplicito, ha aggiunto: «Anche oggi è importante per i cristiani seguire il diritto», ma è altrettanto «importante per i cristiani non accettare un’ingiustizia che viene elevata a diritto, per esempio, quando si tratta dell’uccisione di bambini innocenti non ancora nati». Nemmeno una parola sulla questione della pedofilia che coinvolge molti preti e religiosi cattolici, nonostante la messa fosse dedicata in maniera particolare al sacerdozio.

A entrare direttamente nel merito della Ru486 ci pensa monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la Vita e «cappellano» di Montecitorio. L’occasione gli viene offerta dal neo-eletto presidente del Piemonte, Roberto Cota. «Mi sembra che sia un atto profondamente significativo dell’orientamento che il nuovo presidente del Piemonte vuole prendere», ha dichiarato Fisichella. Ovvero la decisione di «stare dalla parte della difesa della vita e dalla parte della difesa delle donne». Non spiega però il monsignore come l’annunciato divieto alla pillola negli ospedali piemontesi possa essere un aiuto alle donne, si limita a manifestare il suo «plauso» al «primo atto compiuto dal neo-governatore», un «atto concreto in difesa della vita che parla da sé», e che probabilmente servirà a rinsaldare l’asse Lega-Vaticano-Cei in passato leggermente incrinata dalle posizioni leghiste contro gli immigrati. La «soppressione di una vita è una grande tragedia, un dramma», ha aggiunto Fisichella, quindi «non possiamo permetterci di dare un messaggio di banalizzazione della vita soprattutto di fronte alle ragazze e alle giovani generazioni». E la Ru486, questo il sottinteso nelle parole del presidente della Pontifica accademia per la Vita, evitando alla donna il trauma dell’aborto chirurgico, porterebbe a una banalizzazione della vita. «Sui temi etici – ha aggiunto Fisichella – credo che non è questione di essere cattolici o non cattolici, d’accordo o non d’accordo con la Chiesa. Sulla difesa della vita, quello che tutti noi dobbiamo fare è riscoprire il valore fondamentale che è scritto in quella legge naturale che non è una invenzione né della Chiesa cattolica ma è una legge che esiste da sempre e che noi dobbiamo solo riconoscere».

Non interviene la Conferenza episcopale italiana, anche perché lo aveva fatto due giorni fa, con il comunicato finale del Consiglio episcopale permanente – l’esecutivo dei vescovi italiani – nel quale il cardinal Bagnasco aveva riaffermato «l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale», come uno dei «valori non negoziabili» che rappresentano «la ragione e la missione dell’impegno dei cattolici nell’azione politica e sociale». E il quotidiano della Cei Avvenire, nell’edizione di ieri, nel consueto inserto settimanale È vita, dedica una pagina intera alla Ru486, attaccando pillola, casa farmaceutica, medici e opinionisti laici pro-aborto farmacologico e pubblicando la lettera di un lettore che propone l’obiezione fiscale contro la legge 194.