Firenze: il “valore” dell’accoglienza. Polemiche sulla “tassa” per i senza fissa dimora

“Adista”
n. 93, 4 dicembre 2010

Luca Kocci

Accoglienza ai senza fissa dimora, ma a pagamento. È l’ultima trovata del Comune di Firenze, guidato dal sindaco “rottamatore” Matteo Renzi. “Per noi l’accoglienza è una spesa”, dice l’assessora alle politiche socio sanitarie Stefania Saccardi, “è giusto che chi usufruisce dei nostri servizi paghi”. Quindi ai senza tetto di Firenze accolti nelle strutture assistenziali comunali, per lo più gestite dalla Caritas diocesana, durante “l’emergenza freddo” (dal 22 novembre al 3 aprile), dopo i primi 15 giorni di permanenza verrà chiesto un euro al giorno di contributo. E chi non potrà pagare? “Tutte le situazioni saranno affrontate con buon senso”, l’ambigua risposta dell’assessora, la quale aggiunge che i soldi raccolti verranno utilizzati per borse di lavoro e corsi di formazione per gli emarginati: “Si tratta di un pagamento simbolico con cui l’Amministrazione non copre assolutamente le spese del servizio, tanto che abbiamo stanziato 311mila euro. Rappresenta piuttosto una forma di responsabilizzazione delle persone che utilizzano le strutture: vorremmo che capissero che questi servizi hanno un costo per la collettività. Le risorse così raccolte andranno ad alimentare un fondo specifico per le politiche attive, ovvero per quegli interventi mirati sulle persone senza fissa dimora per favorire il loro reinserimento nella società, come ad esempio borse lavoro o corsi di formazione”.

“L’accoglienza non può essere né monetizzata né mercificata. Se una persona vive in uno stato di emergenza ha il diritto di essere accolta senza dover tirar fuori un euro dalle proprie tasche, perennemente vuote”, dicono dalla Comunità delle Piagge, da dove è stata lanciata una petizione “a difesa della dignità degli ultimi”. “Se è vero, come è vero – si legge nell’appello –, che le istituzioni hanno il compito di ‘rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’eguaglianza tra cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona’ (art. 3 della Costituzione), a nessuna persona in difficoltà può essere imposto un contributo economico per essere accolta in un posto caldo dove passare la notte. Obbligandola di fatto, per raccogliere il denaro necessario, a compiere atti stigmatizzati dall’istituzione stessa, come l’accattonaggio o il lavoro nero. Nessun presunto percorso pedagogico di inserimento può esistere sotto la pressione di un ricatto, per di più ammantato da una presunta dignità istituzionale”.

Per questo, è l’idea della Comunità dove presta il suo servizio pastorale don Alessandro Santoro, a pagare non può essere chi non ha, ma chi ha. “Proponiamo pertanto che l’amministrazione comunale adotti, sostenga e promuova una campagna affinché ogni cittadino/a residente nella città di Firenze, che abbia un reddito superiore ai mille euro netti mensili (ovvero oltre la soglia di povertà relativa), possa versare un euro al mese per la costituzione di un Fondo di emancipazione sociale utile a produrre opportunità di lavoro per le decine di persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici. Un fondo, ma è solo un esempio, che possa retribuire nel pieno rispetto della legge coloro che utilizzano le strutture d’accoglienza per lavori di pulizia e di cura del luogo stesso che li ospita”.

Non si tratta di utopia, ma di rilanciare a livello comunale la prassi che alle Piagge si sperimenta da anni con il microcredito che ha raccolto oltre 150mila euro in uno dei quartieri più poveri della città grazie a piccoli versamenti, anche solo di 25 euro. Con quei soldi, che costituiscono il Fondo etico e sociale delle Piagge, oltre 100 persone e famiglie con difficoltà economiche hanno potuto far fronte alle emergenze, fuggire dall’usura, recuperare una dignità perduta. “Se questo è stato possibile ai margini della città, dove le risorse sono ridottissime – aggiungono dalla Comunità -, sarà certamente possibile costituire, con la partecipazione di tutti, un Fondo di emancipazione sociale per chi ne ha bisogno. A partire da subito”.

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