Archive for agosto 2011

Carceri e bioetica. La Tavola cresce ed è piena di diritti

27 agosto 2011

“il manifesto”
27 agosto 2011

Luca Kocci

Con l’approvazione di una serie di ordini del giorno “politici”, ispirati alla difesa dei diritti sia individuali che sociali, si è chiuso ieri sera a Torre Pellice il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi.

Ribadita in forma ufficiale – il Sinodo è il principale organo decisionale – l’assoluta «contrarietà» alla legge sul testamento biologico, già passata alla Camera e che presto approderà in Senato, perché «è contro l’autodeterminazione del cittadino ad esprimere le sue volontà». I valdesi chiedono «una radicale revisione della legge che riconsideri la volontà finale del paziente e la valenza terapeutica di idratazione ed alimentazione». «Riteniamo sia necessario distinguere la vita biologica dalla vita biografica – ha spiegato Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese –, perché ciò che distingue la vita umana è l’insieme delle esperienze, delle relazioni con le altre persone, delle gioie, dei dolori e delle sofferenze, delle speranze nel futuro, delle attese, degli sforzi per rendere degna e umana la vita». Contestualmente il Sinodo ha incoraggiato le Chiese locali a «proseguire il loro impegno nella raccolta dei testamenti biologici», come già avviene a Milano, Napoli, Trieste, Torino, Roma, Padova, Palermo e Lucca, dove i cittadini, credenti e no, possono consegnare le loro «direttive anticipate di fine vita».

Critiche al governo – ma anche alla «discrezionalità delle nostre leggi» – per la crescente ostilità verso i migranti, che rende sempre più «complicato e umiliante» riuscire ad ottenere un permesso di soggiorno. E a questo proposito i valdesi, insieme alle altre Chiese evangeliche, hanno aderito alla campagna nazionale «L’Italia sono anch’io» che da settembre inizierà la raccolta di firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: la prima per concedere la cittadinanza a chi nasce in Italia, la seconda per il diritto di voto amministrativo a chi risiede in Italia da 5 anni.

Approvato anche un ordine del giorno  per denunciare il sovraffollamento delle carceri italiane: la mancanza di risorse, si legge nell’odg, non può giustificare delle condizioni detentive che violano i diritti umani. E uno “ambientalista” – i valdesi furono in prima linea per il Sì ai referendum di giugno contro il nucleare e per l’acqua pubblica –, che invita le Chiese e i credenti a modificare «i propri stili di consumo energetico». Sul fronte dei temi «eticamente sensibili», il Sinodo poi ha confermato il via libera alla benedizione delle coppie omosessuali e ha attivato una commissione che valuterà l’opportunità di estenderla anche alle coppie di fatto. Ma di questo, forse, si parlerà al prossimo Sinodo, nell’agosto 2012.

Votata la ripartizione dei fondi dell’otto per mille, che sono ancora aumentati: oltre 12 milioni di euro, con una crescita del 18% rispetto all’anno precedente, quando le quote si fermarono a poco più di 10 milioni. A fronte di poco più di 25mila credenti, sono oltre 350mila i contribuenti italiani che scelgono di destinare l’otto per mille ai valdesi, evidentemente persuasi dalla scelta di non utilizzare i soldi per il culto e la pastorale ma solo per progetti sociali e culturali, molti dei quali portati avanti da enti laici. Confermata Maria Bonafede alla guida della Tavola valdese, l’organo esecutivo delle Chiese. Ma sarà il suo ultimo anno, perché le cariche non sono a vita: dopo sette anni, per evitare rischi di accentramento e personalizzazione, si lascia obbligatoriamente il proprio incarico.

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Il Sinodo valdese crede nell’amore, anche gay

25 agosto 2011

“il manifesto”
25 agosto 2011

Luca Kocci

Temi ecclesiali, ma anche questioni sociali e politiche sono al centro dei lavori del Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, riunito a Torre Pellice, “capitale” delle valli valdesi, fino a domani, quando verranno eletti i nuovi organi esecutivi.

Chiesa cristiana laica, orizzontale e democratica quella valdese – al Sinodo, il principale organismo decisionale, partecipano 180 membri, tutti con diritto di voto, metà pastori e metà laici, il 40% donne, eletti da tutte le comunità –, che non teme di confrontarsi e di discutere, anche sui temi «eticamente sensibili», perché «il nostro compito non è offrire un sistema di valori precostituito che di fatto esclude chi non li condivide», puntualizza il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Si parla allora anche di coppie di fatto e di «benedizione delle coppie omosessuali» – argomento «non negoziabile» per la Chiesa cattolica –, dopo che già lo scorso anno il Sinodo le approvò a larga maggioranza e dopo che in due Chiese locali, a Trapani e a Milano, sono state «benedette» le unioni di due coppe gay. Tema caldo e controverso anche all’interno del mondo valdese, con il senatore Pdl Lucio Malan ad animare l’ala conservatrice: opinioni diverse fra pastori, teologi e laici, ma alla fine il Sinodo esorta le Chiese a proseguire «nel cammino intrapreso».

E si discute di «testamento biologico», alla vigilia del dibattito al Senato. «È una legge oscurantista, un gran pasticcio che non risolve niente, se deve essere questa, è meglio nessuna legge», dice la pastora Erika Tomassone, della Commissione bioetica. Per Paolo Ribet, pastore della Chiesa di Torino – che, come altre comunità valdesi, ha aperto uno sportello dove depositare il proprio testamento biologico –, è anche «una questione di laicità: riteniamo che lo Stato debba poter legiferare su questi temi senza sottostare al ricatto morale della Chiesa di maggioranza», ovvero quella cattolica. «In Germania esiste da anni un “formulario cristiano” per le direttive di fine vita redatto congiuntamente dalle Chiese evangeliche e da quella cattolica. Allora non mi è chiaro – prosegue – perché la Chiesa cattolica in Italia possa parlare di tema “non negoziabile” quando a nord delle Alpi assume un’altra posizione. Per noi, come credenti, quella di rivendicare la dignità e la libertà della persona è un imperativo, oltretutto previsto dalla Costituzione».

Poi la politica, con la crisi economica e la manovra del governo, bocciata senza appello. «Una crisi di dimensioni sconosciute», spiega Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese, l’organo esecutivo delle Chiese. «Non è la fine del mondo, ma la fine di un mondo, di quel mondo che ha creduto in uno sviluppo illimitato, nelle grandi speculazioni ed in una globalizzazione priva di regole e di garanzie» e «il segnale che un ciclo ed un intero sistema economico si è chiuso». E in questo contesto, aggiunge, il nostro governo «non può pensare di far pagare i costi a chi soffre di più perché è un modesto pensionato, un disabile o un precario. Come credenti ci deve indignare moralmente la sola idea che si pensi di fare cassa riducendo o sottraendo risorse alla sanità pubblica e alla previdenza, mentre si considerano intoccabili le grandi rendite».

Non si entra nel dibattito dei privilegi, dei contributi e delle esenzioni fiscali concesse dallo Stato alla Chiesa cattolica, ma il Sinodo approva proprio oggi la ripartizione dell’otto per mille incassato dai valdesi (poco più di 10 milioni nel 2010, con un aumento delle firme del 15%), confermando la scelta di campo: tutti i soldi saranno spesi per progetti assistenziali, sociali e culturali, senza destinare nemmeno un euro al culto e alla pastorale, perché, spiega il pastore Paolo Ricca, «quel denaro non è nostro ma ci è affidato dagli italiani che firmano per la Chiesa valdese ed è a loro che dobbiamo rendere conto».

Nei sei giorni di assemblea, una sola nota triste: la notizia della morte a 91 anni, il 22 agosto, di Giorgio Girardet, «l’uomo della comunicazione» dei valdesi, fra l’altro fondatore della rivista Nuovi Tempi che nel 1979 si fuse con Com, periodico del dissenso cattolico, dando vita a Com-Nuovi Tempi (oggi Confronti), una delle voci più originali dell’informazione religiosa in Italia.

Vaticano, Facebook in rivolta

21 agosto 2011

“il manifesto”
21 agosto 2011

Luca Kocci

Pagaci la manovra
Esplode la rivolta, pacifica e nonviolenta, contro i benefici, le esenzioni fiscali e i privilegi economici di cui gode, da lungo tempo, la Chiesa cattolica. Non è una novità. Per anni è stata una battaglia delle associazioni laiche, ma anche dei cattolici del dissenso, delle comunità di base e del movimento Noi Siamo Chiesa che chiedevano l’abolizione del Concordato, di Pax Christi che voleva la smilitarizzazione del cappellani militari – anche perché non fossero profumatamente retribuiti dallo Stato come ufficiali -, nel 1989 è nato il movimento Carta 89 (fondato da laici, cattolici e valdesi) contro l’otto per mille che sarebbe stato introdotto l’anno successivo.
Oggi, in tempi di crisi e di anti-casta, sembra diventata una rivolta di massa, se resisterà nel tempo. «Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria» è il gruppo nato su Facebook il 17 agosto che ha raggiunto oltre 50mila sostenitori. «Siamo donne e uomini tra i 23 e i 45 anni, fra cui molti cattolici, a cui sembra ingiusto che il Vaticano abbia così tanti privilegi», ci spiega uno dei fondatori. «Quando abbiamo visto che nella manovra erano gli unici intoccabili ci siamo indignati e abbiamo deciso di attivarci per vedere quanti la pensano come noi e per avviare una campagna per far tornare nel bilancio dello Stato i miliardi di euro che si perdono in esenzioni e privilegi alla Chiesa».

Grazie d’Oltretevere
L’elenco dei contributi e dei benefici di cui gode la Chiesa cattolica è lungo e ricco: oltre 1 miliardo di otto per mille, grazie al meccanismo che le assegna anche i soldi di chi non sceglie; stipendi e pensioni a cappellani ospedalieri, carcerari e militari; contributi statali (245 milioni) e regionali alle scuole private e agli oratori parrocchiali; finanziamento pubblico alla stampa cattolica (14 milioni); esenzione dall’Ici per gli immobili di proprietà ecclesiastica purché non svolgano «esclusivamente» attività commerciali (500 milioni); sconto del 50% sull’Ires (900 milioni); acqua al Vaticano pagata dai contribuenti italiani (50 milioni); esenzioni fiscali su tutti gli immobili e le attività commerciali e turistiche che hanno sede legale nei palazzi vaticani che godono del regime di extraterritorialità, e quindi appartengono formalmente ad uno Stato estero, anche se si trovano nel cuore di Roma.
«Bisognerebbe essere più precisi e informarsi, prima di gettare ombra o perfino fango», la difesa d’ufficio della Cei affidata alle pagine del suo quotidiano, Avvenire, che nel 2010 ha incassato quasi 6 milioni di euro di finanziamento statale diretto e che ripubblica sul sito internet una controinchiesta di qualche anno fa che però, al di là dei toni polemici, non smentisce nessuna cifra sui privilegi ecclesiastici. E difesa, piuttosto maldestra e confusionaria, da parte di Vittorio Feltri sul Giornale. Evidentemente i sensi di colpa per l’attacco di qualche anno fa all’ex direttore di Avvenire Dino Boffo ancora si fanno sentire.

Nel regno dei cieli

20 agosto 2011

“il manifesto”
20 agosto 2011

Luca Kocci

«Il mio regno non è di questo mondo», diceva Gesù di Nazareth a Pilato che lo interrogava prima della condanna a morte. Ma i contributi statali, le esenzioni fiscali e i privilegi economici di cui gode la Chiesa cattolica in Italia sono per niente spirituali e invece pienamente mondani, contrariamente a quanto sosteneva il fondatore del cristianesimo.

Il capitolo più sostanzioso è rappresentato dall’otto per mille, la quota di imposte di cui lo Stato si priva e che, apparentemente in base alla volontà dei cittadini, indirizza alla Chiesa cattolica: da dieci anni a questa parte si tratta di circa 1 miliardo di euro l’anno, nel 2011 la cifra ha raggiunto il record di 1.118 milioni. Ma a firmare per destinare allo Stato o ad una confessione religiosa l’otto per mille delle proprie tasse è appena il 44% dei contribuenti, e solo il 35% sceglie la Chiesa cattolica. Tuttavia il diabolico meccanismo – per la cui elaborazione ci mise lo zampino anche Tremonti, ben prima di diventare ministro – prevede che le quote non espresse (quelle cioè di coloro che non fanno nessuna scelta) non restino all’erario ma vengano ripartite fra lo Stato e le confessioni religiose, in base alle firme ottenute. E in questo modo la Chiesa con il 35% dei consensi si accaparra l’85% dei soldi. Denaro che, nonostante gli spot pubblicitari facciano credere che siano impiegati per lo più per interventi di solidarietà sociale, viene speso quasi tutto per il funzionamento della struttura ecclesiastica: nel 2011 467 milioni per «esigenze di culto e pastorale», 361 milioni per il «sostentamento del clero», 235 milioni per «interventi caritativi», 55 milioni accantonati «a futura destinazione». A questa cifra, poi, andrebbe aggiunta anche un’altra voce: quella dell’otto per mille che i contribuenti hanno scelto di dare allo Stato ma che, uscendo dalla finestra, finisce ugualmente nelle casse della Chiesa. Nel 2009 – ultimo dato comunicato dalla Presidenza del Consiglio – dei 44 milioni destinati allo Stato, circa 30 sono andati a diocesi, parrocchie, confraternite ed altri enti ecclesiastici come contributo per il restauro di immobili religiosi considerati «beni culturali».

Interamente a carico dello Stato, sebbene svolgano un servizio di assistenza religiosa, sono i cappellani degli ospedali, delle carceri e dei militari, scelti dalle diocesi ma assunti e retribuiti dalle Regioni o dallo Stato. I più numerosi sono quelli degli ospedali, circa 750 secondo fonti vaticane, per un costo approssimativo di 50 milioni di euro l’anno. Nelle carceri operano invece 240 cappellani, per una spesa di 15 milioni euro l’anno. E nelle caserme oggi ci sono 184 cappellani militari, inquadrati con i gradi, e gli stipendi, degli ufficiali: l’ordinario militare, cioè il vescovo a capo della diocesi castrense, ha le stellette e la retribuzione di un generale di corpo d’armata. Nel 2005 – ultimo dato reso noto dalla Difesa – i cappellani militari erano 190 e sono costati allo Stato poco meno di 11 milioni di euro, presumibilmente la stessa cifra di oggi, dal momento che il numero è rimasto sostanzialmente invariato. Senza calcolare le pensioni degli ex cappellani, piuttosto alte trattandosi di ufficiali a tutti gli effetti: quella dell’ordinario-generale di corpo di armata – come è il cardinal Angelo Bagnasco, ordinario militare prima di essere nominato presidente della Cei – si aggira, a seconda degli anni di servizio, fino a 4mila euro al mese.

Capitolo contributi. Alla scuola privata – che è per lo più scuola cattolica – la cosiddetta legge di stabilità del 2011 ha assegnato 245 milioni di euro, mentre la scuola statale si è vista togliere 8 miliardi in tre anni. Bisognerebbe poi aggiungere i vari finanziamenti delle Regioni, sotto forma di “buono scuola”: quello dello scorso anno della Regione Lombardia del ciellino Formigoni, per esempio, ammontava a 45 milioni di euro. All’editoria cattolica, invece, nel 2010 sono stati erogati contributi statali diretti per circa 14 milioni di euro, quasi la metà incamerata da Avvenire, il quotidiano della Cei, che ha incassato 5milioni e 871mila euro. Un altro quotidiano cattolico, Il Cittadino, controllato dalla diocesi di Lodi, ha goduto di un finanziamento pubblico di 2 milioni e 530mila euro. Ai settimanali diocesani – i periodici ufficiali delle diocesi italiane – sono andati circa 4 milioni di euro. Il resto è finito alle riviste edite da congregazione religiose, santuari, associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali di varia natura.

Infine le esenzioni: niente Ici per gli immobili di proprietà ecclesiastica che non siano «esclusivamente» impegnati in attività commerciale – un avverbio che evita il pagamento dell’Ici alla maggior parte degli ex conventi riciclati in alberghi, dove però rimangono degli spazi per il culto – con un ammanco, calcola l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, di 500 milioni l’anno; e Ires al 50% per gli enti assistenziali, con un risparmio annuo di 900 milioni di euro. Infine acqua gratis per il Vaticano: il credito di circa 50 milioni di euro di bollette non pagate reclamato dall’Acea è stato alla fine estinto dallo Stato.

Bagnasco: «In Italia evasione impressionante. No ai privilegi»

20 agosto 2011

“il manifesto”
20 agosto 2011

Luca Kocci

Lotta all’evasione fiscale, sostegno alla famiglia e niente tagli alle missioni militari all’estero. Sono le idee del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, sulla manovra anticrisi preparata dal governo.

«Sono impressionanti le cifre che si leggono sull’evasione fiscale che è ben oltre qualunque debito pubblico», ha detto ieri Bagnasco ai microfoni di Radio anch’io, mentre si trova a Madrid, per la Giornata mondiale della gioventù. «Come pastori dobbiamo porci soprattutto non dentro questioni politiche ma in un richiamo etico e fare appello alla coscienza di tutti e di ciascuno perché anche questo dovere possa essere assolto».

Quindi il presidente dei vescovi italiani ha ribadito uno dei temi ricorrenti cari alle gerarchie ecclesiastiche: il sostegno alla famiglia, ovviamente quella fondata sul matrimonio: «Quello della famiglia  è un punto centrale. In questa crisi è stata una valvola di sicurezza enorme e sarebbe miope e dannoso non considerarla come un ganglio vitale. Non perdiamo questo patrimonio, questo punto fermo, se la famiglia non è al centro della politica, la società non va da nessuna parte». Traducendo l’ecclesialese di Bagnasco, significa che la Cei rilancia uno dei suoi cavalli di battaglia: l’introduzione del «quoziente familiare» perché il fisco  non penalizzi le famiglie.

Abbastanza a sorpresa, e smentendo il quotidiano della Cei Avvenire che pochi giorni fa aveva proposto la riduzione dell’impegno dell’Italia nelle missioni militari all’estero, Bagnasco le rilancia, forse nostalgico del suo passato da cappellano militare: il problema dei «costi» è importante ma non può essere l’unico aspetto, quando i diritti umani sono violati. «Prima di fare i conti – ha aggiunto – dobbiamo chiederci quale approccio utilizzare rispetto alle situazioni drammatiche di altre parti del mondo».

Infine una stoccata alla “casta”: «È necessario rivedere gli stili di vita e che tutti facciano la loro parte, rinunciando a benefici eccessivi e privilegi». Ovviamente però non si riferiva il presidente della Cei ai «benefici» e ai «privilegi» della Chiesa cattolica. Quelli non si toccano. Anche perché, aggiunge, «la Chiesa dice la verità di Dio e dell’uomo» e, proprio per questo, «porta un grande contributo alla società. Se ci sono diversi schemi ideologici, o diversi obiettivi, questo è un altro discorso».

Indignados via, largo ai papa-boys

14 agosto 2011

“il manifesto”
14 agosto 2011

Luca Kocci

Dagli indignados ai papaboys: sgomberati i manifestanti da Puerta del Sol per fare posto ai fans di papa Ratzinger, Madrid si prepara ad ospitare migliaia di giovani e giovanissimi che invaderanno la capitale spagnola in occasione della Giornata mondiale della gioventù, kermesse cattolica inventata da papa Wojtyla 25 anni fa, in programma dal 16 al 21 agosto. Gli iscritti sono 430mila, ma l’opusdeista Yago de la Cierva, direttore esecutivo della Gmg, prevede che ne arriveranno 1 milione – accompagnati da 50 cardinali, mille vescovi e 15mila preti –, soprattutto dal 18 al 21, quando a Madrid sbarcherà anche il papa. Il gruppo più numeroso sarà quello italiano, con 90mila iscritti. Fra i movimenti, alfieri della «nuova evangelizzazione» predicata da Wojtyla e proseguita da Ratzinger, la parte del leone la faranno i neocatecumenali: 80mila già registrati, ma con gli spagnoli che si aggiungeranno – il movimento è nato proprio in Spagna a metà anni ‘60 – il loro numero potrebbe raddoppiare. A seguire i giovani del Rinnovamento nello Spirito, i focolarini e, immancabile, Comunione e liberazione. Ci sarà anche una pattuglia di soldati italiani accompagnati dai cappellani militari in veste talare con i gradi.

«Non è un concerto rock, non sarà un’esperienza di massa ma spirituale», si affanna a ripetere il cardinale segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, anche se tutti sanno che non è così. Lo sanno i papaboys che acclamano il papa come una star – c’è anche un concorso su facebook grazie al quale i 5 vincitori potranno camminare vicino a Ratzinger in mondovisione quando la sera del 18 agosto entrerà a Madrid attraverso Puerta de Alcalà – e partecipano alla Gmg perché «è un grande evento». Lo sanno in Vaticano che le Giornate della gioventù sono momenti per riempire le piazze di giovani che applaudono il papa ma non seguono le prescrizioni dottrinali della Chiesa – a partire da quelle di morale sessuale – e per mostrare al mondo la potenza mediatica ed organizzativa della Chiesa. E lo sa il cardinale di Madrid, Rouco Varela, grande organizzatore dei familiy day contro le politiche laiche di Zapatero, che potrà dare l’ennesima prova di forza, stavolta in vista delle elezioni del prossimo novembre, con i socialisti già in agonia. Un’ostentazione contro cui si sono schierate Redes cristianas (una rete di 150 gruppi cattolici di base di tutta la Spagna) e Iglesia di base de Madrid con il documento Así no queremos que vengas («Così non vogliamo che vieni»), reso noto in Italia dall’agenzia di informazioni Adista: «Ci opponiamo alla visita del papa perché è in totale contraddizione con il modo di agire di Gesù e con il suo rifiuto della tentazione diabolica del potere», dicono i cattolici di base spagnoli, secondo i quali la Gmg è solo «un evento di massa trionfalistico» che «non metterà in discussione la situazione di privilegio della Chiesa cattolica nel nostro Paese» e anzi «rafforzerà il potere del Vaticano».

Sarà un evento dai costi esorbitanti e dalle grandi ricadute economiche. L’iniziativa costerà 65 milioni di euro, forse di più. Il governo spagnolo – a parte le cospicue spese per la pulizia e l’ordine pubblico per cui saranno mobilitati oltre 10mila agenti – direttamente non sborserà un centesimo ma ha concesso una detrazione d’imposta dell’80% a tutti gli sponsor della Gmg, fra cui Coca-Cola e Banco di Santander da cui proviene il  presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, rinunciando così ad un bel po’ di entrate fiscali, nonostante la crisi. «L’alleanza tra la Chiesa e le società che sponsorizzano l’evento è molto grave perché sono le stesse che hanno causato la crisi», dicono i leader del Foro curas di Madrid, organismo che riunisce 120 preti delle parrocchie delle zone povere della città. Pagheranno gli sponsor quindi, e i partecipanti: 210 euro per 6 giorni compreso vitto e alloggio in una parrocchia o in una delle 800 scuole o palestre messe gratuitamente a disposizione dallo Stato, 30 euro per chi si fermerà solo gli ultimi 2, senza pasti né sistemazione per la notte. Poi ci saranno le entrate della vendita dei gadget, tutti rigorosamente griffati Gmg: 2 euro per un rosario, 20 euro per un profumo, 25 per una felpa. E in Italia c’è anche chi, il gruppo bancario Ubi, in accordo con il comitato organizzatore e con la benedizione papale, si è inventato la carta di credito del papaboy, pubblicizzatissima sulle pagine di Avvenire: marchio MasterCard affiancato dal logo della Giornata della gioventù.

Qualche bastone fra le ruote lo metteranno i lavoratori dei trasporti pubblici spagnoli che difendono i loro salari: il sindacato Ugt ha proclamato scioperi della metropolitana fra il 18 e il 21 agosto e lo stesso potrebbe fare il personale di terra degli aeroporti. Gli indignados e i movimenti gay annunciano iniziative di protesta a sorpresa e un centinaio di associazioni atee, laiche e di cattolici critici e del dissenso ha convocato una manifestazione il 17 agosto per denunciare «la visita del papa pagata con i soldi di tutti» all’insegna dello slogan: «Non un centesimo delle mie tasse per il papa».

Bagnasco rilancia il partito dei cattolici per il dopo Silvio

11 agosto 2011

“il manifesto”
11 agosto 2011

Luca Kocci

Boccia «sintesi e contaminazioni» politiche e rilancia ancora una volta il partito dei cattolici il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Le parole sono misurate e felpate, ma l’occasione e il pulpito solenni: l’omelia per la festa di san Lorenzo – ucciso dai romani perché «rifiutò di consegnare i beni della Chiesa» all’imperatore Valeriano, ci tiene a puntualizzare subito il presidente della Cei – pronunciata ieri nella cattedrale di Genova, città di cui Bagnasco è arcivescovo. C’è il richiamo alla moralità per la classe politica, ma in nome dei valori cattolici perché, dice il presidente della Cei, «è nella dimensione religiosa che l’uomo può trovare di fatto il fondamento ultimo dei  riferimenti etici universali. Senza una radice trascendente, dove  possono poggiare le leggi morali che illuminano l’agire dei singoli, delle istituzioni e della società?» Insomma sono le gerarchie ecclesiastiche, depositarie delle verità di fede, a dover indicare la direzione, anche alla politica. «I cristiani – prosegue – hanno un apporto originale e necessario da portare alla vita sociale e politica: essi hanno l’onore e l’onere di  ricordare a tutti chi è l’uomo, quali sono i suoi principi costitutivi,  la  necessità dell’etica, il suo fondamento trascendente, la via aurea dell’autentica giustizia e del bene comune».

Ma non basta «ricordare», occorre anche guidare. Serve allora il partito cattolico. Il patrimonio di valori ed esperienze dei cattolici «non può essere dilapidato da nessuno, né dissolto per ignavia o per utopistiche sintesi e contaminazioni», continua Bagnasco, forse pensando a quelli che militano a sinistra. «Le molteplici aggregazioni laicali cattoliche o ispirate cristianamente, le parrocchie e molte altre realtà, sono un popolo sempre più attento alla vita sociale e politica, anche se nell’agone pubblico vengono a volte liquidate come minoranze sparute e smarrite. Ma così non è e non sarà», la conclusione profetica, o minacciosa, dell’omelia del presidente della Cei che, non a caso, è intitolata «la sana laicità». Una formula inventata da papa Ratzinger quando nell’estate del 2005, da poco eletto al soglio pontificio, si recò in visita al Quirinale e avvertì l’allora presidente Ciampi che la laicità gradita al Vaticano doveva essere «sana», ossia doveva tener conto dei valori cattolici, per l’occasione ridotti a tre: difesa della vita dal concepimento alla morte, famiglia fondata sul matrimonio, scuola cattolica.

L’affondo di Bagnasco non è né isolato né estemporaneo, ma si colloca all’interno di un percorso che, subito dopo la sconfitta di Berlusconi alle amministrative di maggio, vede impegnati Vaticano, con il segretario di Stato Bertone, e Cei – in concorrenza fra loro – ad animare la riaggregazione di un soggetto politico centrista e cattolico che possa guidare o perlomeno orientare un centro-destra post-berlusconiano.