«Ciellini omologati al potere». Affondo di Famiglia Cristiana

“il manifesto”
22 agosto 2012

Luca Kocci

Un colpo a Comunione e liberazione e un colpo a Monti. Famiglia Cristiana, il settimanale cattolico più letto in Italia, mette da parte diplomazia e toni da sacrestia e, nell’editoriale del numero che a giorni arriverà in edicola e nelle parrocchie, sferra un duro attacco al Meeting di Cl e lancia forti critiche al premier e alla politica economica del governo.

«Un lungo applauso del popolo dei ciellini ha accolto il premier» che domenica ha aperto la kermesse ciellina di Rimini, scrive Famiglia Cristiana, ricordando – e i nomi non sembrano proprio scelti a caso fra i numerosissimi politici passati per il Meeting – come «tutti gli ospiti del Meeting, a ogni edizione, sono stati sempre accolti così: da Cossiga a Formigoni, da Andreotti a Craxi, da Forlani a Berlusconi. Qualunque cosa dicessero. Poco importava se il Paese, intanto, si avviava sull’orlo del baratro. Su cui ancora continuiamo a danzare». Poi l’affondo diretto ai discepoli di don Giussani: «C’è il sospetto che a Rimini si applauda non per ciò che viene detto. Ma solo perché chi rappresenta il potere è lì, a rendere omaggio al popolo di Comunione e liberazione. Non ci sembra garanzia di senso critico, ma di omologazione. Quell’omologazione da cui dovrebbe rifuggire ogni giovane. E che rischia di trasformare il Meeting in una vetrina: attraente», ma «autoreferenziale».

Da Rimini gli organizzatori non commentano. Ci pensano però i pasdaran ciellini, come il pidiellino Maurizio Lupi: «Chi dà giudizi dall’esterno dice spesso stupidaggini». E Roberto Formigoni, per decenni politico di riferimento di Cl, in questa edizione messo piuttosto ai margini a causa della vicende giudiziarie: «Al Meeting si applaude perché quelli che vengono qui sono persone educate» che usano le proprie vacanze per venire ad istruirsi invece di andare in spiaggia». E Formigoni di vacanze, non in spiaggia ma su lussuosi yacht messi a disposizione da danarosi benefattori, è uno che se ne intende.

Gli strali di Famiglia Cristiana sono anche per Monti, che al Meeting ha detto di vedere «avvicinarsi l’uscita dalla crisi». Un discorso «carico di speranza» ma lontano dalla realtà, commenta il settimanale dei paolini che chiede: «Quali provvedimenti stanno creando lavoro e contrastando la disoccupazione giovanile?». Il premier ha detto che «“ci vuole più tempo”. Ma quanto tempo?». Intanto «il Paese è stremato, dieci milioni di famiglie tirano la cinghia, la disoccupazione è al 10,8%» e «solo un italiano su tre ha un posto regolare a tempo indeterminato», scrive Famiglia Cristiana che, criticando il premier – come del resto già aveva fatto in passato, sia sulla manovra “Salva Italia” di dicembre sia sulle modifiche all’articolo 18 («Il lavoratore non è una merce, non lo si può trattare come un prodotto da dismettere per motivi di bilancio») –, si differenzia nettamente dal montismo dei cattolici di Todi, e in parte della Cei, che preparano la “Cosa bianca” e che a Monti, e soprattutto a Passera, sembrano guardare sempre con più insistenza.

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