Aggiornamento spirituale per i cappellani militari. A spese dello Stato

“Adista”
n. 31, 8 settembre 2012

Luca Kocci

L’aggiornamento spirituale dei cappellani militari è a carico dello Stato. È quello che si scopre andando a leggere una lettera – resa nota dall’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti e leggibile integralmente sul sito internet dell’associazione (www.uaar.it) – che l’ordinario militare per l’Italia, mons. Vincenzo Pelvi, ha inviato lo scorso 7 giugno agli Stati maggiori di Difesa, Esercito, Marina ed Aeronautica ed ai Comandi generali di Carabinieri e Guardia di finanza. L’ordinario militare «convoca i cappellani per un approfondimento spirituale e culturale a beneficio del servizio assistenza spirituale al personale delle Forze armate», è scritto nella lettera. L’aggiornamento si terrà alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli (Pg), a pochi chilometri da Assisi – come già lo scorso anno, quando peraltro mons. Pelvi invitò i cappellani alla «sobrietà» (v. Adista n. 78/11) – dal 24 al 27 settembre prossimi. «La pensione completa pari a 75 euro giornaliere, il viaggio di andata e ritorno e l’indennità di missione nazionale sono a carico dell’Ente di appartenenza», ovvero le strutture delle Forze armate dove sono inseriti i cappellani. «Si pregano codesti Stati maggiori e Comandi generali – prosegue il testo – di emettere le disposizioni di rito affinché i cappellani militari possano raggiungere la sede suindicata nei giorni previsti e, ove fosse necessario, di autorizzare il viaggio in aereo».

Non è difficile fare i conti: vitto e alloggio per i 182 cappellani attualmente in servizio ammontano a poco più di 40mila euro, con il viaggio e l’indennità di missione – più o meno elevata a seconda del grado ricoperto – si superano abbondantemente i 60mila euro. Inezie rispetto a quanto lo Stato spende ogni anno per il mantenimento dell’Ordinariato e dei preti-soldato, circa 17 milioni di euro: 10 milioni per gli stipendi dei cappellani, tutti inquadrati con i gradi militari (l’ordinario ha le stellette e il salario di un generale di corpo d’armata: oltre 9mila e 500 euro lordi al mese; il vicario generale è maggiore generale (8mila euro di stipendio); l’ispettore è brigadiere generale (6mila euro), il vicario episcopale, il cancelliere e l’economo sono colonnelli (fra i 4 e i 5mila euro); il primo cappellano capo è un maggiore (fra i 3 e i 4mila euro); il cappellano capo è capitano (3mila), il cappellano semplice ha il grado di tenente (2mila e 500); e 7 milioni per le pensioni, circa 160, per un importo medio annuo lordo di 43mila euro ad assegno (ma quelle degli alti ufficiali, in tutto 16, sono molto più elevate: l’ordinario militare – attualmente i vescovi castrensi in pensione sono 4: il presidente della Cei Angelo Bagnasco, Giovanni Marra, Giuseppe Mani e Gaetano Bonicelli – percepisce la pensione di un generale di corpo d’armata che, a seconda degli anni di servizio, ammonta fino ad oltre 4mila euro netti al mese), come ha riferito il ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, rispondendo ad una recente interrogazione parlamentare dei Radicali.

Si tratta dunque di spese pubbliche aggiuntive, e per la voce «aggiornamento spirituale». Ma «la formazione è obbligatoria, lo prevede il ministero», spiegano dall’Ordinariato, precisando anche che «la Domus Pacis è la casa più economica che abbiamo trovato». In realtà per il solo vitto e alloggio la struttura costerebbe di meno, ma c’è un sovrapprezzo per l’utilizzo delle sale per le assemblee e i gruppi di studio. «Anche per i cappellani militari, in tema di missione fuori dall’ordinaria sede di servizio, deve trovare applicazione l’articolo 4, comma 98, della legge finanziaria per il 2012 (legge 183/2011), che prevede l’aggregazione per vitto e alloggio presso le strutture militari», nota Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm), fondato nel luglio del 2009 (insieme anche al Radicale Maurizio Turco) «per riportare legalità, trasparenza e democrazia nell’ambito delle forze armate e delle forze di polizia a ordinamento militare». «Presso la cittadella militare della Cecchignola a Roma – prosegue – vi sono numerosi alloggi e ampi spazi di riunione dove i preti con le stellette potrebbero benissimo celebrare il seminario di studio», senza ulteriori spese. «L’Ordinariato è, e rappresenta, un inutile spreco di denaro pubblico se consideriamo che la sua funzione di assistenza spirituale al personale militare potrebbe essere tranquillamente svolta dai comuni preti in servizio presso le tante diocesi sparse nel Paese e all’estero», aggiunge Comellini, riprendendo peraltro una storica proposta di Pax Christi, che da anni chiede la smilitarizzazione dei cappellani (v. Adista Notizie nn. 81/95, 67/97, 81/00, 49/06 e 81/06), e della Chiesa di base (v. Adista Segni Nuovi n. 7/12). Il problema, infatti, è a monte: i cappellani sono militari a tutti gli effetti, stipendiati e mantenuti dalle Forze armate. Resta questo il nodo, tutto ecclesiale, da sciogliere.

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