Un «cattolico marginale». Presentata in Campidoglio l’autobiografia di Giovanni Franzoni

“Adista”
n. 20, 31 maggio 2014

Luca Kocci

«Cattolico marginale» è la formula scelta per definire Giovanni Franzoni, la cui autobiografia è stata presentata a Roma, in Campidoglio, lo scorso 20 maggio (Autobiografia di un cattolico marginale, Rubbettino Editore, 2014, pp. 262, 16€; è possibile acquistarla richiedendola ad Adista: tel. 066868692; e-mail: abbonamenti@adista.it; internet: http://www.adista.it). Una perifrasi dai molteplici significati, perché con l’aggettivo marginale si possono intendere molte cose. Ai margini vive ed opera la «Chiesa di periferia» a cui Franzoni ha scelto di appartenere, ha detto mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma Centro, intervenuto alla presentazione del libro per un saluto iniziale. Marginale significa anche la «volontà di tenersi lontano e di rifiutare il potere», ha aggiunto Raniero La Valle. E stare sul margine può voler dire scegliere di «abitare lungo i confini della società e dell’umanità sofferente», ha sottolineato Francesca Brezzi, docente di Filosofia morale all’università Roma Tre.

Ma marginale Franzoni lo è stato anche perché la Chiesa di Roma, guidata allora dal card. Ugo Poletti, decise di metterlo ai margini, di emarginarlo, per le sue tante scelte politiche di laicità, vicine agli impoveriti e agli oppressi ma lontane dall’istituzione ecclesiastica legata mani e piedi in un abbraccio demoniaco alla Democrazia Cristiana, al grande capitale, ai palazzinari, ai potenti della città. Perché quella di Franzoni e della Comunità di San Paolo – prima dentro e poi fuori della basilica di cui è stato abate – è stata una storia strettamente intrecciata a quella della città di Roma. «Senza Franzoni e la Comunità questa storia sarebbe stata molto diversa», ha ricordato La Valle, protagonista anche lui di tante vicende che videro Franzoni fra gli attori principali, dai “cattolici per il no” al referendum per confermare la legge sul divorzio del 1974, ai cattolici che militavano nel Pci e nella Sinistra indipendente. E Paolo Masini, assessore capitolino ai lavori pubblici e alle periferie della giunta guidata dal sindaco Ignazio Marino, ha affermato che «è un dovere e un onore per Roma Capitale (la nuova denominazione del Comune di Roma, ndr) poter ricordare Franzoni e la Comunità di San Paolo».

Sicuramente quella di Giovanni Franzoni non è stata una storia marginale nel senso di ininfluente. Ma una vicenda che ha profondamente segnato la storia della società e della Chiesa italiana post-conciliare. Il libro – curato da due membri della Comunità cristiana di base di San Paolo, Salvatore Ciccarello e Antonio Guagliumi, che hanno raccolto e poi trascritto il racconto direttamente dalla viva voce di Giovanni Franzoni, arricchendolo con una selezione di documenti straordinari, dalla corrispondenza privata di Franzoni con le zie, agli scambi epistolari con i rappresentanti della gerarchia ecclesiastica che poi lo sospesero a divinis, alle lettere di solidarietà di diversi amici, come i vescovi Michele Pellegrino e Luigi Bettazzi oppure fratel Arturo Paoli – racconta questa storia, intersecando «macrostoria e microstoria». L’infanzia e l’adolescenza a Firenze sotto il fascismo e durante la guerra. Gi studi al Collegio Capranica e alla Gregoriana di Roma. L’ingresso nell’ordine dei Benedettini. Gli anni nell’abbazia di Farfa, il trasferimento a Roma nel 1964 come abate di San Paolo fuori le mura, la partecipazione alle ultime due sessioni del Concilio Vaticano II.

Nella basilica di San Paolo, Franzoni si lascia interrogare dalle contraddizioni della città e di un quartiere popolato e popolare come San Paolo, animato anche dalla convinzione che la vita monastica non significa isolamento dal mondo ma impegno nella storia. Prende forma così una comunità “orizzontale” di laici, donne e uomini, che cominciano a riflettere sul che fare per vivere un Vangelo ancorato alla società e alla città, immergendosi nelle vicende sociali e politiche: l’opposizione alla parata militare del 2 giugno e ai cappellani militari, le manifestazioni contro la guerra in Vietnam, il sostegno all’obiezione di coscienza al servizio militare, le lotte degli operai licenziati della Crespi (una fabbrica di infissi non lontana dalla basilica), l’attenzione agli emarginati e agli esclusi, in particolare i reclusi nell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. A San Paolo si realizza anche quella piena partecipazione dei laici alla vita della Chiesa proclamata dal Concilio e mai compiuta: l’omelia della messa domenicale, celebrata in basilica dall’abate Franzoni, viene preparata il sabato sera in un confronto collettivo e paritario con i laici.

Fascisti e cattolici tradizionalisti protestano – passando anche all’azione con irruzioni durante le assemblee e con scritte contro Franzoni sui muri dei palazzi del quartiere –, i gerarchi ecclesiastici mugugnano e guardano a vista la comunità, ma non trovano elementi per intervenire con delle sanzioni. Fino all’aprile del 1973, a causa di una preghiera dei fedeli contro lo Ior, rigorosamente spontanea, letta da un giovane durante la messa domenicale. Il cerchio di stringe, a Franzoni viene imposto dal Vaticano di censurare preventivamente le preghiere, lui rifiuta e il 12 luglio 1973 si dimette da abate, non prima di aver pubblicato la lettera pastorale La terra è di Dio, che conteneva un severo atto d’accusa contro la speculazione fondiaria ed edilizia portata avanti con il silenzio e la complicità dell’istituzione ecclesiastica e contro gli stretti legami fra Chiesa e poteri economici, all’ombra della Democrazia Cristiana. E fuori dal tempio nasce la Comunità cristiana di Base di San Paolo, che l’anno scorso ha celebrato i suoi 40 anni di esistenza (v. Adista Notizie n. 36/13) vissuti con due obiettivi: desacralizzare e riappropriarsi del Vangelo per incarnarlo nella storia, in piena autonomia e libertà di coscienza.

E la storia continua. Nel referendum del 1974 Franzoni si schiera a favore del divorzio e viene sospeso a divinis. Nel 1976, dopo la sua dichiarazione di voto per il Pci, viene dimesso dallo stato clericale. Poi il referendum sull’aborto e il coinvolgimento in tutte le lotte sociali degli anni ‘80 e ‘90. In tempi più recenti l’opposizione alle guerre in Iraq e Afghanistan, il referendum sulla legge 40 contro l’ordine di astensionismo arrivato dal card. Ruini, il sostegno alle battaglie di Beppino Englaro e Piergiorgio Welby, commemorato a San Paolo mentre Ruini gli aveva negato il funerale religioso. Oggi le attività con i profughi afghani accampati alla stazione Ostiense, nell’indifferenza delle istituzioni capitoline; le storiche battaglie contro il Concordato e i cappellani militari, ma anche i percorsi di fede con il gruppo biblico e il gruppo donne che, seguendo il filone della ricerca teologica e biblica femminista, approfondisce le tematiche riguardanti la condizione delle donne nella Chiesa e nella società.

Un’autobiografia che, chiarisce Franzoni, non è «un’apologia e nemmeno un amarcord  ma una storia in cammino che continua ancora».

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