Vescovi NoTriv. La Conferenza episcopale di Abruzzo e Molise contro le trivelle petrolifere

“Adista”
n. 38, 1 novembre 2014

Luca Kocci

I vescovi dell’Abruzzo e Molise scendono in campo contro i progetti di sfruttamento petrolifero del mare Adriatico e di vaste aree dell’entroterra portati avanti da alcune multinazionali britanniche che, dopo essere stati congelati per la dura opposizione delle popolazioni locali – oltre 40mila abruzzesi manifestarono in piazza a Pescara nell’aprile del 2013 –, ora ricevono il via libera grazie al decreto “sblocca Italia” del governo Renzi (v. Adista Segni Nuovi n. 33/14, Adista Notizie n. 35/14, Adista Documenti n. 36/14).

Si tratta dei programmi “Ombrina mare”, “Ombrina 2”, “Elsa” e “Rospo mare”, delle società londinesi Medoilgas e Rockhopper Exploration, che prevedono una serie di trivellazioni sia nel mare a ridosso della costa sia nell’interno delle due regioni per sfruttare giacimenti petroliferi sulla cui consistenza e qualità ci sono diversi dubbi. Per fare un unico esempio, con il progetto “Ombrina mare” dovrebbe sorgere a 6 km dalla costa – in un’area che il Parlamento italiano nel lontano 2001 individuò come possibile parco nazionale marino – una piattaforma con base 35 per 24 metri, ed un altezza di oltre 43 metri sul livello del mare, l’equivalente di un palazzo di 14-15 piani, collegata a 4-6 pozzi che dovrebbero essere perforati in un periodo di avvio del progetto della durata di 6-9 mesi. Solo in questa fase, denunciano Legambiente e Wwf, verrebbero prodotte oltre 14mila tonnellate di rifiuti, soprattutto fanghi di perforazione. A sua volta la piattaforma sarà collegata ad una gigantesca nave (320 metri di lunghezza per 33 di larghezza e 54 metri di altezza massima) riadattata per diventare una vera e propria raffineria galleggiante, ancorata a 10 km di distanza dalla costa.

«Ampi territori a vocazione turistica, agricola, vitivinicola – denunciano i vescovi abruzzesi e molisani –, saranno definitivamente snaturati da questa “deriva fossile” nonostante in altre regioni, come la Basilicata, interessate da queste estrazioni, non si siano constatati i promessi miglioramenti nell’economia, né nella occupazione». I vescovi della Conferenza episcopale Abruzzo-Moline (Ceam), guidata da mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, esprimono «preoccupazione» e «sconcerto» per le scelte politiche del governo che prevedono «la trasformazione dei nostri territori, dell’Abruzzo ma anche di vaste aree del Molise, in distretto minerario per gli idrocarburi; il riconoscimento, come emerge dal testo del decreto “sblocca Italia”, del carattere strategico praticamente di ogni infrastruttura legata agli idrocarburi; la sottrazione alle Regioni di tutte le procedure di Valutazione di impatto ambientale, per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma, avocate allo Stato».

«La salvaguardia dell’ambiente deve essere al centro di una politica che sia perseguimento del Bene comune e che rifugga da interessi particolari ed egoistici, che possano compromettere il benessere di tutti e la capacità di futuro delle giovani generazioni», ammoniscono i vescovi, che richiamano anche le parole di papa Francesco durante la sua recente visita pastorale in Molise: «Custodire la terra, perché dia frutto senza essere sfruttata. Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il creato», senza soccombere alla «dittatura di un’economia senza volto e senza uno scopo veramente umano».

L’auspicio della Ceam è che «gli organi competenti favoriscano la scelta, già fortunatamente in atto, da parte dei cittadini di uno stile di vita più rispettoso dell’ambiente con l’uso di energie rinnovabili. Pensiamo ad un cambio di prospettiva radicale che richiede l’emergere di una biociviltà, che preferisca la vita al lucro, il bene collettivo ai profitti individuali, la cooperazione alla competizione. Riteniamo necessaria una democrazia “ad alta intensità”. Ossia una democrazia sostanziale, partecipativa e sociale, quanto mai necessaria ad assumere scelte irrimediabilmente gravi tenendo conto della netta contrarietà che la popolazione abruzzese e molisana, e questa Conferenza episcopale, hanno più volte espresso».

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