Bergoglio nomina un suo uomo al posto di Bertone

“il manifesto”
21 dicemembre 2014

Luca Kocci

Esce definitivamente di scena il cardinal Tarcisio Bertone, uomo di punta e di potere durante gli otto anni del pontificato di Joseph Ratzinger. Ieri Bertone ha perso l’ultimo incarico che ancora conservava in Vaticano, quello di camerlengo di Santa romana chiesa (assunto nell’aprile del 2007). Al suo posto papa Francesco ha nominato il cardinale francese Jean-Louis Tauran, il prelato che con voce incerta – è da anni malato di Parkinson – la sera del 13 marzo 2013 annunciò dalla loggia della basilica di san Pietro l’elezione di Bergoglio al soglio pontificio.

Un avvicendamento previsto. Bertone infatti lo scorso 2 dicembre ha compiuto 80 anni, perdendo per norma canonica il diritto ad entrare in conclave per l’elezione del prossimo papa e decadendo da ogni altro incarico di Curia. Anche i suoi predecessori sotto l’era Wojtyla, i cardinali Sebastiano Baggio ed Eduardo Martínez Somalo, furono sostituiti pochi giorni dopo aver compiuto l’ottantesimo compleanno, per cui non è lecito attribuire a Bergoglio alcuna intenzione “punitiva” nei confronti di Bertone. In ogni caso, con questa sostituzione, Bertone non ricopre più alcun incarico operativo nella Santa sede ed è un pensionato a tutti gli effetti. Gli restano una serie di qualifiche da “emerito” e il superattico da 350 metri quadri (o da 700?) all’interno della Città del Vaticano, contro il quale, pochi giorni fa, ha usato parole di fuoco ed espressioni colorite don Antonio Mazzi durante la trasmissione televisiva Lo Schiaffo in onda su Class tv: «Com’è possibile che un cardinale abbia il coraggio di fottersene di tutti e di farsi un appartamento di 700 metri quadrati?», ha chiesto. «Se la Chiesa non diventa povera, non può essere la Chiesa di Cristo. Non si può accettare una ricchezza così schifosa in Vaticano».

Quello di camerlengo è un incarico di poco peso in termini di governo, ma dall’alto valore simbolico. È colui che assume la guida provvisoria della Chiesa e che ha il compito di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa sede nel breve tempo in cui questa è vacante, ovvero tra la morte – o le dimissioni – di un papa e l’elezione di un altro. Tauran, 71 anni, è un diplomatico di lungo corso: ha operato nelle nunziature apostoliche della Repubblica Dominicana e del Libano, prima di essere richiamato da Wojtyla in Vaticano, dove ha lavorato presso il Consiglio degli affari pubblici della Chiesa, poi diventata Sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, il “ministro degli esteri” vaticano. Attualmente è presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e uno dei cardinali di fiducia di Bergoglio all’interno dello Ior: fa parte della Commissione di vigilanza della banca vaticana (unico “sopravvissuto” della precedente gestione, durante la quale fu uno degli oppositori di Bertone, che ne era il presidente) e papa Francesco lo ha scelto anche come componente della Commissione referente – una sorta di commissione di inchiesta – sullo Ior.

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