Papa Francesco: è davvero rivoluzione?

“Il Sismografo”
13 marzo 2015

Luca Kocci

Francesco è davvero un papa rivoluzionario?

Nel significato letterale del termine no. Nessuna rivoluzione, intesa come sovvertimento delle strutture, è in atto nella Chiesa cattolica, nonostante le previsioni e gli entusiasmi di molti organi di stampa. Ma questo non vuol dire che non sia in corso un significativo cambio di marcia e, parzialmente, di direzione del cammino della Chiesa, che invece c’è.

Il tratto più rilevante di questa nuova fase è lo spostamento dell’attenzione e delle priorità. In estrema sintesi: dalla dottrina alla pastorale. Questo non non significa che la dottrina sia stata modificata. Essa resta salda al proprio posto, semmai sono stati alleggeriti o eliminati i toni e gli accenti da perenne crociata in difesa dei «princìpi non negoziabili» a cui ci avevano abituati i precedenti pontificati. Tuttavia è evidente che Francesco, nelle parole e nei gesti pubblici, sia più attento alla pastorale che alla dottrina.

A questo punto si pone un problema che riguarda in maniera specifica il tema delle riforme: non pare possibile aggiornare profondamente la pastorale senza intervenire anche sulla dottrina (che non sono i dogmi di fede). Si è ben visto durante il cammino fin qui percorso del Sinodo sulla famiglia, in particolare durante l’assemblea straordinaria dei vescovi dello scorso mese di ottobre che ha dibattuto, fra l’altro, sulle questioni dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati e delle coppie omosessuali, sulle quali, a metà assemblea, si erano registrate significative aperture (vedi la Relatio post disceptationem), poi ridimesionate alla fine, con la Relatio Synodi.

Sul tema dei divorziati risposati – che perlatro aveva egemonizzato il dibattito pre-sinodale –, nella prima formulazione si faceva presente l’eventualità di consentire l’accesso ai sacramenti «preceduto da un cammino penitenziale», sebbene come «possibilità non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso»; nella relazione finale questa strada è stata ricondotta a tema da «approfondire».

Sulle coppie omosessuali, l’arretramento è stato ancora più netto. Nel documento di metà assemblea, con una certa dose di coraggio rispetto alle posizioni tradizionali, si diceva che, «senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner» e dei «bambini». Affermazioni stravolte nella relazione finale: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione». Scompare la coppia – questo era l’elemento di novità –, restano i singoli, che vanno al massimo «accolti con rispetto». Esattamente quello che il magistero già prevede (infatti la frase della Relatio Synodi era tratta da un documento del 2003 della Congregazione per la dottrina della fede allora guidata dal card. Ratzinger). Ancora sul tema dell’omosessualità, si può fare riferimento ad una delle affermazioni già rese “storiche” di papa Bergoglio, espressa sull’aereo che dal Brasile lo stava riportando in Italia, al termine della Giornata mondiale della gioventù del luglio 2013: «Chi sono io per giudicare un gay?». Verrebbe immediatamente da chiedere: ma se una coppia omosessuale chiedesse al papa – o ad un prete qualsiasi – di benedire la propria unione, quale sarebbe la risposta? Ovviamente che non è possibile, magari accompagnata da un invito alla continenza.

Rivoluzionare la prassi pastorale senza modificare la dottrina, quindi, non si può. L’unica via di uscita – e pare essere la strada percorsa dal papa, almeno fino ad oggi – è quella di fare appello alla misericordia dei pastori, distinguendo caso per caso. Una soluzione però che lascerebbe molte, troppe, zone d’ombra. Se non vere e proprie zone e grigie.

Il cammino è ancora lungo. Si vedrà quale strada prenderà Francesco. Una, già tracciata, viene indicata da molti gruppi e movimenti della Chiesa di base: la convocazione di un nuovo Concilio ecumenico, unico luogo dove discutere e forse dirimere i tanti nodi irrisolti. Questo sarebbe un atto davvero rivoluzionario.

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