Accordo con la Marina: avanti tutta. I presidenti Agesci rispondono alla base scout

“Adista”
n. 12, 28 marzo 2015

Luca Kocci

Chiamati direttamente in causa da centinaia di capi scout perplessi e critici nei confronti della decisione di siglare un accordo di collaborazione con la Marina militare per promuovere insieme progetti educativi ambientali (v. Adista Notizie n. 9/15), i presidenti dell’Agesci (l’associazione degli scout cattolici italiani) Marilina Laforgia e Matteo Spanò rispondono agli interrogativi e ai rilievi che erano stati mossi loro in una lettera aperta firmata da oltre 600 persone, per più della metà capi scout (v. Adista Notizie n. 11/15), difendono il patto siglato con la Marina e contestato da parte della base. La lettera è stata inviata anche alla rivista dell’Agesci Proposta educativa, che però non l’ha pubblicata, come del resto non l’ha pubblicata il sito internet dell’Agesci.

La linea dell’Agesci su temi quali «la pace e la non violenza» non cambia, restano «valori cardine della nostra associazione», affermano i presidenti. Agesci e Marina militare – spiegano – non condividono gli stessi ideali, ma è un errore «dividere il mondo fra buoni e cattivi», per cui è possibile «fare un tratto di strada insieme» con chi comunque «è al servizio della collettività». Quindi, è la conclusione, sull’accordo di collaborazione, l’Agesci tira dritto.

Riconosciamo che «l’espressione “colleganza ideale fra Marina militare ed Agesci” (presente nel protocollo d’intesa, ndr) può essere poco condivisibile se la si isola dal contesto dell’accordo», spiegano i presidenti, che giustificano l’inserimento delle parole perché «occorre essere disponibili ad accogliere sensibilità e linguaggi dell’altra parte». «È abbastanza evidente che la disciplina militare ha ben poco in comune con un metodo educativo che vuol formare donne e uomini responsabili delle loro azioni nelle scelte piccole e grandi della propria vita». Ma, aggiungono, bisogna fare attenzione a «non costruire steccati e vedere il mondo in bianco e nero». E poi è «fuori luogo» definire – come hanno fatto i 600 scout che hanno firmato la lettera che critica l’accordo – la Marina militare come «forza impegnata in azioni di guerra offensiva», perché se così fosse, «la Marina si collocherebbe fuori della Costituzione. Preferiamo, piuttosto, ricordare che in questo momento la Marina è una delle poche strutture organizzate dello Stato che opera concretamente per salvare la vita di migliaia di migranti e per individuare e fermare, anche con l’uso della forza, chi fa contrabbando di esseri umani». Insomma una Forza armata, ma di pace, come del resto sono state definite le missioni militari che negli anni hanno portato le Forze armate italiane – Marina compresa – in Afghanistan e in Iraq ad “esportare la democrazia”. E comunque, precisano Laforgia e Spanò, siccome l’accordo «declina questa ipotesi di “colleganza” con riferimenti, ad esempio, ai principi di solidarietà e di tutela dell’ambiente, della cui adesione la Marina, innegabilmente, dà prova con azioni concrete», non c’è contraddizione con lo spirito scout. Anzi, ipotizzano, si potrebbe sottoscrivere un accordo anche con gli Alpini, dai quali «non avremmo difficoltà ad accettare lezioni sulla progressione e l’arrampicata in montagna». «Siamo convinti – si conclude la lettera dei presidenti Agesci – che far crescere una cultura della pace significhi anche non dividere il mondo fra buoni e cattivi, fra amici e nemici. Significa riconoscere la complessità del mondo, ricercare gli elementi di condivisione, privilegiare ciò che unisce piuttosto che ciò che divide. Detestiamo le armi e non amiamo le divise militari: ma chi veste una divisa e rappresenta lo Stato non è un nostro nemico; è una persona che è al servizio della collettività. È a questa posizione di servizio che ci interessa guardare».

Tuttavia, al di là delle affermazioni di principio («pace e non violenza valori cardine della nostra associazione»), delle spiegazioni tecniche (l’accordo riguarda progetti ambientali) e delle difese di ufficio della Marina militare (forza di pace, non di guerra), i presidenti non rispondono alle questioni fondamentali poste dalla lettera dei 600: quali sono i motivi educativi alla base della scelta di sottoscrivere un patto di collaborazione con una Forza armata? Perché «il percorso che ha portato a questa firma» non è stato «condiviso in alcun modo con le strutture democratiche dell’associazione»? Il dibattito fra gli scout – e non tutti sono contrari all’accordo, va detto – prosegue sui social network (diversi profili Facebook, alcuni blog personali). E proseguirà anche dentro l’associazione, in attesa del Consiglio generale in programma a maggio, quando l’opposizione tenterà di riaprire la questione.

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