Fuori la ‘ndrangheta dalle feste patronali. Due diocesi calabre regolano le processioni

“Adista”
n. 12, 28 marzo 2015

Luca Kocci

Fuori i mafiosi dalle processioni religiose. Dopo gli “inchini” delle statue della Madonna e dei santi sotto le case dei boss, dopo l’annullamento e la sospensione delle processioni in alcuni paesi e dopo la pubblicazione della Nota pastorale sulla ‘ndrangheta, “Testimoniare la verità del Vangelo”, pubblicata dalla Conferenza episcopale calabra lo scorso 25 dicembre (v. Adista Notizie n. 2/15), alcune diocesi calabresi passano all’azione – anche perché la Nota regionale non conteneva indicazioni operative, rimandando ad un successivo prossimo Direttorio dei vescovi «su aspetti della celebrazione dei sacramenti e della pietà popolare» – ed emanano dei regolamenti per l’organizzazione e lo svolgimento delle processioni religiose che, se applicati con rigore dai parroci, dovrebbero evitare infiltrazioni da parte dei clan di ‘ndrangheta, i quali utilizzano queste occasioni di devozione popolare per riaffermare visibilità, consenso, prestigio e dominio sul territorio: portando loro stessi le statue della madonna e dei santi, imponendo soste e “inchini” in punti strategici, applicando il pizzo alle bancarelle degli ambulanti della festa (v. Adista Notizie Adista n. 23/08; 65/11; 4/12).

Oppido Mamertina: processioni senza “inchini”

Nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi (Rc), la scorsa estate, a Tresilico, in seguito all’inchino della statua della Madonna delle Grazie sotto la casa di un boss (v. Adista Notizie n. 31/14), il vescovo, mons. Francesco Milito, decise di sospendere le processioni. Ora lo stesso vescovo, anche perché la Pasqua si avvicina – e con essa le grandi processioni, a cominciare da quella popolarissima dell’Affruntata, in cui viene rievocato l’incontro fra Gesù risorto e Maria –, annulla il divieto, accompagnandolo però da una “Guida per le celebrazioni, i pii esercizi e le processioni della Settimana santa” che, oltre alle indicazioni di carattere teologico, liturgico e pastorale, contiene norme pratiche anti-infiltrazioni. Si precisa che «è severamente proibita ogni forma di raccolta di denaro», che «il percorso delle processione e le eventuali soste» devono essere «precedentemente programmate dal parroco insieme al Consiglio pastorale parrocchiale» (per evitare gli “inchini”) e che i «portatori delle statue» devono essere scelti «tra i fedeli di provata testimonianza cristiana che abitualmente frequentano i sacramenti, la messa domenicale nonché la vita della comunità parrocchiale».

Mileto: nessun mafioso in processione

Ancora più ampio e dettagliato – e soprattutto di carattere generale, perché non limitato alla Settimana di Pasqua ma valido «ad experimentum» per tre anni – il “Regolamento diocesano per le processioni” firmato dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, che già in passato si è trovato coinvolto in vicende di infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle processioni: nel 2010 fu proprio il vescovo, in occasione della processione dell’Affruntata a Sant’Onofrio (Vv), a bloccare il fercolo della Madonna e del Cristo risorto in chiesa, imponendo una più rigida selezione dei “portantini” (l’irritazione della locale ‘ndrina si manifestò pochi giorni dopo, con diversi colpi di proiettile sulla porta del priore della confraternita del santissimo Rosario, organizzatore della festa); nella Pasqua 2014, invece, la stessa processione dell’Affruntata di Sant’Onofrio venne annullata da mons. Renzo, perché il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Vibo, riscontrate infiltrazioni dei clan, aveva stabilito che le statue fossero portate da alcuni volontari della Protezione civili; e la scorsa estate fu cancellata la processione della Madonna del Carmine di Vibo dopo che ancora il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica aveva sollevato osservazioni su alcuni portatori della statua che, secondo i rapporti delle forze dell’ordine, erano vicini ad una cosca di ‘ndrangheta.

Con il nuovo Regolamento queste situazioni non dovrebbero più verificarsi. È infatti scritto che «l’itinerario ed eventuali soste devono essere preventivamente stabiliti dal parroco e dal Consiglio pastorale» e che «i portatori delle statue siano prevalentemente fedeli che vivono con assiduità la vita della parrocchia». E, per ulteriore chiarezza, è precisato che «non sono ammessi a questo compito persone aderenti ad associazioni condannate dalla Chiesa, che siano sotto processo in corso per associazione mafiosa o che siano incorse in condanna per mafia, senza prima aver dato segni pubblici di pentimento e di ravvedimento». Inoltre «è tassativamente vietata ogni forma di “incanto” o riffa per poter portare le statue», «raccogliere denaro con cassette o attaccandolo a drappi o stesse sacre immagini», «girare o sostare con le sacre immagini davanti a case o persone, tranne che si tratti di ospedali, case di cura, ammalati».

Un capitolo è dedicato alla processione dell’Affruntata. I fedeli, è scritto nel Regolamento, «non si lascino espropriare di ciò che appartiene al loro patrimonio religioso più genuino, lasciandolo in mano a gente senza scrupolo, che non ha nulla di cristiano ed anzi persegue una “religione capovolta”, offensiva del vero cristianesimo popolare. I pastori siano più coraggiosi e uniti per dare segni nuovi di presenza e di speranza al popolo di Dio. Occorrono segnali concreti di “rottura” da certi andazzi impropri». Agli aderenti alle Confraternite che curano tradizionalmente le Affruntate è chiesto di rinunciare «a certi pretesi privilegi» e di collaborare con i parroci «nell’eseguire scrupolosamente tutte le direttive diocesane in materia». E sui portatori delle statue, ribaditi i divieti validi per tutte le processioni, le regole sono ancora più rigide: la scelta sia fatta «per estrazione» pubblica (la Domenica delle Palme) su un elenco di prenotati che hanno risposto ad un «pubblico avviso affisso in chiesa all’inizio della Quaresima»; «non è consentito iscriversi nel servizio di portare le statue a persone estranee alla comunità parrocchiale»; non è consentito ad altri sostituirsi agli estratti durante il percorso».

Guide e Regolamenti estremamente dettagliati che da un lato dimostrano quanto il livello di infiltrazione sia pervasivo e tentacolare, dall’altro evidenziano “buone pratiche” che potrebbero essere fatte proprie da altre diocesi, anche al di fuori della Calabria

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