“Adista”
n. 13, 4 aprile 2015
Luca Kocci
È morto lo scorso 21 marzo all’età di 82 anni, dopo una lunga e faticosa malattia, mons. Giuseppe Pasini, direttore nazionale della Caritas italiana dal 1986 al 1996. Per una singolare coincidenza, Pasini è morto lo stesso giorno di mons. Giovanni Nervo, fondatore e suo predecessore alla guida della Caritas, deceduto il 21 marzo di due anni fa (v. Adista Notizie n. 13/13). Con Pasini e Nervo – e, a livello locale, anche con mons. Luigi Di Liegro, direttore della Caritas di Roma, morto nel 1997 (v. Adista Documenti n. 74/97) – sono così scomparsi tutti gli “inventori” della Caritas e coloro che le hanno dato quella fisionomia di organismo pastorale non meramente assistenziale e caritatevole ma anche “politico”, nel senso più alto del termine, ovvero impegnato sul fronte della solidarietà, della profezia e della giustizia, con la denuncia delle cause più profonde della povertà. E se Nervo è stato il “padre” della Caritas, Pasini è stato il direttore che ne ha animato lo sviluppo a livello diocesano e parrocchiale.
Nato a Piove di Sacco (Pd) il 26 dicembre 1932, Pasini viene ordinato prete nel 1956 ed inizia a lavorare come coadiutore nella parrocchia di San Daniele a Padova, insegnando contemporaneamente religione cattolica all’Istituto Calvi. Dal settembre 1963 al settembre 1967 è animatore pastorale nella nascente zona industriale di Padova (che conta 300 aziende ed oltre 7mila operai) mentre insegna Dottrina sociale della Chiesa alla Scuola superiore di servizio sociale di Padova, fondata del 1951 da mons. Nervo, con cui intrattiene un’amicizia e una collaborazione che durerà tutta la vita. Nel 1967, e fino al 1971, è a Roma come vice assistente nazionale delle Acli (assistente nazionale è mons. Cesare Pagani), negli anni della “svolta socialista” delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, durante le presidenze di Livio Labor (1961-1969) e di Emilio Gabaglio (1969-1973), poi sconfessata da Paolo VI e ridimensionata dallo stesso Gabaglio.
Nel 1972 – frattanto si era laureato anche in Scienze politiche all’Università “La Sapienza” di Roma – mons. Nervo lo vuole accanto a sé nei primi passi che sta muovendo la neonata Caritas italiana: Nervo ne è il direttore e Pasini il responsabile del settore “Studi, formazione e documentazione” che guiderà fino al 1986, anno in cui prenderà il posto di Nervo alla direzione della Caritas (v. Adista Notizie n. 25/86) fino al 1996, per due quinquenni consecutivi. Sono questi gli anni in cui la Caritas si consolida e si dà una forte connotazione educativa e sociale – anche a livello internazionale – coniugando solidarietà e giustizia, promozione umana e denuncia delle ingiustizie e delle cause della povertà, interloquendo dialetticamente, spesso anche con severi richiami, con una politica cieca e sorda ai bisogni degli emarginati. Un ruolo profetico che, terminata la direzione Pasini, verrà progressivamente ridimensionato dagli interventi del card. Camillo Ruini, in qualità di presidente della Conferenza episcopale italiana, il quale – senza più gli “ostacoli” posti da personalità forti come appunto quella di Pasini (che tentò invano di liquidare già alla scadenza del primo mandato, nel 1991, v. Adista Notizie nn. 76, 83 e 87/90) e Di Liegro – ridisegnerà una Caritas impegnata quasi esclusivamente sul fronte assistenziale e totalmente succube alla Cei (v. Adista Notizie n. 27/98).
Lasciata la Caritas, nel 1997 mons. Pasini segue ancora le orme di Nervo, prendendo il suo posto alla presidenza della Fondazione “Emanuela Zancan” di Padova, un centro di studio, ricerca e formazione nel settore delle politiche sociali e dei servizi sociali e sanitari che i due – Nervo e Pasini –, insieme ad altri docenti della Scuola superiore di servizio sociale, avevano fondato nel 1964 e che Pasini guiderà fino alla morte.
«Ringraziamo il Signore per il dono di un testimone di fede limpido e coerente fino all’ultimo giorno come don Giuseppe Pasini, apostolo di una carità aperta a tutti ma preferenziale verso i poveri, sempre impegnata a promuovere la giustizia e a liberare i poveri dalla dipendenza altrui», il commento della Caritas italiana alla notizia della morte di mons. Pasini. E Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli: «Un grande testimone ed artefice di giustizia e di carità a cui la Chiesa e la società italiana devono molto. Raccogliere l’eredità ed onorare mons. Pasini significa continuare l’impegno nella lotta alle povertà e per la riduzione delle disuguaglianze per una società dove tutti possano sentirsi fratelli e nessuno escluso».