Quello che il Sinodo non ha ancora detto. Il contributo di Noi Siamo Chiesa

“Adista”
n. 17, 9 maggio 2015

Luca Kocci

Anche Noi Siamo Chiesa partecipa alla consultazione in vista della fase due del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, che si concluderà nel prossimo mese di ottobre con l’assemblea ordinaria dei vescovi.

Un documento elaborato dalla sezione italiana del movimento internazionale è stato inviato alla Segreteria generale del Sinodo lo scorso 15 aprile, termine ultimo per far arrivare in Vaticano i propri contributi. Stavolta però Noi Siamo Chiesa non risponde alle 46 domande del nuovo questionario predisposto dalla Segreteria e allegato ai Lineamenta (v. Adista Notizie n. 45/14) come aveva fatto la prima volta in occasione dell’assemblea straordinaria dell’ottobre 2014 (v. Adista Notizie n. 1/14), ma propone una serie di riflessioni su quello di cui il Sinodo dovrebbe parlare e di cui non ha ancora parlato.

Quello che il Sinodo non dice

A cominciare dalla «attenzione alle situazioni economiche e sociali che condizionano la famiglia (lavoro, casa, emigrazione….)», appena accennate nella Relatio Synodi. Queste condizioni, si legge nel documento di Noi Siamo Chiesa, «mettono in difficoltà la tenuta della convivenza famigliare e della coppia», i vescovi dovrebbero parlarne «di più» e «additare le responsabilità individuali e politiche», soprattutto per quanto riguarda l’Italia, «dove non esiste una vera politica famigliare, nonostante la presenza determinante da decenni al governo nazionale e ai governi locali di cattolici dichiarati».

Poi le «dinamiche famigliari» nel loro complesso, ovvero non solo quelle che riguardano la coppia, «ma anche il rapporto educativo tra genitori e figli e poi quello tra figli e genitori»: «Situazioni di autoritarismo e, per un altro verso, di lassismo e di disimpegno dai propri doveri – si legge – sono ancora troppo frequenti». In questo capitolo rientra anche «la condizione della donna, la sua piena dignità e il suo ruolo», che «sono sempre su un piano scivoloso e inclinato, dove ogni miglioramento è sempre a rischio di arretramento, e violenze, esplicite o indirette, nei suoi confronti sono sempre all’ordine del giorno. È necessario definire un’etica della convivenza famigliare in cui gli affetti, i conflitti e le solidarietà abbiano come riferimento l’Evangelo. Chi ha pratica della pastorale quotidiana nelle nostre comunità cristiane sa quanta sia la rilevanza di queste situazioni. Il Sinodo di tutto ciò si è ben poco occupato. Tutto resterà come prima?».

Infine è necessaria una maggiore riflessione sulla famiglia «come emerge dalla predicazione di Gesù» e «sulla stessa famiglia di Gesù come è presentata negli Evangeli». «La famiglia e il matrimonio non sono al centro dell’Evangelo – prosegue il documento – e, in ogni caso, il messaggio sulla famiglia che vi è contenuto non è interpretabile solo da chi vi vede principi e forme immutabili». Pertanto si dovrebbe «avere perlomeno più prudenza nell’esprimere opinioni ultimative su “verità di fede” contenute nel Vangelo che impedirebbero qualsiasi modifica della dottrina e della pastorale. Perché nel passato queste “verità” erano abbastanza diverse? Ci sembra invece opportuno che il Sinodo apra a sperimentazioni che permettano maggiore elasticità nella pastorale per tenere conto delle culture locali, avendo molta attenzione allo spirito del messaggio evangelico e molto meno a forme che da esso si pretende di dedurre».

Divorziati, contraccezione, omosessuali: non si può restare fermi

Sulle questioni più dibattute – soprattutto l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, la contraccezione e le coppie omosessuali – Noi Siamo Chiesa ribadisce le proprie posizioni.

Sui divorziati risposati ci sembra che «la strada da percorrere, senza indugi o mediazioni pasticciate, sia quella legata all’attuazione del canone 8 del Concilio di Nicea» (il primo concilio ecumenico), ovvero quella «di ammettere all’Eucaristia, dopo un percorso penitenziale qualora ce ne siano le condizioni, le coppie divorziate e risposate civilmente, ammettendo le loro nuove nozze in Chiesa». Le dichiarazioni di nullità del matrimonio – che per alcuni settori più conservatori dell’episcopato e del mondo cattolico sarebbe la “quadratura del cerchio”: consentire l’accesso ai sacramenti senza intaccare la dottrina – siano «limitate a situazioni evidenti (per esempio costrizione della volontà, frequente soprattutto in alcune situazioni locali) senza ipocrite sentenze o procedure lunghe e costose». E in ogni caso il Sinodo affermi che per ogni divorziato risposato valga «il criterio della libertà di coscienza nel caso egli desideri ricevere l’Eucaristia, senza che ciò significhi alcuna censura, diretta o indiretta, da parte della comunità cristiana di cui fa parte».

Sul tema della contraccezione – archiviato nella Relatio Synodi rilanciando senza se e senza ma l’enclica Humanae Vitae – la posizione di Noi Siamo Chiesa è netta: si deve prendere atto «della decadenza di questo magistero per assenza di receptio, fin dall’inizio, da parte del Popolo di Dio. L’insistere a ricordare la Humanae Vitae, per una errata volontà di affermare a ogni costo l’inerranza e la continuità del magistero, fa perdere credibilità ai nuovi contenuti che il Sinodo potrebbe proporre. Se i vescovi non se la sentono ancora, dopo 46 anni, di riconoscere esplicitamente l’errore contenuto in questa enciclica, almeno passi la linea del silenzio consistente nel non parlarne più a Roma e nelle Chiese locali. Tutti capirebbero e ci sarà poi l’occasione per ripercorrere questa vicenda in un futuro neanche troppo lontano».

Infine le persone e le coppie omosessuali, argomento su cui si è evidenziato un «evidente e deludente» passo indietro tra la Relatio post disceptationem e la conclusiva Relatio Synodi. Ormai, si legge del documento di Noi Siamo Chiesa, anche all’interno della comunità ecclesiale si è assunta la consapevolezza, «come conseguenza di una conoscenza più approfondita della sessualità, che l’omosessualità è una variante prevista dalla natura, la quale non è né statica né univoca. Le persone omosessuali sono fratelli e sorelle che possono stabilire rapporti di coppia che la comunità cristiana deve riconoscere e accettare. La cultura del nascondimento di queste situazioni o della discriminazione, ancora diffusa, nei confronti delle coppie omo non è evangelica. Il Sinodo prenda atto della riflessione e della pratica degli omosessuali che sono cristiani e che vivono, anche nella loro condizione di coppia, la vita di fede».

La speranza di un cambio di direzione

Ribaditi gli elementi critici «sulla composizione dell’assemblea e sui suoi limiti strutturali nel rappresentare la voce del Popolo di Dio» («ci vorrebbe una maggiore presenza di donne, di coppie e di altri soggetti coinvolti sull’universo delle questioni in discussione» piuttosto che «un’assemblea di uomini celibi e anziani», chiede Noi Siamo Chiesa) e riconfermate le perplessità sulla gestione del dibattito presinodale da parte della Conferenza episcopale italiana («il momento della riflessione sulle questioni proposte si ferma alle parrocchie e agli incontri di base», «poi tutto si incanala in un percorso gerarchico, a filtri successivi, verso le diocesi e poi verso la Cei, nulla viene comunicato sulle caratteristiche e sui contenuti di questa consultazione che dovrebbe essersi già conclusa»), Noi Siamo Chiesa guarda con favore il nuovo metodo inaugurato da papa Francesco «di porre problemi da discutere, di cercare di guardare la realtà che è spesso lontana dalle predicatorie litanie tradizionali sulla famiglia del nostro mondo ecclesiastico». E spera in un esito positivo, di direzione di un reale aggiornamento della dottrina e della prassi pastorale, in linea con il Vangelo di Gesù: «Il clima di apertura del pontificato di Francesco – conclude il documento di Noi Siamo Chiesa – dovrebbe portare il prossimo Sinodo a non avere paura di dare risposte nuove ed evangeliche nella dottrina e nella pastorale. Con l’aiuto dello Spirito Santo il Popolo di Dio potrà essere protagonista di una ripresa dello spirito del Concilio per la riforma della Chiesa su questioni centrali per la vita cristiana».

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