La fitta agenda latinoamericana di Bergoglio

“il manifesto”
10 maggio 2015

Luca Kocci

Oggi Raúl Castro arriva in Vaticano per incontrare papa Francesco. Un colloquio privato con cui si apre per Bergoglio una finestra americana che lo vedrà impegnato oltreoceano a più riprese almeno fino a settembre.

Dopo l’incontro con il presidente cubano, è in programma, dal 5 al 12 luglio, un viaggio pastorale che porterà il pontefice in Ecuador, Bolivia e Paraguay. Quindi a fine settembre Francesco ricambierà la visita di Castro andando a Cuba, prima di volare negli Stati Uniti, dove parlerà al Congresso, all’Onu e visiterà Washington, New York e Philadelphia, per concludere l’incontro mondiale delle famiglie. E già si parla di un nuovo viaggio, nel 2016, in Colombia, Argentina, Uruguay e Cile.

L’agenda latinoamericana di Bergoglio è fitta, a cominciare dalle questioni cubane, che verranno affrontate già del colloquio di oggi con Raúl Castro, durante il quale verranno delineate con maggior precisione le tappe del viaggio a Cuba (incontrerà anche Fidel?). I temi caldi sono però altri, come ha spiegato il card. Stella, prefetto della Congregazione per il clero – e nunzio apostolico a Cuba negli anni ‘90, anche durante il viaggio di papa Wojtyla –, inviato in avanscoperta a L’Avana a fine aprile: la restituzione dei beni confiscati dopo la Rivoluzione; la riparazione e la costruzione di nuove chiese; l’accesso ai mezzi di informazione, a partire dai media digitali. Punti su cui la Chiesa cubana spinge da tempo e che, dopo la visita di papa Francesco, diventeranno ancora più incalzanti. C’è poi il grande tema del riavvicinamento con gli Usa, sul quale la mediazione della Chiesa, e in particolare di Bergoglio, ha giocato un ruolo fondamentale.

Ma l’agenda americana di papa Francesco è ampia. Un sommario dei temi sociali cari a Bergoglio è stato tracciato dallo stesso pontefice un mese fa, nel messaggio che ha inviato, tramite il segretario di Stato, card. Parolin, al VII Vertice delle Americhe, che si è svolto a Panama il 10-11 aprile: la «inequità» – neologismo coniato dal papa e più volte usato durante il pontificato –, ovvero «l’ingiusta distribuzione delle ricchezze e delle risorse»; i «beni di prima necessità» («la terra, il lavoro e la casa») e i «servizi pubblici» («la salute, l’educazione, la sicurezza, l’ambiente»), «dai quali nessun essere umano dovrebbe rimanere escluso»; l’aumento del divario «tra ricchi e poveri», con il fallimento della teoria del «gocciolamento» o della «ricaduta favorevole», secondo cui i poveri dovrebbero accontentarsi di raccogliere «le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi»; l’immigrazione. Questioni sociali che Bergoglio rilancerà nelle trasferte americane dei prossimi mesi, tanto più che in Bolivia, il 9 luglio, prenderà parte al secondo Incontro mondiale dei movimenti popolari, dopo quello che si è tenuto in Vaticano ad ottobre.

Ci sono poi i temi ecclesiali, più spinosi. Al primo posto la questione degli abusi sessuali compiuti da preti e religiosi: un appello delle vittime al papa a fare chiarezza e a consegnare alla giustizia preti e vescovi che hanno commesso e coperto abusi è arrivato poche settimane fa dal Messico, mentre ci sono forti polemiche per la recente nomina (da parte di Francesco) a vescovo di Osorno (Cile) di mons. Juan Barros Madrid, ritenuto responsabile di aver protetto un prete colpevole di abusi su minori. Sullo sfondo il netto calo del cattolici in America latina, passati – secondo uno studio del Pew research center in 18 Paesi del continente – da oltre il 90% dei primi anni ’70 al 69% di oggi. Papa Francesco servirà allora, forse, anche a rianimare i cattolici in uscita.

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