Lanciano: vescovo in piazza contro le trivelle nell’Adriatico

“Adista”
n. 19, 23 maggio 2015

Luca Kocci

L’arcidiocesi di Lanciano-Ortona scende in piazza, il 23 maggio, contro le trivelle petrolifere che devastano il mare e l’ambiente. Lo annuncia in una nota don Carmine Miccoli, responsabile diocesano della Pastorale sociale.

Già in passato «la Chiesa locale ha espresso la sua viva preoccupazione riguardo al riproporsi di progetti di sfruttamento petrolifero previsti in vaste aree dei nostri territori e delle nostre coste», in particolare i progetti “Ombrina Mare 2” ed “Elsa 2”, entrambi al largo della Costa dei Trabocchi, scrive don Miccoli. Ad ottobre furono infatti tutti i vescovi della Conferenza episcopale di Abruzzo e Molise a prendere la parola contro i programmi di sfruttamento petrolifero del mare Adriatico e di vaste aree dell’entroterra (v. Adista Notizie n. 38/14), portati avanti da alcune multinazionali britanniche, i quali, dopo essere stati congelati per la dura opposizione delle popolazioni locali, hanno poi ricevuto il via libera grazie al decreto “Sblocca Italia” del governo Renzi (v. Adista Segni Nuovi n. 33/14, Adista Notizie n. 35/14 e Adista Documenti n. 36/14).

Ora – anche in vista della manifestazione nazionale del 23 maggio – l’arcidiocesi di Lanciano, città che ospiterà l’iniziativa, rilancia la mobilitazione, «raccogliendo l’accorato appello di tante persone, donne e uomini che hanno a cuore la salvaguardia del Creato di cui siamo stati costituiti custodi». Spiega il responsabile diocesano della Pastorale sociale: «A coloro che si stanno impegnando per il bene comune e per la salvaguardia del Creato, del presente e del futuro dell’Abruzzo, dell’Adriatico e di tutte le nostre terre, credenti e non credenti, esprimo, tramite il mio ufficio, la vicinanza della Chiesa e dei suoi pastori. Saremo insieme a coloro che parteciperanno a quest’evento, espressione di democrazia reale e di amore responsabile per i luoghi di cui siamo custodi, augurandoci di essere esempio vivo di come contrastare non solo un’economia che uccide la vita e il futuro, ma anche di una politica che ha smarrito il suo interesse per il bene comune e per la costruzione di un ordine sociale fondato sulla giustizia e la pace». Risuonano le parole che papa Francesco ha rivolto alle Chiese di Abruzzo e Molise nella sua visita del 5 luglio 2014: «Custodire la terra, perché dia frutto senza essere sfruttata. Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il Creato».

«Auspico che al più presto la politica tutta, dal Parlamento nazionale fino ai Consigli comunali – conclude don Miccoli –, realizzi la necessaria svolta per rimettere la difesa della vita umana e dell’ambiente al centro del proprio agire, perché coloro che hanno a cuore il bene comune s’impegnino a difendere questa meravigliosa terra che è la Costa Teatina, con tutti gli uomini, le donne e gli esseri viventi che vi abitano. A tutti chiedo di impegnarsi per fermare ogni progetto, non solo petrolifero, di sfruttamento selvaggio dell’ambiente naturale. Tale compito si impone soprattutto a coloro che, dicendosi credenti, hanno il dovere di tutelare ad ogni costo il valore della vita, la dignità della persona in tutte le sue dimensioni, la promozione della giustizia e della pace, la solidarietà e la difesa dei più poveri, perché partecipino in maniera consapevole e solidale alla costruzione di un mondo sempre più somigliante al “sogno di Dio” per le sue creature».

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