Il papa in visita ai valdesi. Inizio di «una nuova stagione ecumenica». Intervista al moderatore della Tavola valdese

Adista
21 giugno 2015

Luca Kocci
«Diremo insieme una preghiera in comune, la versione ecumenica del Padre nostro, come fanno i cristiani quando si incontrano. Ci ascolteremo, ci scambieremo dei doni, e canteremo insieme. Sarà un incontro all’insegna della sobrietà e della fraternità ecumenica che negli ultimi due anni abbiamo visto crescere e rafforzarsi. Sobrietà e fraternità, del resto, sono tipiche della tradizione valdese ma anche dello stile di questo papa, che con il suo gesto conferma l’avvio di una nuova stagione ecumenica».

Così il pastore Eugenio Bernardini, da tre anni moderatore della Tavola valdese, organo esecutivo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, presenta l’incontro e la visita che domani, lunedì 22 giugno, papa Francesco farà al tempio valdese di corso Vittorio Emanuele II a Torino, durante la sua due giorni nel capoluogo piemontese, cominciata oggi, domenica 21, con la preghiera davanti alla Sindone e la messa in piazza insieme al vescovo della città, mons. Cesare Nosiglia. «Un luogo particolarmente significativo – spiega Bernardini –, perché si tratta di un tempio costruito nel 1853, cinque anni dopo il primo riconoscimento dei diritti civili e politici ai valdesi da parte di Carlo Alberto, in una città che sarebbe diventata la prima capitale del nuovo Stato unitario».

Sarà la “prima volta” di un pontefice cattolico in una chiesa valdese da quando i valdesi, la più antica minoranza cristiana del nostro Paese, sono presenti in Italia, ovvero 800 anni. Unica comunità cristiana perseguitata in due momenti diversi della storia – la prima nel XII-XIII secolo quando il mercante lionese Pietro Valdo fondò una comunità povera ed evangelica che si contrapponeva nei fatti alla ricca e potente Chiesa romana, la seconda nel ‘500 quando aderirono alla Riforma protestante –, oggi i valdesi costituiscono la principale Chiesa cristiana non cattolica in Italia, con circa 30mila fedeli. «La visita del papa rappresenta il riconoscimento del cammino ecumenico degli ultimi decenni, che ha prodotto diversi risultati – aggiunge Bernardini –. Possiamo dire che si chiude, dopo secoli, la stagione del pregiudizio, del conflitto, della condanna per essere cristiani in un modo alternativo. La visita di domani è il frutto di quello che c’è stato ma è anche impulso per il cammino ancora da fare».

Ad accogliere il papa, alle 9 di lunedì, in rappresentanza della comunità locale, sarà il presidente del Concistoro, Sergio Velluto. Seguiranno i saluti del pastore della chiesa Paolo Ribet e del moderador della Mesa Valdense di Uruguay e Argentina, Oscar Oudri. Prima dello scambio dei doni ci saranno rispettivamente gli interventi del moderatore e del papa. E sono attesi numerosi rappresentanti dell’evangelismo italiano, tra cui la presidente dell’Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia Alessandra Trotta, il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, pastore Massimo Aquilante, il decano della Facoltà valdese di teologia di Roma, pastore Fulvio Ferrario, il teologo Paolo Ricca, e tanti altri.

Pastore Bernardini, l’incontro di domani segnerà davvero l’inizio di una nuova stagione ecumenica?

«Ce lo auguriamo. E anche se alle nostre spalle c’è un cammino ecumenico di decenni, iniziato quindi ben prima di Francesco, pensiamo ad ulteriori possibilità di sviluppo positivo e di ascolto reciproco anche su questioni controverse di cui sicuramente domani parleremo. Con il nostro gesto vogliamo dimostrare che la diversità non è solo conflittuale, ma che è capace di vivere in comunione. Tanti credenti camminano già adesso insieme sulla pace, sulla giustizia, sulla responsabilità verso il creato. Questo incontro vuole essere l’occasione per un rinnovato impegno».

Siete stati voi ad invitare papa Francesco. Avevate invitato anche Wojtyla e Ratzinger?

«No, abbiamo scelto di invitare questo papa e non altri, sebbene dal Concilio Vaticano II in poi ci siano stati molti incontri ecumenici, ma sempre in Vaticano o in “campo neutro”».

Wojtyla e Ratzinger hanno avuto un ruolo fondamentale – il primo perché papa, il secondo perché prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – nell’elaborazione e approvazione, nel 2000, della Dichiarazione Dominus Iesus in cui si afferma con nettezza la superiorità della Chiesa cattolica su tutte le altre Chiese cristiane. È cambiato qualcosa?

«Oggi il clima mi sembra diverso, e infatti l’invito è per segnare una fraternità nuova. Papa Francesco ci ha messo molto del suo, a cominciare dalla scelta del nome, ispirato a Francesco d’Assisi, che ha molte affinità con Pietro Valdo, a partire dalla scelta per i poveri. Inoltre lo stile di papa Francesco è diretto e franco, mi sembra molto interessato al contributo di altri cristiani e alla responsabilità sociale».

Oltre la fede in Gesù Cristo, cosa unisce maggiormente cattolici e valdesi?

«Sicuramente una consonanza di idee e una fattiva per esempio sul tema dell’accoglienza dei migranti, dei profughi, dei richiedenti asilo. A Lampedusa, a Pozzallo e in altre aree, le nostre Chiese, con le proprie strutture di servizio, come la Caritas per i cattolici e le nostre opere di solidarietà, collaborano e lavorano insieme. E questo è ecumenismo diretto e dal basso. Ma ci troviamo in sintonia anche sulla pace, sulla lotta alla fame nel mondo, sulle azioni a sostegno delle fasce sociali più deboli, sulla difesa dell’ambiente: abbiamo apprezzato molto l’enciclica Laudato si’».

Infatti sull’enciclica la pastora Letizia Tomassone, da anni impegnata sul fronte della salvaguardia del Creato (e autrice del recente volume pubblicato dalla Claudiana Crisi ambientale ed etica. Un nuovo clima di giustizia), ha detto che il testo «andrà riletto e studiato con calma, tuttavia già si vede che questa enciclica potrà avere un forte peso sulla cultura del nostro tempo e, speriamo, sulle scelte economiche e industriali che gli Stati si trovano a dover fronteggiare di fronte alla crisi climatica e ambientale del pianeta. Speriamo anche che apra a un nuovo e forte impegno nel dialogo ecumenico». Su altri temi invece le distanze fra cattolici e valdesi sono enormi…

«È vero. Su famiglia – anzi famiglie –, omosessualità, ruolo delle donne nella Chiesa, questioni del fine-vita le nostre posizioni sono molto lontane. Anche se la base cattolica mi sembra più avanzata della gerarchia»

La Chiesa valdese è decisamente più aperta. È a favore del testamento biologico, benedice le unioni omosessuali, l’ultima solo pochi giorni fa al tempio valdese di piazza Cavour a Roma…

«Su questo tema il nostro Sinodo, che si svolge ogni anno ad agosto, ha elaborato un indirizzo comune, ma ha scelto di non imporre nulla dall’alto, né divieti né obblighi, ma di consentire alle singole Chiese locali di agire come meglio credono, con i loro tempi. Le dichiarazioni di principio o le imposizioni dall’alto non servono a nulla se la base non matura le scelte. Solo così si realizzano i cambiamenti reali. È un percorso coerente con la nostra storia democratica, potrebbe diventare un modello anche per altri».

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