Expo: nutrire il pianeta o le multinazionali? Intervista a p. Alex Zanotelli

“Adista”
n. 23, 27 giugno 2015

Luca Kocci

“Expo: nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali?” è il titolo del convegno che si svolge a Milano il 26-27 giugno, con la partecipazione, fra gli altri, del vescovo di Aysén (Cile) mons. Luis Infanti de la Mora, di p. Alex Zanotelli e Maurizio Landini. «Intendiamo far capire alle persone che quelli che dicono “No all’Expo” non sono quelli che rompono le vetrine, come è successo durante la manifestazione del 1° maggio a Milano, ma che invece abbiamo delle ragioni precise che vogliamo esporre e argomentare», spiega ad Adista p. Zanotelli, che al convegno parlerà in particolare dell’acqua come bene comune, insieme a mons. Infanti, che nella Patagonia cilena è in conflitto con l’Enel per difendere l’acqua pubblica (v. Adista Documenti n. 7 e 43/13).

P. Alex da anni si parla di fame nel mondo, ma il problema è ancora tutto là. Lo si è mai affrontato seriamente?

Il problema non è accidentale ma strutturale, perché il sistema è fatto apposta perché pochi abbiano tutto: nel mondo l’1% più ricco possiede più del 99%, le 92 persone più ricche del pianeta possiedono quanto 3 miliardi e mezzo di poveri. Questo significa che il problema è strutturale. E il sistema non ha mai preso misure serie per affrontarlo. Fa filantropia, ma non si mette in discussione. Anzi la filantropia è funzionale al mantenimento del sistema stesso.

Papa Francesco, nella Evangelii gaudium, ha parlato dell’«inequità» come della «radice dei mali sociali». Ha denunciato il fallimento della teoria del «gocciolamento» o della «ricaduta favorevole», in base alla quale i poveri dovrebbero raccogliere – e farsi bastare – «le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi». E prima ancora dell’enciclica Laudato si’ in cui riprende questi temi (v. tra le notizie precedenti), durante il videomessaggio in occasione dell’inaugurazione di Expo, ha parlato di «paradosso dell’abbondanza»…

Esattamente. Al mondo c’è un miliardo di persone che tira la cinghia e un miliardo di persone malato di obesità. Questo è il “paradosso dell’abbondanza”. Ripeto: non si tratta di una contingenza, ma dell’essenza stessa del sistema economico capitalistico che governa il mondo. Il problema è strutturale. E riguarda anche le speculazioni sul cibo. Faccio un esempio. Le multinazionali hanno la proprietà dei brevetti delle sementi. E così i contadini, per poter coltivare, devono acquistare le sementi dalle multinazionali. Questo è il principale problema degli Ogm, più ancora che i rischi per la salute. I contadini per poter mangiare devono chiedere il permesso alle multinazionali.

Quelle stesse multinazionali che sono presenti ad Expo ed hanno collaborato alla redazione della Carta di Milano, nei confronti della quale lei e molti altri siete stati critici (v. Adista Segni Nuovi n. 21/15)… 

Infatti. La Carta di Milano critica gli sprechi, e suggerisce anche “buone pratiche” su questo aspetto, ma non mette minimamente in discussione il sistema. Del resto l’hanno scritta le multinazionali e i governi, ovvero gli organizzatori del sistema. E quando mai multinazionali e governi hanno fatto qualcosa per mettere in discussione il sistema?

Il Vaticano partecipa ad Expo con un proprio padiglione, che comunque, a differenza degli altri, denuncia il “paradosso dell’abbondanza”. Al centro, per esempio, c’è un grande tavolo interattivo che rappresenta il Nord del mondo, che ha beni in abbondanza, e dall’altra parte invece c’è una grande massa di poveri che deve accontentarsi soltanto di briciole. Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e commissario generale della Santa Sede per Expo, ha spiegato che «la presenza della Santa Sede vuole essere quasi come una sorta di spina nel fianco di questa grande platea economico-commerciale». Cosa ne pensa?

È vero che in questo modo si possono introdurre ad Expo discorsi di segno diverso, ma un padiglione in cui si parla di fame nel mondo e che è costato tre milioni di euro mi sembra una contraddizione. Rischia inoltre di essere una sorta di foglia di fico funzionale al sistema. Anzi la benedizione del sistema. Mi sarebbe sembrato più profetico non partecipare.

L’impegno e il ruolo della Chiesa sono cambiati nei corso degli anni?

Con il Concilio Vaticano II e soprattutto con la Populorum progressio di Paolo VI la Chiesa ha fatto dei passi avanti, iniziando a guardare soprattutto alle cause della povertà. Lo stesso papa Wojtyla ha parlato di «strutture di peccato», poi però non è stato capace di cogliere la novità della Teologia della Liberazione – che è il Vangelo tradotto in chiave sociale – anzi l’ha soffocata. Con Francesco mi sembra che si sia cambiata direzione, ma ora le affermazioni di principio devono diventare, soprattutto da parte delle Chiese ricche del Nord del mondo, comportamenti e azioni concrete sul piano sociale, economico e politico. Molte Chiese invece sono ancora ferme all’assistenzialismo. Inoltre, per poter essere credibile, la Chiesa deve diventare davvero povera e fidarsi di Dio più che delle strutture. Credo che oggi la Chiesa, se segue papa Francesco quando parla di “inequità” e si converte, può avere un ruolo importante nel denunciare il sistema. In caso contrario continua ad essere funzionale al sistema.

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