Chiesa e politica: un nuovo inizio dopo l’era Ruini? Un saggio edito dalle Dehoniane

“Adista”
n. 25, 11 luglio 2015

Luca Kocci

Cattolici e politica in Italia: è proprio vero che è cambiato tutto? È la domanda a cui tenta di rispondere Marco Marzano (docente di Sociologia dell’organizzazione all’università di Bergamo e autore di numerosi saggi sul mondo cattolico, v. Adista Notizie n. 27/12 e Adista Segni Nuovi n. 44/13) nel suo intervento pubblicato all’interno de I ponti di Babele. Cantieri, progetti e criticità nell’Italia delle religioni, volume a più voci curato da Paolo Naso e Brunetto Salvarani. Appena pubblicato dalle edizioni Dehoniane, è in continuità con i precedenti “rapporti” sulle religioni in Italia, coordinati dagli stessi autori ed editi dalla Emi (v. Adista Segni Nuovi n. 45/12), e che raccoglie, fra gli altri, i contributi di Enzo Pace (“Il nuovo pluralismo religioso italiano”), Alberto Melloni (“La novità di papa Francesco nella scena religiosa italiana”), Carmelina Chiara Canta (“Il ‘sogno’ delle donne che fanno teologia”), Stefano Allievi (“La presenza dell’Islam nello spazio pubblico italiano”), Maria Immacolata Macioti (“Pellegrinaggi in epoca post-moderna”).

La risposta di Marzano è ben lontana dall’evangelico «sì sì, no no». Non perché l’autore abbia attitudini o simpatie pilatesche, ma perché – come prova a spiegare nelle pagine del suo saggio – la situazione è complessa, e la riposta non può che essere articolata. «La Chiesa cattolica sembra essere entrata in una fase nuova, nella quale anche il rapporto con la politica italiana, tradizionalmente strettissimo, potrebbe essere profondamente ridefinito», scrive Marzano. «Tutto questo sul piano dei valori, quelli che un tempo erano “non negoziabili”. Sull’altro piano, nel quale il destino della Chiesa s’imbatte in quello dello Stato, quello dei benefici materiali, nessun cambiamento reale è davvero avvenuto, né sul piano simbolico né a maggior ragione su quello pratico. Soprattutto non è cambiata l’attitudine dei politici italiani a finanziare lautamente la Chiesa con denaro proveniente dalle casse dello Stato. Cosa succederebbe se la Chiesa venisse improvvisamente sul serio messa in condizione di essere “povera e per i poveri”? Come reagirebbero allora i vertici vaticani e dell’episcopato italiano? Attendiamo con curiosità e interesse quel momento. Se mai avremo l’occasione di vederlo».

Se queste sono le conclusioni, l’analisi di Marzano si sviluppa evidenziando tre “epoche” del rapporto fra Chiesa italiana e politica. Innanzitutto l’era della cosiddetta “prima Repubblica”, durante la quale «la forza di questo connubio si è manifestata essenzialmente nell’influenza, diretta o indiretta, che la Chiesa ha esercitato sul partito di ispirazione cristiana, la Dc». Quindi, sciolta la Democrazia Cristiana dopo Tangentopoli, la seconda fase, in cui la mediazione di un unico partito viene meno e subentra l’interventismo diretto di un protagonista su tutti, il card. Camillo Ruini, segretario e presidente della Conferenza episcopale italiana per un ventennio, il quale «ha difeso e promosso con grande efficacia gli interessi, soprattutto ma non solo materiali, della Chiesa nel sistema politico nazionale, stabilendo un legame diretto con la classe politica e facendo ricorso a tutto il repertorio tattico e strategico di un autentico leader politico: e cioè negoziando, minacciando, blandendo, in qualche caso, come in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, mobilitando direttamente la sua base per una prova di forza elettorale». Sebbene si trattasse della rielaborazione dell’andreottiana politica dei “due forni”, i favori di Ruini – e del suo successore alla presidenza, card. Angelo Bagnasco, perlomeno fino alla rottura definitiva con Silvio Berlusconi avvenuta solo nel 2011, quando il Cavaliere era ormai irrimediabilmente delegittimato da tutti gli scandali “boccacceschi” che lo vedevano come attore principale, anzi «utilizzatore finale», come ebbe a dire uno dei suoi avvocati – andavano soprattutto al centro-destra, ancorato ai “principi non negoziabili” di vita, famiglia e scuola cattolica.

Siamo ora alla terza fase, ovvero l’era di papa Bergoglio, che – rileva Marzano – sta rappresentando «un elemento di discontinuità rispetto ad alcuni degli indirizzi precedenti, e ciò ha avuto ripercussioni significative anche sul rapporto della Chiesa con la politica italiana». Quanto profonde? Questo è ancora da vedere. Perché accanto ad elementi di novità e di discontinuità (un minore interventismo sulla politica italiana, la messa in secondo piano dei “principi non negoziabili”, la martellante denuncia della corruzione della politica, l’opposizione più blanda della Cei ad una eventuale legge sulle unioni civili eterosessuali) vi sono anche significativi «segni di continuità»: l’opposizione frontale a qualsiasi riconoscimento pubblico delle unione omosessuali, l’attenzione sempre vigile al mantenimento dei «privilegi economici della Chiesa» (dall’otto per mille alle varie esenzioni fiscali) e al finanziamento delle scuole cattoliche; e, aggiungiamo noi, la nuova crociata contro la cosiddetta “teoria del gender” (v. Adista n. 23/15), che sembra aver sostituito la battaglia in difesa dei «principi non negoziabili». Insomma, conclude Marzano, il percorso sembra avviato ma siamo ancora a metà del guado: manca ancora «la pistola fumante, il casus belli, che ci permetta di affermare con sicurezza che le cose sono cambiate davvero, che è iniziata sul serio una stagione inedita e promettente di completa separazione tra la Chiesa e lo Stato».

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