Crisi dell’informazione religiosa: i dehoniani chiudono “Il Regno” e “Settimana”

“Adista”
n. 28, 1 agosto 2015

Luca Kocci

Alla vigilia del suo sessantesimo compleanno chiude Il Regno, la storica rivista dei Sacerdoti del Sacro Cuore, meglio conosciuti come dehoniani, fondata nel 1956. E cessa le pubblicazioni anche un’altra importante testata, Settimana, che ha appena compiuto cinquanta anni di vita, essendo stata rilevata nel 1965 dai dehoniani, che la acquisirono dalle edizioni Presbiterium di Padova (allora si chiamava Settimana del clero).

Le motivazioni sono sostanzialmente di natura economica: il forte calo degli abbonati, scesi dai 12mila fino ai 7mila del 2014 e ulteriormente diminuiti a 5-6mila dopo la decisione di pubblicare dal 2015 il fascicolo del Regno Documenti – la rivista è composta da un fascicolo di Notizie e da uno di Documenti (come Adista) – solo nella versione online (ma alcuni dicono che in realtà i numeri degli abbonati sono un po’ inferiori); e di conseguenza i costi divenuti «insostenibili», come spiega p. Lorenzo Prezzi, direttore del Centro editoriale dehoniano di Bologna, interpellato da Vatican Insider. Da qui la decisione di chiudere, dal 31 dicembre 2015, le due riviste (insieme anche ad una terza, Musica e assemblea), comunicata con una nota del Centro editoriale e della Provincia italiana settentrionale dei Sacerdoti del Sacro Cuore diffusa lo scorso 16 luglio (anche se la deliberazione sarebbe precedente di qualche mese). «Una decisione sofferta e dolorosa che indebolisce la nostra presenza nella Chiesa italiana e nel dibattito civile. E tuttavia inevitabile, malgrado tutti gli sforzi di questi ultimi anni per evitarla», si legge nel comunicato. «Le ragioni dell’amara decisione risiedono nell’accumularsi di stratificazioni di crisi diverse: dal profondo mutamento del comparto dei media, che penalizza la comunicazione cartacea e modifica le forme della comunicazione, al restringersi del bacino di utenza del personale ecclesiale (preti, religiosi e religiose); dal peso della crisi economica e finanziaria degli ultimi anni fino alla sempre più problematica distribuzione postale. Il peso dei deficit delle riviste obbliga alla decisione nel contesto del piano di ristrutturazione del Centro editoriale dehoniano». Che fra l’altro ha visto qualche anno fa la chiusura della tipografia – quindi riviste e libri vengono fatti stampare all’esterno – e di una serie di librerie, infine la recente fusione del settore distribuzione dei dehoniani, Pro Liber, con Messaggero Distribuzioni.

Una spiegazione confermata anche dal direttore, Gianfranco Brunelli, e dalla redazione del Regno in una comunicazione ai lettori pubblicata sul sito internet della rivista: «Questa decisione della proprietà, la Provincia dell’Italia settentrionale dei dehoniani, è sofferta ed è grave, ed è assunta a fronte di una crisi strutturale ed economica che in questi anni non ha risparmiato nessuno, neppure noi». Anche se, fra le righe, si coglie un certo disappunto nella decisione della Direzione del Centro editoriale dehoniano: «Chiudere questa nostra storia nel momento in cui il pontificato di papa Francesco rilancia in ogni punto della vita della Chiesa lo spirito e la forma del Concilio Vaticano II, di cui questa rivista è stata tra i protagonisti, ha persino qualcosa di paradossale oltre che di doloroso». Non ci sono sullo sfondo, come fu per esempio durante la scissione del 1971 (v. notizia successiva), divisioni interne di natura ecclesiologica, tuttavia la scelta dei dehoniani di chiudere le riviste “di punta” – soprattutto Il Regno ma anche Settimana – evidentemente non convince del tutto. Tanto che Brunelli auspica che la questione non sia archiviata del tutto e che si possano trovare forme diverse per continuare a mantenere in vita la testata, magari presso un altro editore – circola, come ipotesi, il nome del Mulino – che però dovrebbe rilevare la testata dai dehoniani. «Come direttore e come redazione – si legge ancora – ci auguriamo che questa storia possa proseguire in altro modo e in altra forma nella continuità di un servizio d’informazione religiosa che è stato in questi 60 anni libero, competente e fedele». Un’ipotesi a cui però p. Prezzi non sembra credere: quello di Brunelli «è un auspicio, ma purtroppo nulla di più». Ernesto Preziosi, già vicepresidente nazionale dell’Azione cattolica, oggi deputato del Partito democratico, ha presentato un’interrogazione parlamentare «per conoscere se e quali iniziative il governo intenda assumere al fine di convocare un tavolo di confronto con gli editori con l’obiettivo di scongiurare la chiusura del Regno e di Settimana». E il movimento Noi Siamo Chiesa commenta: «Il Regno chiude. Incredibile che nella Chiesa italiana, in qualche modo, non si riesca a tenerlo aperto con lo spreco di risorse in tanta stampa e in tante iniziative inutili».

Proseguono ovviamente tutte le altre iniziative editoriali dei dehoniani (casa editrice e 12 riviste, la metà di taglio scientifico, curate da alcune Facoltà teologiche, quindi con costi decisamente inferiori). Anzi, precisa il comunicato del Centro dehoniano, la chiusura del Regno e di Settimana «può consentire il rafforzamento delle altre attività». Resta il fatto che, di fronte a problemi economici, e quindi alla necessità di recuperare risorse, la scelta della proprietà è stata di rinunciare proprio al principale strumento di informazione e riflessione della Congregazione e uno dei più seri ed autorevoli ancora rimasti in Italia. Una vicenda, quindi, paradigmatica dello stato e dell’attenzione per l’informazione in Italia, in particolare per l’informazione religiosa, anche, o soprattutto, da parte dell’istituzione e del mondo cattolico.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: