Diocesi di Padova sul “gender”: superare allarmismi e barricate ideologiche

“Adista”
n. 29, 5 settembre 2015

Luca Kocci

Il gender non è il demonio, ma una questione che «ci interpella». Per cui più che innalzare «barricate ideologiche», bisogna prima conoscerla e comprenderla, perché «non può essere ridotta all’ideologia del gender», anzi contiene «alcune istanze che meritano di essere seriamente considerate». L’utile precisazione, soprattutto in tempo di “guerre ideologiche” – al Meeting ciellino di Rimini sono state sospese tutte le iniziative su questo tema dopo le sparate del domenicano p. Giorgio Maria Carbone secondo cui «le coppie gay sono più a rischio di infarti e suicidi» –, arriva dall’Ufficio per la pastorale della scuola della diocesi di Padova che, lo scorso 18 agosto, ha emanato una specifica Nota sulla questione gender, anche per rispondere – si legge – alle «numerose interpellanze da parte di genitori, insegnanti di religione, docenti di altre discipline, parroci e, persino, dirigenti scolastici in ordine alla cosidetta “questione del gender”, sollecitati da allarmanti messaggi giunti attraverso i social network, scaturiti da incontri organizzati anche a livello parrocchiale nella nostra diocesi e nei territori circostanti».

«La “questione del gender” è alquanto complessa», spiega la Nota della diocesi di Padova – dove, fra l’altro, è stato appena nominato il nuovo vescovo, mons. Claudio Cipolla, vicario episcopale per la pastorale della diocesi di Mantova e parroco di Sant’Antonio di Porto Mantovano, che si insedierà il prossimo 18 ottobre – che non intende assecondare facili semplificazioni. «In essa – prosegue – vengono ricondotte varie teorie frutto dell’elaborazione di diverse correnti di pensiero. Non è dunque corretto esprimersi su di essa senza prima averla conosciuta nella sua totalità, così da poter discernere quanto risponde alla visione antropologica cristiana e quanto invece ad essa si oppone». E proprio per poter approfondire correttamente il tema, la stessa diocesi patavina rimanda ad una serie di testi (fra cui il volume di Aristide Fumagalli, La questione gender, una sfida antropologica, Queriniana, 2015; il fascicolo di gennaio-aprile 2015 della rivista Studia Patavina, con il dossier “Educare alla differenza di genere nella scuola italiana”; e il n. 1/2015 del Regno con l’approfondimento “Dire la differenza senza ideologie”) e soprattutto promuove, per il prossimo 12 ottobre una giornata di studio sul tema “La questione gender ci interpella”. Ammonendo contestualmente tutti coloro che, in diocesi, «hanno in animo» di organizzare iniziative sul tema gender a confrontarsi preventivamente con il vescovo, anche per non «creare inutili, se non nocivi, allarmismi». A cominciare dalla “leggenda” – smentita dalla stessa Nota – che la legge sulla “buona scuola” «introdurrebbe surrettiziamente nel sistema scolastico italiano i principi fondativi della “teoria del gender”, rendendo obbligatorie, peraltro anche nelle scuole paritarie, l’adozione di testi e la diffusione di metodi educativi ad essa ispirati».

«Per affrontare correttamente queste tematiche – prosegue la Nota –, superando posizioni preconcette e barricate ideologiche, è indispensabile anzitutto un’educazione delle coscienze e un’apertura dell’intelligenza alla comprensione della realtà, attraverso una corretta informazione e formazione culturale, così da poterci anche confrontare con chi propugna modelli interpretativi dell’umano diversi da quelli che il Vangelo propone. La questione del gender – conclude la Nota – non può essere ridotta all’ideologia gender: la prima porta in sé alcune istanze che meritano di essere seriamente considerate».

Insomma una Nota cauta e pacata, che invita non alla demonizzazione ma all’approfondimento, anche per cogliere gli elementi positivi che esistono della «questione del gender», e che risulta assai diversa dalle parole di fuoco che, negli ultimi tempi, sono state pronunciate da papa Francesco (la teoria del gender è uno «sbaglio della mente umana», un tentativo di «colonizzazione ideologica» [http://www.adista.it/articolo/55152], ha detto Bergoglio a marzo, durante la sua visita pastorale a Napoli) e, a più riprese, dal card. Angelo Bagnasco: «Il gender si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione – ha detto il presidente della Cei nella prolusione al Consiglio permanennte dei vescovi di marzo (v. Adista Notizie n. 13/15) – ma in realtà pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un “transumano” [http://www.adista.it/articolo/54901] in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità».

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