Dehoniani “senza cuore”: chiudono “Il Regno” e licenziano nove dipendenti. Lavoratori in sciopero

“Adista”
n. 32, 26 settembre 2015

Luca Kocci

Sciopero dei dipendenti e manifestazione sotto la sede della Provincia Dehoniana dell’Italia settentrionale, a Bologna, dopo la decisione del Centro editoriale dehoniano (Ced) di chiudere, il prossimo 31 dicembre, tre riviste del gruppo – Il Regno, Settimana e Musica e assemblea – e di licenziare nove lavoratori.

Le organizzazioni sindacali, lo scorso 15 settembre, hanno proclamato quattro ore di sciopero – caso abbastanza raro nel mondo dell’editoria cattolica italiana – a cui hanno aderito quasi tutti i lavoratori del Ced, che poi si sono ritrovati in strada, per un presidio davanti al quartier generale della Congregazione dei sacerdoti del Sacro cuore di Gesù (appunto i Dehoniani) dell’Italia del nord. Al termine della manifestazione c’è stato un breve incontro con i rappresentanti della proprietà, «utile perché abbiamo potuto esplicitare la nostra posizione direttamente ai vertici del Ced, ma che al momento non ha prodotto alcuna apertura», spiega ad Adista Daniela Sala, redattrice del Regno e componente della Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu).

La posta in gioco è molto alta: il posto di lavoro per nove dipendenti del Ced, fra cui i quattro redattori del Regno (compreso il direttore, Gianfranco Brunelli) più altri cinque lavoratori ancora da identificare all’interno dei comparti delle attività editoriali dei Dehoniani, il più importante dei quali è costituito dalle Edb (Edizioni dehoniane Bologna). Nei loro confronti il Ced intende avviare le procedure che porteranno al licenziamento, dal momento che, finora, ha bocciato tutte le proposte avanzate dai lavoratori e dai sindacati per salvaguardare l’occupazione. Considerando che il Ced conta in tutto 30 dipendenti, licenziarne nove vorrebbe dire una riduzione del 30%.

La vicenda apparentemente comincia nello scorso mese di luglio, quando i Dehoniani annunciano la chiusura delle tre riviste per motivi economici (anche se la scelta della proprietà di rinunciare a questi importanti strumenti di informazione e riflessione – in particolare Il Regno – sembra travalicare le mere ragioni di bilancio, v. Adista Notizie n. 28/15). In realtà si parlava di difficoltà economiche almeno da un anno e mezzo, dal dicembre 2013, ma la questione viene affrontata formalmente – insieme ai rappresentanti dei lavoratori e alle organizzazioni sindacali – solo nell’ottobre 2014. Nel febbraio 2015 (anno con cui, frattanto, si decide di chiudere il fascicolo cartaceo del Regno Documenti per trasferirlo interamente online, operazione che fa perdere di colpo un migliaio di abbonati) viene sottoscritto un contratto di solidarietà, con l’intento di risanare il bilancio e salvaguardare l’occupazione, che prevede la riduzione dell’orario di lavoro e del salario del 10% per tutti i dipendenti. Sembra tutto risolto, ma a luglio – anche se la decisione sarebbe stata presa qualche mese prima – arriva l’annuncio della chiusura delle riviste e dei licenziamenti.

Una “doccia fredda”, dal momento che il contratto di solidarietà – accettato dall’azienda – era stato firmato appena 4-5 mesi prima, ed è difficile pensare che in così poco tempo la situazione sia precipitata al punto da rendere necessaria la scure di ben nove licenziamenti. «Avremmo potuto prendere decisioni più robuste fin dal primo momento, invece di scelte apparentemente più morbide che però ci hanno portato a questo punto. L’impressione è che si sia perso del tempo prezioso», aggiunge Daniela Sala.

Qualche settimana fa le organizzazioni sindacali e la Rsu hanno proposto un nuovo «percorso di risanamento», utilizzando gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge (cassa integrazione guadagni straordinaria) e prevedendo un piano di prepensionamenti nel biennio 2016-2017. Ma, spiegano i sindacati, «l’azienda ha rifiutato tale percorso, dichiarando che non intende escludere la cassa integrazione a zero ore, ovvero vuole identificare i lavoratori che saranno condannati al licenziamento, per cui quindi non è disponibile a predisporre percorsi di ricollocazione a fronte delle attività scomparse o ridotte». Chiusura totale, quindi: respinte tutte le proposte dei lavoratori ed esclusa anche la possibilità di ricollocare i giornalisti del Regno negli altri settori editoriali dei Dehoniani (operazione peraltro non particolarmente difficile, trattandosi di giornalisti da ricollocare in un’azienda editoriale, tanto che i religiosi lavoratori saranno tutti ricollocati nelle attività del Ced). Unica soluzione il licenziamento, che pare essere una sorta di principio non negoziabile.

Inevitabile, pertanto, la decisione di scioperare il 15 settembre. «La scelta aziendale di comunicare la chiusura delle maggiori riviste storiche del Centro viene ritenuta controproducente, sia rispetto alla missione del Ced, sia rispetto all’immagine che ha da sempre trainato anche gli altri ambiti editoriali dell’azienda», si legge nel comunicato sindacale che annunciava lo sciopero. «Il Ced viene a caricarsi di costi e debiti anche di società collegate (i cui lavoratori peraltro ne hanno già pagato e stanno pagando il costo), senza che sia stato possibile affrontare organicamente e unitariamente questa situazione (ci si riferisce a Proliber, settore distribuzione dei dehoniani, frutto della fusione con Messaggero Distribuzioni, in grave crisi da molti mesi, ndr); soprattutto e prima di tutto [i lavoratori] esprimono il più profondo sconcerto nel prendere atto che il rifiuto opposto dall’azienda alle loro proposte colpisce un delicatissimo profilo etico; ritengono che tutti debbano farsi carico di uno sforzo di risanamento equo e condiviso, e quindi considerano immorale individuare come capro espiatorio solo alcuni lavoratori».

Lo sciopero è riuscito – l’adesione è stata quasi totale – ma i risultati ancora non si vedono. Il Ced ha ribadito la totale «indisponibilità a ricercare una soluzione alternativa» ai nove licenziamenti, informa la Rsu. «I lavoratori hanno ribadito che tale posizione è assolutamente inaccettabile e proseguiranno la mobilitazione e le azioni di lotta, anzitutto con la proclamazione di un ulteriore sciopero, le cui modalità verranno diffuse nei prossimi giorni». Insomma la lotta continua.

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