Il papa contro Parigi: «No ai bombardamenti in Siria»

“il manifesto”
29 settembre 2015

Luca Kocci

«God bless America», «Dio benedica l’America», è il messaggio con cui papa Francesco ha salutato il vicepresidente Usa Joe Biden alla partenza da New York e quello che ha rilanciato ieri mattina con un tweet appena atterrato a Ciampino. Ma in aereo, durante il lungo viag­gio di ritorno, ha avuto parole più fic­canti. Le prime in par­ti­co­lare, con­tro i bom­bar­da­menti in Siria, devono aver avuto un’eco molto forte soprat­tutto alle orec­chie di Hol­lande e dei fran­cesi, che pro­prio nel fine set­ti­mana hanno ini­ziato i raid. «Non cono­sco bene la situa­zione poli­tica e non la giu­dico – ha pre­messo il Papa –. Ho sen­tito dire che la Rus­sia era in una posi­zione e gli Usa ancora non erano ben chiari. Ma quando sento la parola “bom­bar­da­mento”, penso a morte, a san­gue. Ripeto quello che ho detto al Con­gresso Usa e all’Assemblea Onu: evi­tare que­ste cose, evi­tare i bom­bar­da­menti». Più chiaro di così.

Che il viaggio americano sia stato positivo lo conferma lo stesso Francesco nella tradizionale conferenza stampa “volante” sull’aereo che lo riportava a Roma. «Mi ha sorpreso il calore della gente», ha detto riferendosi in particolare alla permanenza negli Usa, «è andato tutto bene, nessuna cosa brutta». Del resto Bergoglio è stato molto abile a muoversi sul filo, affrontando temi caldi – armi, pena di morte, povertà, migrazioni, ambiente – ma «in modo da non fornire munizioni né ai conservatori né ai progressisti degli Stati Uniti per le loro guerre politiche», spiega al New York Times Stephen Schenck, direttore dell’Istitute for policy research and catholic studies alla Catholic university of America.

E se i fendenti a destra sono stati più numerosi di quelli a sinistra – ma sempre piuttosto morbidi –, la conclusione del viaggio è stata a Philadelphia, per l’Incontro mondiale delle famiglie. «Le nostre famiglie sono sono il luogo in cui la fede diventa vita e la vita cresce nella fede», ha detto Bergoglio durante la messa finale, evitando di calcare la mano sulle questioni care ai movimenti pro-life più agguerriti, ma invitando comunque tutti «a partecipare alla profezia dell’alleanza tra un uomo e una donna, che genera vita e rivela Dio».

Una sorta di preambolo all’assemblea del Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si aprirà il 4 ottobre con una serie di questioni divisive all’ordine del giorno, dai divorziati risposati alle coppie omosessuali. Sull’aereo il papa è stato più netto, rispondendo ad una domanda sul recente Motu proprio che ha semplificato le procedure per la dichiarazione di nullità dei matrimoni: «Questo documento – ha puntualizzato – facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile, e questo la Chiesa non lo può cambiare, è dottrina. O non è stato matrimonio, e questa è nullità, ma se è esistito allora è indissolubile». Si tratta semmai, aggiunge, di dire no prima, di non acconsentire ad un matrimonio cattolico se non vi sono le condizioni. E sulla comunione ai divorziati risposati taglia corto: «Questa non è la soluzione». Sembra uno stop a tutte le ipotesi aperturiste avanzate da alcuni settori dell’episcopato e del mondo cattolico riformatore, che oltre all’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati hanno sollecitato anche la possibilità di seconde nozze, in linea con la tradizione della Chiesa del primo millennio e delle Chiese orientali. Si vedrà in che direzione andrà il dibattito sinodale.

Questione pedofilia. A Philadelphia Bergoglio ha incontrato cinque vittime di abusi (due donne e tre uomini) anche da parte di preti: «Mi dispiace profondamente che alcuni vescovi abbiano mancato nella loro responsabilità di proteggere i bambini» e «in alcuni casi siano stati i vescovi stessi a commettere gli abusi – ha detto il papa –. Vi prometto che seguiremo la strada della verità, ovunque possa portarci. Clero e vescovi saranno chiamati a rendere conto se hanno abusato di bambini o non sono stati capaci di proteggerli». E ai vescovi: «I crimini e i peccati di abuso sessuale di minori non possono essere tenuti nascosti». Parole ribadite durante la conferenza stampa in aereo: «Non si deve coprire, sono colpevoli anche coloro che hanno coperto gli abusi, anche alcuni vescovi».

L’occasione per passare dalle parole ai fatti si presenta immediatamente. È riesploso in questi giorni – grazie ad alcune inchieste della Bbc e di repubblica.it – il caso del seminario di Mirfield, in Inghilterra, dove negli anni ‘60 e ’70 vennero commessi abusi su 12 ragazzi di 11-15 anni da parte di alcuni religiosi comboniani, che in questi giorni eleggeranno il loro superiore generale. Una delle vittime, oggi 59enne, Mark Murray, è riuscito ad incontrare l’unico religioso ancora vivente, nella casa dei comboniani a Verona, protetto da una sorta di cordone sanitario dispiegato attorno a lui. «Papa Francesco intervenga», chiedono “i 12 di Mirfiled”.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: