Sacra famiglia. La prolusione del card. Bagnasco al Consiglio permanente della Cei

“Adista”
n. 34, 10 ottobre 2015

Luca Kocci

Famiglia, gender e migranti sono stati i temi al centro della Prolusione del card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha aperto il Consiglio permanente della Cei, eccezionalmente a Firenze – dove a novembre si svolgerà il quinto Convegno nazionale della Chiesa italiana – dal 30 settembre al 2 ottobre.

No alle pseudo-famiglie

Alla vigilia dell’apertura dell’assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, il cuore della Prolusione di Bagnasco non poteva che essere la famiglia, «papà, mamma e figli», puntualizza il presidente della Cei, lanciando così anche un avvertimento al Parlamento che dovrebbe discutere presto – ma non si ancora quando – il disegno di legge sulle unioni civili. « Non si vede perché realtà diverse di convivenza debbano essere trattate nello stesso modo», dice Bagnasco, citando il messaggio finale delle Conferenze episcopali europee dello scorso 16 settembre.

Dalla difesa della famiglia tradizionale, all’allarme – l’ennesimo – contro la cosiddetta «teoria del gender» il passo è breve. Il presidente della Cei si fa aiutare da papa Francesco, citando l’unico passo dell’enciclica Laudato si’ che affronta questo tema: «L’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere» – si legge nell’enciclica, rilanciata da Bagnasco –, «apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere se stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé». Pertanto, conclude, «non è sano un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa». Poi, con un salto logico piuttosto ardito, il presidente della Cei, aggiunge altra carne al fuoco, e stavolta è tutta farina del suo sacco: «Le parole più sacre della vita e della storia umana, come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione, sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti».

Gender a scuola: vade retro!

Dalla diffusione della teoria del gender bisogna difendersi soprattutto a scuola, avverte Bagnasco, nonostante la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, abbia più volte invitato a non gridare “al lupo al lupo”, inventando possibilità non previste dalla nuova legge di riforma del sistema scolastico. Ma al presidente della Cei evidentemente le rassicurazioni della ministra non bastano, se sente il bisogno di ricordare che «l’educazione delle giovani generazioni deve nascere in famiglia ed essere in ogni modo custodita e vigilata dai genitori nelle istituzioni e in particolare nella scuole». Fortunatamente altri vescovi hanno un atteggiamento più equilibrato, come dimostra una nota dello scorso agosto della diocesi di Padova che smentisce seccamente che la legge sulla “buona scuola” «introdurrebbe surrettiziamente nel sistema scolastico italiano i principi fondativi della “teoria del gender”, rendendo obbligatorie, peraltro anche nelle scuole paritarie, l’adozione di testi e la diffusione di metodi educativi ad essa ispirati» (v. Adista Notizie n. 29/15).

Migranti: risponderemo all’appello di papa Francesco

Alla questione migranti è dedicato un intero paragrafo della Prolusione. «Di fronte a persone che per fuggire alla disperazione rischiano la vita, non si può né stare a guardare con fastidio, come l’Europa ha fatto per anni, né fare i sofisti», dice Bagnasco, che difende senza indugio l’operato del governo italiano, utilizzando parole ben diverse da quelle che questa estate pronunciò il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino e usò mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervistato da Adista (v. http://www.adista.it/articolo/55343). «La coscienza umana esige di intervenire – prosegue il presidente della Cei –: è quanto ha fatto l’Italia fin dalla prima ora, e continua con impegno, generosità, al meglio del possibile. Nessuno può dar lezione o muovere rimproveri: in prima linea sulle coste l’Italia c’era, a differenza di altri. Ora l’onda di piena si allarga poiché, come ho detto in altre sedi, il Sud del mondo si è messo in marcia e non è disposto a fermarsi. Sembra essere giunta l’ora della concertazione: vogliamo sperare che tale processo non si fermi e sia nel segno di una gratuità senza calcoli. Così come speriamo che, senza bisogno di barriere, si progetti un futuro sicuro, produttivo e sereno per tutti, per chi ospita come per chi arriva».

La “ricetta” di Bagnasco prevede tre fronti di intervento: l’oggi, il domani e i Paesi di provenienza. «A chi ha fame bisogna, innanzitutto, dar da mangiare con urgenti interventi. Le comunità cristiane lo sanno e operano con trasparenza, lontane da qualunque basso interesse, seguendo le normative delle Prefetture», spiega. «Il secondo fronte è quello di un futuro di dignità, poiché non si può vivere perennemente da assistiti: ciò richiede condivisione della stessa lingua, lavoro e casa. Infine, la Comunità internazionale deve concretamente intervenire favorendo lo sviluppo dei Paesi di provenienza, perché nessuno sia costretto a fuggire da guerra, persecuzione e miseria. Tale impegno necessita di risorse ingenti, tempi lunghi e volontà politiche certe. La sfida è grande, ma ineludibile: chi credesse di porvi rimedio attraverso improbabili scorciatoie, sbaglierebbe sul piano etico e sarebbe miope su quello politico». Non c’è scritto, ma si legge Salvini.

Sullo sfondo l’appello di papa Francesco alle parrocchie ad accogliere i profughi. Al Consiglio permanente se ne parlerà, annuncia Bagnasco: «In questi giorni cercheremo le vie più sicure e praticabili per corrispondere all’appello del papa, facendo anche una mappa dei migranti che già sono ospitati nelle strutture ecclesiali o sono accompagnati dai nostri volontari in enti non diocesani. E, nella responsabilità dei singoli vescovi, prenderemo in attento esame le norme civili, alle quali attenerci in vista di una accoglienza più capillare». Si vedrà quali indicazioni arriveranno dalla Cei

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