Un coming out incendia il Sinodo

“il manifesto”
4 ottobre 2015

Luca Kocci

I Sinodi dei vescovi sono sempre stati eventi molto interni al mondo ecclesiale, spesso seguiti con disattenzione dagli stessi cattolici. Ma quello che si apre oggi in Vaticano sul tema della famiglia è sicuramente il Sinodo maggiormente coperto dai media e probabilmente il più importante fra tutti quelli che si sono svolti fino ad ora.

Il coming out di mons. Charamsa («sono un prete omosessuale felice ed orgoglioso della mia identità» e «ho un compagno», ha dichiarato ieri al Corriere della Sera il prelato con incarichi in Vaticano e docente nelle università pontificie) ha contribuito a catalizzare l’attenzione dei mezzi di informazione sul Sinodo. Ma la rilevanza dell’evento è determinata anche e soprattutto da altri fattori.

Innanzitutto dai temi all’ordine del giorno: la famiglia in generale, ma in particolare l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti dei divorziati riposati, dei conviventi, delle persone e delle coppie omosessuali, la contraccezione. Argomenti fino a poco tempo fa «non negoziabili» – e quindi nemmeno discutibili –, che dividono i vescovi e su cui è in atto da tempo una sorta di scisma non dichiarato, con il magistero che afferma delle cose e i fedeli cattolici che, appellandosi alla propria responsabilità e libertà di coscienza, ne fanno altre.

Inoltre da come si concluderà il Sinodo si capirà veramente dove andrà la Chiesa di Bergoglio. E se tanti gesti e affermazioni del papa salutate come «rivoluzionarie» si tradurranno in un reale aggiornamento o resteranno confinate nell’universo lessicale, aiutando preti e laici ad uscire allo scoperto, ma senza provocare reali cambiamenti strutturali nell’istituzione ecclesiastica.

Fermo restando che il Sinodo è un organismo consultivo, e che quindi papa Francesco avrà la possibilità di accogliere o ignorare le proposte approvate a maggioranza dai vescovi. Ma sarà comunque decisivo per capire dove soffia il vento nella Chiesa cattolica, dopo due anni e mezzo di pontificato.

A dare fuoco alle polveri ha provveduto ieri mons. Charamsa, 43enne prete polacco, docente di teologia alla Gregoriana (retta dai Gesuiti) e alla Regina Apostolorum (Legionari di Cristo), nonché ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale. «Vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare», che deve «essere protetto dalle leggi» e «curato dalla Chiesa», ha detto Charamsa al Corriere. «La scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia dell’apertura del Sinodo appare molto grave e non responsabile, poiché mira a sottoporre l’assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica», la reazione immediata del Vaticano affidata al portavoce p. Lombardi, che annuncia: «Mons. Charamsa non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione per la dottrina della fede e le università pontificie, mentre gli altri aspetti della sua situazione (eventuali provvedimenti di sospensione e di dimissione dallo stato clericale, n.d.r.) sono di competenza del suo Ordinario diocesano». In una conferenza stampa Charamsa ribadisce: «La Congregazione per la dottrina della fede è il cuore dell’omofobia nella Chiesa. Non possiamo più odiare le minoranze sessuali, perché così odiamo una parte dell’umanità. Auguro a papa Francesco di presiedere un Sinodo che non ci dimentichi e non ci offenda più».

Ci sono poi gli altri nodi: i divorziati risposati (in particolare l’ammissione ai sacramenti, da cui ora sono esclusi), i conviventi, la contraccezione. I cattolici di tutto il mondo si sono espressi attraverso due questionari preparati dalla segreteria del Sinodo, evidenziando nelle risposte una grande distanza dal magistero: chiedono che i divorziati riposati possano fare la comunione ed eventualmente anche celebrare un secondo matrimonio dopo un periodo penitenziale, considerano la convivenza prematrimoniale un fatto normale, ignorano i divieti sulla contraccezione, considerandola una scelta affidata alla responsabilità delle coppie. Anche alcune Conferenze episcopali – soprattutto nell’Europa centro-settentrionale – sono su simili lunghezze d’onda. E negli ultimi mesi su diverse autorevoli riviste – come Civilità Cattolica – sono apparsi interventi di segno aperturista.

Ma c’è anche un fronte conservatore molto compatto. Undici cardinali (fra cui gli italiani Ruini e Caffarra) hanno appena dato alle stampe un libro (Matrimonio e famiglia. Prospettive pastorali di undici cardinali, Cantagalli) in cui ribadiscono il proprio non possumus su tutti gli aspetti in discussione. E di nuovo Ruini, in un’intervista a Repubblica, ha sottolineato: «Il matrimonio è indissolubile, no all’eucarestia per i risposati».

Nonostante in Vaticano minimizzino, le due fazioni ci sono: chi sostiene l’immutabilità della dottrina – e quindi la chiusura a qualsiasi riforma –, chi invece propone un aggiornamento della pastorale e, di conseguenza, anche se gli interessati smentiscono, un intervento sul magistero.

Stamattina il Sinodo si apre con una messa a San Pietro. Da domani comincia il dibattito fra i 270 padri sinodali: tre settimane di discussione, tre minuti di intervento a testa in assemblea, più tempo invece nei 13 circoli minori per gruppi linguistici. Il 24 ottobre le votazioni e la consegna della Relazione finale al papa. Il giorno dopo il Sinodo si concluderà come è iniziato, con una messa a San Pietro. E si capirà che Chiesa è: immutabile o disposta al cambiamento?

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