Sinodo sulla famiglia: dibattito aperto. Nonostante il card. Erdö

“Adista”
n. 35, 17 ottobre 2015

Luca Kocci

«La visione rimane aperta pastoralmente. Se tutto fosse finito con la relazione del card. Erdö, del resto, che ci staremmo a fare qui?». Mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali e della Commissione per l’informazione del Sinodo, boccia senza appello la relazione introduttiva del Sinodo dell’arcivescovo di Budapest (v. notizia precedente). E lo stesso fa il card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, secondo cui l’intervento del relatore generale rappresenta «lo status quo» prima ancora dell’inizio del Sinodo, come se le risposte ai questionari da parte dei fedeli, l’assemblea straordinaria di ottobre 2014 e gli stessi Instrumentum laboris non ci fossero mai stati.

Da questo punto di vista è stato lo stesso papa Francesco a rassicurare, intervenendo – piuttosto a sorpresa – nella mattinata di martedì 6 ottobre (quindi il giorno dopo la relazione di Erdö) per precisare che il documento da cui ripartire è la Relatio Synodi approvata dall’assemblea dell’ottobre 2014 (v. Adista Notizie nn. 38 e 45/14). Non è una smentita del relatore generale, ma poco ci manca. D’altro canto ha anche aggiunto – nella sintesi fornita dal portavoce vaticano p. Federico Lombardi durante la quotidiana conferenza stampa – che «la dottrina cattolica sul matrimonio non è stata toccata, messa in questione nell’assemblea precedente del Sinodo». Raccomandando poi «che non dobbiamo lasciarci condizionare e ridurre il nostro orizzonte di lavoro al Sinodo come se l’unico problema fosse quello della comunione ai divorziati o no».

Insomma dibattito aperto, anche sui contenuti. E infatti sono stati tanti gli argomenti trattati in questi primi giorni di dibattito – in assemblea e nei 13 circoli minori linguistici – dai 270 padri conciliari: i divorziati risposati, le convivenze, la violenza in famiglia, l’elaborazione di un «linguaggio misericordioso», le famiglie in difficoltà (anche a causa della povertà) o che vivono situazioni di «irregolarità», le migrazioni come ostacolo alla stabilità della famiglia, la preparazione al matrimonio.

Dei contenuti si conosce poco o nulla, anche perché le conferenze stampa quotidiane, a cui partecipano sempre anche alcuni padri sinodali, sono piuttosto evasive (venerdì 9, con la presentazione delle relazioni dei circoli minori si potrebbe avere qualche informazione in più. Si sa però che sono emerse nette diversità di opinione tra chi resta saldamente arroccato al magistero e «difende la dottrina prima di tutto» (il card. Robert Sarah ha paventato l’azione del «Maligno» se dovesse arrivare «cedimenti» sulla dottrina) e chi sottolinea invece la necessità di un atteggiamento pastoralmente aperto verso il mondo.

Fra questi sicuramente c’è mons. Paul-André Durocher, arcivescovo di Gatineau (Canada), che ha pubblicato sul proprio blog l’intervento che ha tenuto in assemblea il 6 ottobre: «Le statistiche più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivelano un fatto sconvolgente: ancora oggi, più di un terzo delle donne nel mondo sono vittime di violenze coniugali», dice Durocher. Per questo «propongo che questo Sinodo affermi chiaramente che un’interpretazione corretta delle Scritture non permette mai di giustificare il dominio dell’uomo sulla donna. In particolare, questo Sinodo deve affermare che il passaggio di San Paolo dove si parla della sottomissione della donna all’uomo non può mai giustificare il dominio dell’uomo sulla donna, e ancor meno la violenza nei suoi riguardi». Quindi tre azioni per potenziare il ruolo delle donne nella Chiesa: «Primo, che questo Sinodo consideri la possibilità di consentire a uomini e donne sposati, ben formati e accompagnati, la possibilità di prendere la parola alle omelie della messa, al fine di testimoniare il legame fra la Parola proclamata e la loro vita di sposi e di genitori. Secondo, che al fine di riconoscere l’uguale capacità delle donne di assumere delle posizioni decisionali nella Chiesa, questo Sinodo raccomandi di nominare delle donne ai posti che possano occupare nella Curia romana e nelle nostre Curie diocesane. Terzo, riguardo il diaconato permanente, che questo Sinodo raccomandi l’apertura di un processo che possa eventualmente aprire alle donne l’accesso a questo ordine che, come dice la tradizione, non è orientato al sacerdozio, ma al ministero».

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