Vescovi spaccati, scompiglio al Sinodo

“il manifesto”
14 ottobre 2015

Luca Kocci

Nei sacri palazzi è ricominciato il Vatileaks.

Una lettera riservata indirizzata al papa e firmata da alcuni cardinali conservatori di primo piano è stata pubblicata su un blog di informazione vaticana, sollevando un vespaio, tanto che ieri il portavoce vaticano, p. Lombardi, è intervenuto per condannare l’episodio («un atto di disturbo») e per precisare che sia il contenuto della lettera sia i nomi e il numero dei firmatari sono imprecisi.

Oggetto del contendere di questo nuovo giallo è il Sinodo dei vescovi – giunto ormai all’ultimo chilometro – che, secondo i firmatari, della lettera sarebbe abilmente manipolato da papa Francesco al fine di ottenere il semaforo verde ad una serie di aperture e innovazioni, a cominciare dall’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati (finora esclusi).

I fatti. Lunedì mattina sul blog del vaticanista dell’Espresso Sandro Magister (lo stesso che a giugno pubblicò con qualche giorno di anticipo l’enciclica Laudato si’, in possesso anche di altri vaticanisti che però rispettarono la regola dell’embargo) viene postata una lettera – di cui si vociferava già da diversi giorni – firmata da 13 cardinali e consegnata al papa alla vigilia dell’assemblea sinodale. Nella lettera si criticano l’Instrumentum laboris del Sinodo («non può adeguatamente servire da testo guida o da fondamento di un documento finale») e le procedure poco collegiali che condurrebbero ad un esito già predeterminato – ovvero a presunte aperture volute dallo stesso Bergoglio – e si paventa il rischio che venga dato il via libera alla «comunione per i divorziati risposati civilmente».

Nel giro di poche ore, un po’ come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie, uno dopo l’altro quattro cardinali smentiscono di aver firmato la lettera (gli italiani Scola e Piacenza, gli arcivescovi di Parigi e Budapest Vingt-Trois ed Erdo, quest’ultimo autore della reazionaria relazione introduttiva dell’assemblea sinodale). E altri due (il “ministro” dell’economia Pell e il cardinale sudafricano Fox Napier) dicono di aver firmato un testo diverso da quello pubblicato. Dagli Usa, sul settimanale dei gesuiti America, rimbalzano i nomi di altri quattro cardinali che andrebbero messi al posto di quelli hanno smentito, ma due dei nuovi dichiarano immediatamente di non aver firmato nulla.

Fra quelli che restano ci sono comunque dei pezzi da 90, come il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) card. Müller, l’arcivescovo di New York card. Dolan e lo stesso Pell, che gettano acqua sul fuoco, ma confermano le preoccupazioni per un ammorbidimento del magistero. «L’ortodossia deve realizzarsi nella pastorale, ma non c’è una pastorale senza sana dottrina», dice Müller al Corriere della Sera. E Pell, attraverso un suo portavoce, puntualizza che «non esiste possibilità di cambiamento della dottrina, anche se alcuni «elementi di minoranza vogliono cambiare gli insegnamenti della Chiesa».

La vicenda non fa che confermare quello che da più parti – anche da questo giornale – si sostiene da tempo: che i vescovi sono divisi in due “partiti” (conservatori e innovatori) e che al Sinodo si gioca una partita importante, forse decisiva, per capire in quale direzione andrà la Chiesa di papa Francesco. Proprio per questo tutti i colpi sono leciti, anche quelli che puntano soprattutto a creare scompiglio.

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