Sinodo: i circoli in lingua italiana e l’ossessione del “gender”

“Adista”
n. 36, 24 ottobre 2015

Luca Kocci

Nessuna proposta innovativa arriva dai tre circoli minori in lingua italiana che in queste prime due settimane di Sinodo si sono confrontati sulle prime due parti dell’Instrumentum laboris. Viene anzi affermata la necessità che la Relazione finale confermi il magistero tradizionale e che conduca un’azione di contrasto più decisa alle ideologie ritenute pericolose, a cominciare dal gender e dal femminismo.

«Una buona parte dei padri», si legge nella relazione del circolo Italicus A (moderatore card. Francesco Montenegro, relatore mons. Manuel Arroba Conde) «ha segnalato l’esigenza di utilizzare formule che lascino fuori dubbio sin dall’inizio che l’unico modello di famiglia che corrisponde alla dottrina della Chiesa è quello fondato sul matrimonio tra uomo e donna». Inoltre «è parso necessario riferirsi con maggiore abbondanza ai rischi dell’ideologia del gender, nonché alla sua incidenza negativa nei programmi educativi di molti Paesi».

Ancora più netta la relazione del circolo Italicus B (moderatore card. Edoardo Menichelli, relatore card. Mauro Piacenza), che parte da una considerazione sul «cambiamento antropologico-culturale» segnalato dall’Instrumentum laboris. «Cambiamento di chi?», si chiedono i padri sinodali. «Certamente non dell’insegnamento di Cristo: il cambiamento è del mondo e si dovrebbe chiarire». Da qui procede tutto il resto. «La pari dignità fra uomo e donna ha radici evangeliche», va perseguita «evitando eccessi e unilateralità» e sottolineando « i limiti di un femminismo all’insegna della sola uguaglianza che schiaccia la figura della donna su quella dell’uomo e i limiti di quello all’insegna della sola differenza che tenta di allontanare le identità uomo-donna». Si invocano «efficaci interventi legislativi finalizzati al sostegno della famiglia» e, sul piano internazionale, si auspica «un cambiamento della prassi delle Organizzazioni internazionali che condizionano i loro aiuti per lo sviluppo dei Paesi più poveri alle politiche demografiche»

Le «teorie del genere» sono il principale nemico anche per il circolo Italicus C (moderatore card. Angelo Bagnasco, relatore mons. Franco Giulio Brambilla). Va messo «più chiaramente in luce il loro carattere ideologico» e va offerto «alle famiglie un aiuto per riprendersi il loro originario diritto all’educazione dei figli nel dialogo responsabile con gli altri soggetti educativi».

Tutti e tre i circoli, con accenti più o meno decisi, intervengono poi sugli aspetti comunicativi della Relazione: si sottolinea di utilizzare un linguaggio semplice e immediato affinché «i contenuti siano esposti nella maniera più leggibile ed organica possibile»

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