Sinodo: la settimana dei veleni

“Adista”
n. 36, 24 ottobre 2015

Luca Kocci

Al Sinodo dei vescovi sulla famiglia in corso in Vaticano, quella appena trascorsa è stata la settimana dei veleni e degli intrighi. Ma anche la settimana che ha certificato in maniera inequivocabile – ammesso che qualcuno ancora nutrisse dei dubbi – che i vescovi sono spaccati in due partiti: i conservatori, che hanno come unico punto del proprio programma la riaffermazione dell’immutabilità della dottrina e quindi la chiusura ad ogni possibilità di aggiornamento, anche solo pastorale; e gli innovatori, che invece pur dichiarando – non si capisce se per tattica o per convinzione – che la dottrina non si tocca, sono aperti a possibili aperture sul piano pastorale. In mezzo, e probabilmente si tratta della maggioranza dei 270 padri sinodali, un blocco di centro incerto sul da farsi che sarà decisivo per determinare gli esiti dell’assemblea.

A strappare il velo di armonia che secondo le dichiarazioni ufficiali contraddistinguerebbe le assemblee e le riunioni dei circoli minori è stata la pubblicazione sul blog di Sandro Magister, vaticanista dell’Espresso, di una lettera riservata indirizzata a papa Francesco e firmata da alcuni cardinali conservatori di primo piano. L’assemblea sinodale, scrivono i firmatari, sarebbe abilmente manipolata dal papa al fine di ottenere il semaforo verde ad una serie di aperture e innovazioni, a cominciare dall’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati.

Nella mattinata di lunedì 12, sul blog di Magister (lo stesso che a giugno pubblicò con qualche giorno di anticipo l’enciclica Laudato si’, in possesso anche di altri vaticanisti che però rispettarono la regola dell’embargo, tanto da beccarsi la sospensione dalla sala stampa vaticana, v. Adista Notizie n. 23/15) viene postata una lettera – di cui aveva parlato per primo Andrea Tornielli sulla Stampa (8/10), senza però pubblicare il testo – firmata da 13 cardinali (Caffarra, Collins, Dolan, Erdo, Eijk, Müller, Napier, Pell, Piacenza, Sarah, Scola, Urosa Savino e Vingt-Trois) e consegnata al papa alla vigilia dell’apertura dell’assemblea. Nella lettera si criticano l’Instrumentum laboris del Sinodo («non può adeguatamente servire da testo guida o da fondamento di un documento finale»), la mancata elezione dei cardinali che dovranno redigere la Relazione finale (tutti nominati dal papa, come del resto avviene sempre) e le procedure sinodali «mancanti d’apertura e di genuina collegialità» che condurrebbero ad un esito già predeterminato – ovvero a presunte aperture volute dallo stesso Bergoglio – e si paventa il rischio che venga dato il via libera alla «comunione per i divorziati risposati civilmente».

Nel giro di poche ore, un po’ come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie, uno dopo l’altro quattro cardinali smentiscono di aver firmato la lettera (gli italiani Scola e Piacenza, gli arcivescovi di Parigi e Budapest Vingt-Trois ed Erdo, quest’ultimo autore della reazionaria relazione introduttiva dell’assemblea sinodale). Anche se potrebbe trattarsi di una smentita diplomatica. E altri due (il “ministro” dell’economia Pell e il cardinale sudafricano Fox Napier) dicono di aver firmato un testo diverso da quello pubblicato. Dagli Usa, sul settimanale dei gesuiti America, Gerard O’Connel, rivela che la lettera è sì firmata da 13 cardinali, ma i 4 che hanno smentito andrebbero sostituiti con altri quattro (Di Nardo, Rivera Carrera, Sgreccia e Njue), ma Rivera Carrera e Sgreccia dichiarano immediatamente di non aver firmato nulla. Arriva anche la precisazione del direttore della sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi, che condanna la pubblicazione della lettera come «un atto di disturbo» e ribadisce che sia il contenuto della lettera sia i nomi e il numero dei firmatari sono imprecisi.

Fra quelli che restano ci sono comunque dei pezzi da 90, come i prefetti delle Congregazioni per la dottrina della fede (Müller) e per il culto divino (Sarah), l’arcivescovo di New York (Dolan) e lo stesso Pell, che gettano acqua sul fuoco, ma confermano le preoccupazioni per un ammorbidimento del magistero. «L’ortodossia deve realizzarsi nella pastorale, ma non c’è una pastorale senza sana dottrina», dice Müller al Corriere della Sera (13/10). E Pell, attraverso un suo portavoce, puntualizza che «non esiste possibilità di cambiamento della dottrina, anche se alcuni «elementi di minoranza vogliono cambiare gli insegnamenti della Chiesa». È la conferma, come Adista sostiene da tempo, che i vescovi sono spaccati e che al Sinodo si gioca una partita importante, forse decisiva, per capire in quale direzione andrà veramente la Chiesa di papa Francesco. Proprio per questo, allora, tutti i colpi sono leciti, anche quelli che puntano soprattutto a creare scompiglio.

Sul fonte del dibattito – al di là delle interviste rilasciate dai padri sinodali e delle conferenze quotidiane piuttosto “ingessate” – la novità più rilevante è la pubblicazione delle due relazioni ufficiali di ciascuno dei 13 circoli minori divisi per gruppi linguistici (4 inglesi, 3 francesi, 3 italiani, 2 spagnoli, 1 tedesco). Documenti importanti perché saranno parte decisiva della Relazione finale che verrà redatta dalla apposita commissione sulla base del dibattito in assemblea generale (dove ciascun padre sinodale può parlare al massimo per tre minuti) e appunto delle relazioni dei Circoli minori (di cui diamo ampiamente conto nelle notizie successive). Fino ad ora, in base alla procedura dettata dalla Segreteria generale, si è discusso durante la prima settimana della prima parte dell’Instrumentus laboris (“Le sfide sulla famiglia”) e durante la seconda settimana della seconda parte (“Il discernimento della vocazione familiare”). Nella terza ed ultima settimana il confronto entrerà nel vivo perché si discuterà della terza parte dell’Instrumentum laboris (“La missione della famiglia oggi”), in cui sono presenti i nodi più problematici e divisivi: divorziati risposati, coppie conviventi, omosessuali e contraccezione. Il 24 ottobre la votazione della Relazione finale (che ci sarà, nonostante qualche indiscrezione avesse sostenuto il contrario) e, il giorno dopo, domenica, con una messa a San Pietro, la conclusione del Sinodo. Dopodiché, dal momento che il Sinodo è solo consultivo, il cerino resterà in mano a papa Francesco che dovrà prendere le decisioni

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