Sinodo: il circolo di lingua tedesca invoca il primato della coscienza

“Adista”
n. 37, 31 ottobre 2015

Luca Kocci

«Abbiamo percepito con grande turbamento e tristezza le dichiarazioni pubbliche di alcuni padri sinodali su persone, contenuto e svolgimento del sinodo», «prendiamo decisamente le distanze». «Nel malinteso sforzo di rispettare la dottrina della Chiesa, si è giunti ripetutamente ad atteggiamenti duri e intransigenti nella pastorale, che hanno portato sofferenza alle persone, in particolare alle madri nubili e ai bambini nati fuori dal matrimonio, a persone in situazioni di convivenza prematrimoniale e non matrimoniale, a persone di orientamento omosessuale e a persone divorziate e risposate. Come vescovi della nostra Chiesa chiediamo loro perdono».

La relazione del Germanicus, il circolo minore di lingua tedesca (moderatore card. Christoph Schönborn, relatore mons. Heiner Koch), comincia con una presa di distanza dalla lettera dei 13 cardinali che la scorsa settimana hanno criticato le procedure dell’assemblea sinodale, lanciando anche l’allarme sulla possibilità di consentire l’accesso ai sacramenti ai divorziati risposati aveva caratterizzato i lavori del Sinodo (v. Adista Notizie n. 36/15) e prosegue con una richiesta di perdono alle persone che sono state fatte soffrire in nome della dottrina.

Quindi i padri sinodali entrano nel merito e affrontano alcune questioni problematiche, come il gender («è sì possibile distinguere in modo analitico tra la sessualità biologica (sex) e il ruolo socioculturale dei sessi (gender), tuttavia non possono essere scissi in modo fondamentale o arbitrario. Tutte le teorie che considerano il genere dell’uomo un costrutto successivo e vogliono imporre, a livello sociale, la sua intercambiabilità arbitraria, vanno respinte come ideologie»), la «genitorialità responsabile» («dinanzi a Dio, e tenendo conto della loro situazione di salute, economica, morale e sociale, nonché del bene proprio e dei loro figli, come anche del bene dell’intera famiglia e della società, devono formarsi un giudizio circa il numero dei figli e il tempo tra l’uno e l’altro») e soprattutto l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. E su quest’ultimo nodo formulano una proposta decisamente avanzata, ispirata fatta al «discernimento», ma che punta soprattutto sul primato della coscienza. «Non esistono soluzioni semplici e generali», scrivono i padri sinodali di lingua tedesca, che invitano «a ben discernere le situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido. È pertanto compito del pastore compiere con la persona interessata questo cammino di discernimento». Un «cammino di riflessione e di penitenza» che, «esaminando la situazione oggettiva nel dialogo con il confessore, può contribuire, nel forum internum, a prendere coscienza e a chiarire in che misura è possibile l’accesso ai sacramenti». E qui entra in gioco la coscienza individuale: «Ognuno – si legge nella relazione – deve esaminare se stesso secondo le parole dell’apostolo Paolo (1 Corinzi 11, 28-31), che valgono per tutti coloro che si accostano alla mensa del Signore: “Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna (…). Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati».

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