Sinodo: ultime schermaglie prima della conclusione. Dove andrà la Chiesa di papa Francesco?

“Adista”
n. 37, 31 ottobre 2015

Luca Kocci

Se la scorsa settimana la lettera parzialmente spuria dei 13 cardinali che criticavano le procedure dell’assemblea sinodale e lanciavano l’allarme sulla possibilità di consentire l’accesso ai sacramenti ai divorziati risposati aveva caratterizzato i lavori del Sinodo (v. Adista Notizie n. 36/15), in questa terza ed ultima settimana la notizia della presunta malattia di papa Francesco che sarebbe affetto da un tumore benigno al cervello – lanciata dal Quotidiano Nazionale e smentita da chiunque poteva smentirla: il direttore della sala stampa vaticana p. Federico Lombardi, L’Osservatore romano, il medico che avrebbe visitato il papa – ha catalizzato l’attenzione dei media (informazione veritiera o nuovo “complotto” in stile Vatileaks per indebolire il papa facendolo sembrare malato o “fuori di testa”?), distraendoli dai lavori dell’assemblea sinodale. Dove invece si è giocata una partita importante, forse decisiva.

I 13 circoli minori divisi per gruppi linguistici (4 inglesi, 3 francesi, 3 italiani, 2 spagnoli, 1 tedesco) si sono infatti confrontati sulla terza ed ultima parte dell’Instrumentum laboris (“La missione della famiglia oggi”), in cui sono presenti i nodi più problematici: divorziati risposati, coppie conviventi, omosessuali e contraccezione. E hanno prodotto 13 relazioni – di cui diamo ampiamente conto nelle notizie successive – che, unitamente agli interventi dei 270 padri conciliari nel dibattito in assemblea generale, serviranno alla Commissione nominata dal papa per elaborare la Relazione finale del Sinodo che verrà messa si voti nel pomeriggio del 24 ottobre.

In assemblea il dibattito è stato vivace, e si sono confermate le due posizioni che dividono i vescovi, soprattutto sulla questione dell’ammissione ai sacramenti per i divorziati risposati, il tema più discusso e quello che inevitabilmente costituirà la cartina di tornasole sugli esiti del Sinodo. «Io penso che si debba chiarire bene la questione del matrimonio valido», ha sintetizzato a Radio Vaticana il card. Marc Ouellet, fra i capofila dei conservatori. «Se il matrimonio è nullo, si deve chiarire attraverso le procedure giudiziarie; altrimenti, se il vincolo coniugale e sacramentale indissolubile c’è, lì non possiamo, senza cambiare la dottrina, proporre un accesso ai sacramenti, perché è un punto dottrinale». Sul fronte opposto, il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha invece spiegato in assemblea che «si dovrebbe prendere in seria considerazione la possibilità, sebbene non in maniera generalizzata, di consentire ai divorziati risposati l’accesso al sacramento della penitenza e dell’eucaristia». Fra i due estremi, potrebbe farsi strada una terza via, di mediazione, ovvero quella di proporre un approccio personalizzato, distinguendo caso per caso, guidato dai vescovi diocesani. Che in un certo senso risponderebbe anche a quello che papa Francesco ha ripetuto – lo aveva già scritto nella Evangelii Gaudium – durante il discorso per la commemorazione del cinquantesimo anniversario del Sinodo dei vescovi, lo scorso 17 ottobre: «Non è opportuno che il papa sostituisca gli episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso avverto la necessità di procedere in una salutare decentralizzazione».

Mentre scriviamo, la commissione è al lavoro per l’elaborazione e la redazione della relazione finale del Sinodo, che verrà messa ai voti nel tardo pomeriggio di sabato 24 ottobre e poi consegnata al papa che deciderà cosa farne. Solo allora si capirà come è finito il Sinodo e, soprattutto, in quale direzione andrà veramente la Chiesa di papa Francesco

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