Tradizione e show, si apre il Giubileo

“il manifesto”
8 dicembre 2015

Luca Kocci

Tradizione e innovazione. Il Giubileo straordinario dedicato alla misericordia, che comincia ufficialmente oggi con l’apertura della “porta santa” della basilica di San Pietro, prosegue e rilancia la secolare tradizione della Chiesa cattolica avviata da papa Bonifacio VIII che nell’anno 1300 proclamò il primo Anno santo della storia. Ma quello che inizia oggi, sarà anche un Giubileo 2.0, perché i fedeli che vorranno varcare la porta santa – e partecipare agli altri eventi – dovranno essersi preventivamente prenotati online tramite il sito web http://www.im.va, creato per l’occasione.

Un elemento è rimasto identico, a dispetto dei secoli: la centralità romana, che resta la cifra di ogni Giubileo, anche questo targato papa Francesco, nonostante il profilo più basso rispetto a quello del 2000, in èra Wojtyla. Perché se Bergoglio si fosse limitato ad aprire, lo scorso 29 novembre durante il suo viaggio in Africa, la porta santa della cattedrale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana – un semplice portone di legno di una chiesa sobria ed essenziale –, il suo gesto avrebbe scardinato dalle fondamenta i meccanismi dell’evento che più di tutti esalta il centralismo romano e lo stesso papato. In questo modo, invece, tutto rientra nei binari della tradizione e tutto torna ai piedi della cattedra di Pietro. Nonostante qualche tentativo di decentralizzazione – l’anticipazione di Bangui ma soprattutto, domenica 13, l’apertura dei portoni, promossi a “porte sante”, delle cattedrali delle diocesi di tutto il mondo – che però sarà inevitabilmente sommerso dai grandi eventi romani.

Oggi si comincia, in una città militarizzata e apparentemente bilndata. Alle 9.30 messa solenne in piazza san Pietro, presieduta da papa Francesco, trasmessa in mondovisione dal Centro televisivo vaticano (e in ultra Hd per i degenti del policlinico Gemelli di Roma e i detenuti del carcere di San Vittore a Milano), e ovviamente in diretta dalla Rai. Ci sarà anche il papa emerito Benedetto XVI. E ci saranno le delegazioni degli Stati esteri e delle istituzioni italiane: il presidente della Repubblica Mattarella e il sottosegretario De Vincenti per il governo. Ci sarà spazio per un ricordo del Concilio Vaticano II, che si chiuse esattamente 50 anni fa, l’8 dicembre 1965, ma anche questa ricorrenza sarà schiacciata dall’apertura della porta santa, che papa Francesco varcherà alla fine della messa. Dopo l’Angelus di mezzogiorno, anche tutti i fedeli potranno attraversare la porta e “lucrare” l’indulgenza, corollario immutabile di ogni Giubileo. La prima giornata dell’Anno santo si concluderà con uno spettacolo hollywoodiano, Fiat Lux: dalle 19 alle 22 sulla facciata e sulla cupola della basilica vaticana saranno proiettate luci e immagini ispirate alla Laudato si’, l’enciclica “ecologica” di papa Francesco. Sponsor dell’evento, fra gli altri, la Banca mondiale, ovvero uno dei principali responsabili dello stato di salute del pianeta, la «casa comune» al centro della Laudato si’.

Nei prossimi giorni verranno aperte le porte sante delle altre tre basiliche patriarcali romane (San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le mura il 13 dicembre, Santa Maria Maggiore l’1 gennaio) e inizierà il fitto calendario di eventi romani: si comincerà con il Giubileo degli operatori dei pellegrinaggi (19 gennaio) e si finirà con il Giubileo dei carcerati (il 6 novembre 2016) – la conclusione, con la chiusura della porta santa di San Pietro, sarà il 20 novembre –, in mezzo i giubilei delle varie categorie (ragazzi e ragazze, ammalati e disabili, catechisti, ecc.) e i due eventi che faranno segnare il pieno di pellegrini, ovvero l’esposizione del corpo di padre Pio (13 febbraio) e la canonizzazione di madre Teresa di Calcutta (probabilmnente il 4 settembre).

Dal punto di vista prettamente ecclesiale, oggi entra in vigore la facoltà concessa da papa Francesco a tutti i preti «di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono». Non si tratta di un ridimensionamento del «peccato» – che resta «gravissimo», Bergoglio è stato chiaro – ma di un’estesione generalizzata della deroga che ordinariamente è concessa solo ad alcuni preti delegati dai propri vescovi. Inoltre diventa operativa anche la “sanatoria” concessa agli ultratradizionalisti lefebvriani della Fraternità San Pio X: tutti i fedeli che durante l’anno giubilare «si accosteranno per celebrare il sacramento della riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati» (che invece ora non ha valore). Chissà se sarà il preambolo ad una prossima piena riammissione dei lefebvriani nella Chiesa cattolica. E nei prossimi mesi potrebbe arrivare un’Esortazione postsinodale di papa Francesco che interpreti le conclusioni del Sinodo: potrebbe contenere il via libera all’ammissione ai sacramenti per i divorziati risposati – previo discernimento e distinguendo caso per caso –, un’eventualità che il Sinodo dei vescovi sulla famiglia dello scorso ottobre non ha escluso ma non ha nemmeno previsto esplicitamente.

Intanto oggi comincia lo spettacolo, e anche il Giubileo.

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