Dehoniani: ritirati i licenziamenti. E per “Il Regno” si aprono spiragli per una “nuova” vita

“Adista”
n. 1, 9 gennaio 2016

Luca Kocci

I dehoniani “salvano” i lavoratori, ritirando i licenziamenti già annunciati, ma rinunciano al Regno – l’ultimo numero, datato 15 dicembre 2015, è in stampa in questi giorni –, anche se la rivista potrebbe continuare a vivere con un altro editore nato “dal basso”.

L’accordo fra i sindacati e il Centro editoriale dehoniano (Ced) è stato siglato nella notte del 21 dicembre: prevede, in sostanza, la cancellazione dei 9 esuberi che sarebbero scattati il primo gennaio 2016, in cambio di una cospicua riduzione dell’orario di lavoro (20%) e degli stipendi per i 30 dipendenti del Ced; rispetto al Regno, invece, «si sta lavorando alla possibilità di agevolare una continuità esterna dell’esperienza editoriale» della rivista.

 

La crisi e la soluzione

La crisi era esplosa a luglio 2015, con l’annuncio, da parte del Ced, per motivazioni economiche – a cui non era estraneo il forte calo degli abbonati del Regno –, della chiusura di tre riviste: appunto Il Regno, Settimana e Musica e assemblea (v. Adista Notizie n. 28/15). A settembre poi era stata comunicata l’intenzione di procedere al licenziamento di 9 dipendenti (4 del Regno più altri 5 da individuare all’interno degli altri comparti delle attività editoriali dei dehoniani), a cui era seguita una decisa mobilitazione dei lavoratori, con alcune giornate di sciopero, e l’avvio di una trattativa serrata per salvare l’occupazione (v. Adista Notizie n. 32/15).

Che si è conclusa positivamente, con il ritiro dei licenziamenti, poco prima di Natale. «È un risultato importante il cui merito va principalmente alle lavoratrici e ai lavoratori», si legge nella nota congiunta di Slc-Cgil e Fistel-Cisl dopo la firma. «Dopo mesi di trattativa, tre giornate di sciopero, tante iniziative pubbliche e tanta solidarietà, ha prevalso la capacità di dialogo, grazie particolarmente alla coesione e alla determinazione dei lavoratori a rimanere uniti».

L’accordo è piuttosto articolato. Il punto centrale prevede, per i dipendenti a partire dal giugno 2016 (fino ad allora resta in vigore l’attuale contratto di solidarietà, leggermente più vantaggioso), la riduzione dell’orario di lavoro del 20% e la conseguente riduzione degli stipendi, che viene parzialmente compensata dagli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà e cassa integrazione), per cui la perdita monetaria per ciascun lavoratore sarebbe al massimo dell’8%. Congelati i «premi di risultato» per un triennio, ma salvate le quattordicesime e le altre garanzie (permessi, sanità integrativa, ecc.). Istituita anche una «banca ore» per «gestire la flessibilità» e introdotti principi di tutela per i lavoratori aticipi e a tempo determinato.

L’accordo è valido per tre anni. Poi si vedrà. «Abbiamo convinto l’azienda a prendersi del tempo per cercare di rilanciare l’iniziativa editoriale, e questa è stata una grande vittoria», spiega ad Adista Daniela Sala, redattrice del Regno e componente della Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu), esprimendo la soddisfazione dei lavoratori.

 

Il Regno: futuro incerto, ma senza i dehoniani

Ancora incerto il futuro del Regno, una delle più autorevoli e preziose riviste dell’informazione religiosa italiana, fondata nel 1956 come bollettino dei Sacerdoti del Sacro Cuore (il nome completo dei dehoniani) e negli anni del Vaticano II diventata uno dei periodici di punta del cattolicesimo conciliare.

Ad oggi, l’unica cosa sicura è che sta andando in stampa l’ultimo numero (l’11/2015) “targato” dehoniani. Nella nota sindacale è detto genericamente che «si sta lavorando alla possibilità di agevolare una continuità esterna dell’esperienza editoriale» della rivista. Più o meno lo stesso auspicio che formulava il direttore, Gianfranco Brunelli, a luglio, quando il Ced ne annunciò la chiusura: «Chiudere questa nostra storia nel momento in cui il pontificato di papa Francesco rilancia in ogni punto della vita della Chiesa lo spirito e la forma del Concilio Vaticano II, di cui questa rivista è stata tra i protagonisti, ha persino qualcosa di paradossale oltre che di doloroso», scriveva allora Brunelli. «Come direttore e come redazione ci auguriamo che questa storia possa proseguire in altro modo e in altra forma nella continuità di un servizio d’informazione religiosa che è stato in questi 60 anni libero, competente e fedele».

In realtà, sebbene non vi sia nulla di ufficiale, le cose sono andate avanti. È in via di definizione la costituzione di una associazione – costituita da un gruppo di persone vicine al Regno ma anche da altri soggetti – che rileverebbe la testata dai dehoniani, i quali la cederebbero a costo zero, per consentire la prosecuzione dell’esperienza (e anche per non essere considerati responsabili dell’uccisione definitiva della rivista, nella quale anzi conserverebbero una presenza, sebbene meramente simbolica); della partita dovrebbe far parte anche la società editrice Il Mulino, che si occuperebbe della distribuzione.

Che le trattative siano a buon punto e che ci sia una certa fiducia è testimoniato dal fatto che lo stesso Brunelli, principale animatore dell’operazione e attualmente impegnato nella raccolta dei capitali per ripartire, ha comunque lasciato il Ced – era uno dei 9 licenziati riassorbiti al termine della trattativa sindacale –, scommettendo tutto sulla prosecuzione dell’esperienza del Regno. E se il progetto fosse convincente, anche gli altri redattori del Regno (due dei quali ricollocati dal Ced negli altri settori editoriali) potrebbero scegliere, ora liberamente e non con la mannaia del licenziamento, di lasciare i dehoniani e seguire Brunelli al “nuovo” Regno. La questione dovrebbe chiarirsi in tempi brevi, forse già a gennaio, e in tal caso non ci sarebbe nemmeno l’interruzione delle pubblicazioni.

 

Settimana: «Congedo in piedi»

Non sono invece previsti percorsi alternativi per Settimana, l’altra rivista dei dehoniani che il 31 dicembre ha chiuso ufficialmente i battenti, dopo 50 anni di vita (venne rilevata nel 1965 dai dehoniani, che la acquisirono dalle edizioni Presbyterium di Padova), anche se nell’ultimo editoriale sull’ultimo numero di Settimana (44/2015) – “Congedo in piedi” – si fa riferimento generico a «qualche forma di continuità di rapporto con i nostri lettori».

«Chiudere una rivista non è mai operazione indolore. Per noi che la scriviamo come per i lettori che la leggono e per le comunità cristiane che, in qualche maniera, se ne alimentano», scrive il direttore, Lorenzo Prezzi (che è anche direttore del Ced, quindi primo responsabile delle scelte editoriali dei dehoniani). «Un velo di tristezza e di melanconia copre inevitabilmente anche le scelte più pensate e sofferte. È la decisione giusta? È il momento opportuno? Si poteva fare altrimenti? Si può pensare a qualche altro strumento? Queste e altre domande affollano i pensieri, ma non cambiano la realtà». Ovvero la insostenibilità della crisi economica che, scrive Prezzi, è l’unico motivo della chiusura: 80mila euro di deficit all’anno e un calo continuo degli abbonati.

Detto questo, conclude Prezzi, «siamo consapevoli che il grande patrimonio costruito non può essere rimosso o cancellato e che esso impegna noi a una qualche forma di continuità di rapporto coi nostri lettori. Non si spezza un legame nel sogno di una Chiesa rinnovata dallo Spirito».

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