Nell’arena romana il gran Family day dei cattolici integralisti

“il manifesto”
28 gennaio 2016 (supplemento)

Luca Kocci

Hanno previsto che piazza San Giovanni non sarebbe riuscita a contenere tutti i partecipanti al Family day di sabato 30 gennaio, così gli organizzatori hanno cambiato in corsa il programma e hanno prenotato l’arena del Circo Massimo, trasformando quello che sarebbe dovuto essere un corteo per le vie della Capitale in un «raduno statico», dalle due del pomeriggio in poi.

«Con grande soddisfazione abbiamo registrato una massiccia risposta alla convocazione del Family day, da tempo richiesta a gran voce e con determinazione dal nostro popolo, tanto che il favore incontrato ci ha spinto al cambiamento di piazza», spiega Massimo Gandofini, presidente del comitato “Difendiamo i nostri figli”, che ha promosso la manifestazione con un obiettivo preciso: affossare il Ddl Cirinnà. La piazza riempita dal “popolo cattolico” come strumento di pressione sui parlamentari (soprattutto cattolici), affinché respingano la legge e salvino così la «famiglia naturale».

Quella di sabato sarà prevalentemente, se non esclusivamente, una “piazza cattolica”. Ma niente affatto rappresentativa della pluralità del mondo cattolico, bensì culturalmente e politicamente definita, perché la maggior parte delle associazioni, dei movimenti e dei gruppi che hanno risposto alla “chiamata alle armi” contro il Ddl Cirinnà è riconducibile ad un’area ecclesiale omogenea conservatrice e tradizionalista, quando non integralista (mancheranno infatti associazioni come Azione cattolica, Agesci, Acli).

Motore dell’iniziativa è il Comitato “Difendiamo i nostri figli” – ovviamente si autoproclama «nato spontaneamente al di fuori di ogni appartenenza politica e confessionale» –, che ha avuto il suo “battesimo del fuoco” il 20 giugno 2015, data del Family day n. 1, concluso in piazza San Giovanni. Una struttura leggera, ma un manifesto programmatico pesante, che si ispira ai ratzingeriani «principi non negoziabili»: diritto alla vita «dal concepimento alla morte naturale» (quindi no ad aborto, eutanasia e testamento biologico), famiglia «naturale fondata sull’unione matrimoniale fra un uomo e una donna» (no a coppie di fatto e unioni civili, soprattutto omosessuali), «diritto di ogni bambino ad avere e crescere con una mamma/femmina ed un papà/maschio» (no a stepchild adoption) e ad «essere educato nel rispetto ed in coerenza con la propria identità sessuata, maschio o femmina» (no ad «ideologia gender»).

Scorrendo alcuni nomi del comitato promotore (16 persone, di cui solo 3 donne), la connotazione di “Difendiamo i nostri figli” risulta chiara, e soprattutto si capisce chi sarà in piazza sabato: il portavoce, Gandolfini, neurochirurgo e padre di 7 figli adottivi, già vicepresidente dell’associazione “Scienza & Vita” (nata oltre 10 anni su impulso dell’allora presidente della Cei, card. Ruini, per contrastare la legge 40 sulla fecondazione assistita), tra i responsabili delle comunità neocatecumenali bresciane; Mario Adinolfi, ex deputato Pd, ora direttore del quotidiano La Croce (organo dell’associazione “Voglio La Mamma”); la giornalista, blogger e scrittrice Costanza Miriano, autrice di libri come Sposati e sii sottomessa e Obbedire è meglio; i dirigenti di “Generazione famiglia”, il ramo italiano dell’originale francese “La manif pour tous” (l’associazione transalpina che si oppone al matrimonio omosessuale e alle leggi anti-omofobia), Jacopo Coghe, Filippo Savarese (neocatecumenale anche lui) e Maria Rachele Ruiu; il presidente nazionale dei “Giuristi per la Vita”, Gianfranco Amato; Toni Brandi, presidente dell’associazione ProVita.

«Non esiste un elenco ufficiale di adesioni, chi vuole scendere in piazza è libero di farlo», ci rispondono dall’ufficio stampa di “Difendiamo i nostri figli”. Ma è comunque possibile tracciare una mappa delle principali associazioni e movimenti che saranno al Circo Massimo.

In prima fila i neocatecumenali – un milione in tutto il mondo, 250mila in Italia –, ampiamente rappresentati nel comitato promotore di “Difendiamo i nostri figli” (oltre a Gandolfini e Savarese, ci sono anche Paolo Maria Floris, vicepresidente dell’associazione “Identità cristiana”, e il leader dei neocatecumenali romani, Giampiero Donnini), ma soprattutto in grado di mobilitare decine di migliaia di persone ad un solo cenno del loro capo carismatico, Kiko Arguello, a cui i seguaci tributano obbedienza cieca e assoluta. Se non ci fosse stata la massa d’urto dei neocatecumenali, il Family day del 20 giugno sarebbe stata poco più che una manifestazione di paese. Lo schema si ripeterà anche il 30 gennaio, quando Kiko parlerà di nuovo dal palco, come fece già a San Giovanni: allora, forse in preda all’estasi predicatoria, arrivò a dire che alcuni comportamenti delle donne possono alimentare i femminicidi, chissà questa volta…

Nutrita sarà anche la presenza del Rinnovamento nello Spirito santo, movimento carismatico che solo in Italia conta 250mila adepti. Nessun ruolo organizzativo, ma al Circo Massimo saranno in migliaia. «Il Rinnovamento nello Spirito Santo valuta necessario che ci siano uomini e donne che in virtù della propria cittadinanza attiva manifestino a Roma il 30 gennaio contro un disegno di legge ingiusto, fuorviante rispetto alle reali richieste del Paese e dunque non condivisibile», annuncia la nota del Comitato nazionale del movimento. L’aut-aut ai parlamentari cattolici è netto: riflettete e soprattutto pregate «per discernere il bene dal male, la verità dall’errore».

Insieme ai movimenti, a riempire il Circo Massimo saranno le 400 associazioni familiari riunite nel Forum delle famiglie, guidato dal neopresidente Gianluigi De Palo, ex capo delle Acli romane ed ex assessore alla Famiglia della giunta Alemanno. Al Forum aderisce anche l’associazione famiglie numerose (i cui aderenti devono avere almeno quattro figli): «Le nostre famiglie sono felici di scendere in piazza, sono convinte e fiduciose di esserci», spiegano i presidenti nazionali Raffaella e Giuseppe Butturini. «Il matrimonio è uno solo: quello di una mamma, di un papà e dei figli. Siamo sereni: la famiglia resiste, soprattutto quella con figli. Ha una storia millenaria dietro le spalle. È come una molla, più la comprimi, più scatta forte. Sul campo la vittoria sarà sua».

Mobilitata è anche la scuola cattolica. Gli istituti dell’Opus Dei associati alla Faes (Famiglie e scuole) hanno dato l’adesione ufficiale. Ma sarà soprattutto l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) a portare a Roma migliaia di famiglie, con bambini e ragazzi al seguito, anche perché ha garantito che pagherà la metà delle spese di trasporto in pullman: invitiamo «tutti i nostri soci a partecipare per testimoniare la bellezza della famiglia naturale, il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre, l’indisponibilità della persona, l’intangibilità dell’umanità».

Ad animare la partecipazione al Family day, il combattivo cartello dei mezzi di informazione cattolici conservatori. Oltre alla Croce di Adinolfi, c’è il filo-ciellino Tempi diretto da Luigi Amicone (che sta organizzando anche dei treni speciali) e gli integralisti La nuova bussola quotidiana (sottotitolo: «Fatti per la Verità») e Il Timone (sottotitolo: «Informazione e formazione apologetica».

Insomma la piazza sarà “cattolica”, ma una parte consistente del mondo cattolico non ci sarà.

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