«Cattolici, candidatevi alle prossime amministrative!». Un appello della Curia di Milano

“Adista”
n. 4, 30 gennaio 2016

Un appello ai cattolici a partecipare alla vita politica della città e a candidarsi alle elezioni amministrative della prossima primavera. Lo lancia il Consiglio episcopale della diocesi di Milano – retta dal card. Angelo Scola – a poco più di tre mesi dall’apertura dei seggi per eleggere il nuovo sindaco del capoluogo ambrosiano e mentre è in corso la campagna elettorale per le primarie del centro sinistra in programma il 7 febbraio (candidati, fino ad ora, l’ex manager di Expo Giuseppe Sala, l’attuale vicesindaco della giunta Pisapia Francesca Balzani, il presidente della Uisp Antonio Iannetta e l’attuale assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino).

«Il tema della politica e dell’amministrazione pubblica è stato troppo a lungo censurato nei confronti interni alla comunità cristiana forse per il rischio di causare divisioni e contrapposizioni», si legge nel documento del Consiglio episcopale milanese, che «incoraggia ora i laici a confrontarsi sulla situazione, a interpretare le problematiche di questo momento», condividendo «la persuasione che sia possibile praticare uno stile cristiano tra coloro che hanno a cuore la vita buona in città».

È alla luce di ciò che i cattolici vengono incoraggiati ad impegnarsi e anche a candidarsi: «Tra i cattolici italiani ci sono persone competenti, illuminate, capaci di unire letture sintetiche e complessive con proposte concrete e locali», dunque «si facciano avanti anche a Milano e nelle terre ambrosiane! Prendano la parola, guadagnino ascolto, siano presenze stimolanti e costruttive per tutta la comunità cristiana, non solo in confronti “privati” o in contesto accademico. In questo momento caratterizzato da scetticismo, scoraggiamento, paura, astensionismo, individualismo, anche i cristiani sembrano spesso sopraffatti da un senso di impotenza che li orienta a preferire gesti spiccioli di generosità agli impegni politici e amministrativi. Si lascia ai vescovi di formulare valutazioni, mentre i laici cristiani sono spesso senza voce di fronte alle questioni emergenti del nostro tempo, zittiti dai media, ma anche timidi nell’esporsi con proposte in cui si mettano in gioco di persona». Pertanto, esorta il Consiglio episcopale milanese, «per chi ne ha capacità, preparazione e possibilità è doveroso anche presentarsi come candidati con la gratuità di chi si offre per un servizio e ci rimette del suo».

Nessuna priorità specifica viene indicata dalla Curia milanese, solo alcuni temi generali e trasversali: la «famiglia e le problematiche antropologiche e demografiche, la povertà e le forme della solidarietà, il lavoro e le prospettive per i giovani, la libertà di educare, l’attenzione alle periferie geografiche ed esistenziali». Unitamente ad un generico richiamo alla Dottrina sociale della Chiesa («È doveroso per i cattolici e utile per tutti fare riferimento con competenza aggiornata e con capacità argomentativa agli insegnamenti ecclesiali, raccolti nella Dottrina sociale della Chiesa»), informata a papa Francesco («ribaditi con alcune particolari insistenze da papa Francesco: Evangelii gaudium, 2013 e Laudato si’, 2015»).

A rimarcare la proclamata equidistanza del Consiglio episcopale da schieramenti e candidati, una serie di richiami alla «prudenza» indirizzati alle istituzioni cattoliche: parrocchie, scuole cattoliche, associazioni e movimenti ecclesiali «non devono mettere sedi e strutture a disposizione delle iniziative di singoli partiti o formazioni politiche»; per evitare che le attività pastorali vengano strumentalizzate a fini elettorali, è prudente «non programmare iniziative che coinvolgano persone candidate o già impegnate a livello politico»; «gli appartenenti a organismi ecclesiali, a maggior ragione se occupano cariche di rilievo, qualora intendano mettersi a disposizione del bene comune candidandosi alle elezioni, sono da considerarsi sospesi dai predetti organismi e lasceranno il proprio incarico in caso di elezione avvenuta»; chi riveste compiti o ruoli di responsabilità nelle istituzioni e negli organismi ecclesiali «è invitato ad astenersi rigorosamente da ogni coinvolgimento elettorale con qualsiasi schieramento politico»; «ai presbiteri è richiesta l’astensione da qualsiasi forma di propaganda elettorale e di attività nei partiti e movimenti politici».

Noi Siamo Chiesa: parole di carta

Sulla Nota del Consiglio episcopale interviene criticamente Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa e milanese “doc”: «Il testo invita alla partecipazione contro il qualunquismo senza alcuna riflessione sui perché della disaffezione. Poi invita il circuito ecclesiastico a non sponsorizzare questo o quello. Dopo qualche richiamo generale alla dottrina sociale e ai testi del papa, niente dice sui problemi emergenti anche nella diocesi di Milano, quelli dei migranti, delle nuove povertà, del razzismo strisciante, dei giovani e così via. La Caritas dice cose ben diverse. La Lega, che contestava Tettamanzi, ora è tranquilla, può infilarsi nel comodo unanimismo con cui sarà accolto un appello insipido e, in quanto tale, espressione dell’immobilismo e del perbenismo della destra cattolica».

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