I pacifisti denunciano il governo: vende armi all’Arabia e viola la 185. Intervista a Sergio Paronetto (Pax Christi)

“Adista”
n. 6, 13 febbraio

Luca Kocci

Violazione della 185/90, la legge che regola le esportazioni di armamenti made in Italy all’estero (proibendo, tra l’altro, la vendita di armi a Paesi in stato di conflitto e che violano i diritti umani), in seguito alle recenti numerose spedizioni dall’Italia di bombe aeree all’Arabia Saudita (v. Adista Notizie nn. 40 e 43/15). È questa l’ipotesi di reato per cui Rete italiana disarmo, Opal (Osservatorio permanente sulle armi leggere), Archivio disarmo, Movimento nonviolento, Pax Christi e Beati i costruttori di pace, attraverso alcuni rappresentanti, hanno denunciato il governo italiano alle Procure della Repubblica di Roma (sede delle istituzioni governative), Brescia (dove ha sede l’azienda tedesca Rwm Italia, fornitrice delle bombe aeree), Cagliari (da dove sono partiti i voli per l’Arabia) e Pisa (dove c’è una base dell’aeronautica militare).

«Siamo giunti a questa decisione – spiega Francesco Vignarca (coordinatore della Rete disarmo) – a seguito delle continue spedizioni dalla Sardegna all’Arabia Saudita di tonnellate di bombe: armi che servono a rifornire la Royal Saudi Air Force che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite, esacerbando un conflitto che ha portato a quasi 6mila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (tra cui 830 tra donne e bambini) e alla maggiore crisi umanitaria in tutto il Medio Oriente. Non ci risulta che le Camere siano state consultate in merito a queste spedizioni di bombe, anzi, alle diverse interrogazioni parlamentari presentate, il governo non ha ancora reagito. E a fronte delle risposte, evasive e anche contraddittorie, degli esponenti governativi, abbiamo ritenuto doveroso inoltrare alla Magistratura un esposto per chiedere alle autorità preposte di verificare la legalità e l’osservanza della legge 185».

Un esposto è stato presentato anche alla Procura di Verona, lo scorso 28 gennaio, ed è stato sottoscritto, fra gli altri, da Mao Valpiana (presidente del Movimento Nonviolento), Sergio Paronetto (vicepresidente nazionale di Pax Christi), p. Efrem Tresoldi (direttore di Nigrizia, mensile dei missionari comboniani) e Paolo Ferrari delle Comunità Cristiane di Base.

«Abbiamo deciso di presentare l’esposto alla Procura per amore della vita e della pace, per verificare l’osservanza della legge 185 del 1990, una conquista dei movimenti della pace, e per fedeltà alla Costituzione italiana e alla Carta dell’Onu», spiega ad Adista il vicepresidente nazionale di Pax Christi.

Paronetto, ritieni che un’iniziativa di questo tipo possa avere qualche effetto concreto? O si tratta di un’azione simbolica e di un modo per denunciare pubblicamente il fatto che il nostro Paese, pur senza combattere, è coinvolto nel conflitto?

L’iniziativa è concreta, economica e geo-politica: non si spegne il fuoco gettando benzina in un luogo già esplosivo dove può scatenarsi una guerra globale tra Arabia Saudita e Iran, vicino ai bombardati dello Yemen. Serve, poi, a evidenziare il nostro sistema di guerra, le nostre complicità con le bande armate del terrorismo. Siamo in una fase di riarmo incalzante. Nel “Libro bianco per la difesa” è scritto che l’industria delle armi costituisce «un pilastro economico senza eguali per il sistema Paese». Siamo forse alla vigilia di un’altra guerra?

Pax Christi appoggia l’iniziativa, oppure hai presentato l’esposto a titolo personale?

L’adesione è del movimento, che è piccolo ma attivo e tenace. Accompagneremo la campagna con iniziative comuni e interventi specifici. È nostra intenzione anche aiutare la Conferenza episcopale italiana e le comunità cristiane a uscire dal mutismo nei confronti della produzione e del commercio delle armi e a vivere la misericordia come disarmo.

Prima di rivolgervi alla Procura, avete tentato di interpellare il governo? Ci sono state delle risposte?

Il problema è stato sollevato più volte a partire dal viaggio del premier Matteo Renzi in Arabia Saudita. Ci sono state anche delle interrogazioni parlamentari rivolte ai ministri Roberta Pinotti (Difesa) e Paolo Gentiloni (Esteri), che però hanno risposto in maniera evasiva.

Forse, qualche anno fa, il movimento pacifista era maggiormente capace di mobilitazione rispetto ad oggi. Cosa succede? Si tratta di una fase di “stanchezza”?

Il movimento per la pace vive una fase di difficoltà, ma anche di ricomposizione-innovazione. Alle grandi manifestazioni è bene sostituire una rete di “germinazioni”, di nonviolenza sociale, di relazioni conviviali e di campagne mirate, come quelle sulla legge 185 o sulla Difesa civile non armata o sui beni comuni, anche se non mancano eventi popolari come la Perugia-Assisi, le Arene di pace e disarmo, gli incontri ecumenici, le attività di “Ponti e non muri”.

In tanti, anche dal mondo politico, applaudono papa Francesco. Eppure le sue denunce, numerose e circostanziate, sulla produzione e sul commercio delle armi sono sistematicamente ignorate e spesso fanno fatica anche ad apparire sui media. Perché?

È scomodo, pericoloso e temerario parlare di armi e di commercio di armi. Papa Francesco ha detto che coloro che fabbricano e vendono armi sono «povera gente criminale» (24 maggio 2014), «maledetti e delinquenti» (19 novembre 2015) o prigionieri di una «economia che uccide» (Evangelii gaudium, 53). L’intervento a Redipuglia del settembre 2014 contro gli «affaristi della guerra» è stato nascosto anche nella Chiesa. In silenzio o apertamente, molti contrastano il papa: tradizionalisti europei e “teocon” statunitensi, laicisti, liberisti, leghisti, nazionalisti, poteri riservati, opinionisti de Il foglio o scrittori come Antonio Socci, e persino qualche vescovo e cardinale. E all’estero sono forti le battaglie anti-Bergoglio promosse da Dick Cheney, dalla Halliburton, dall’American Enterprise Institute, dai consiglieri della Lockheed Martin, principale produttore mondiale di sistemi d’arma.

Anni fa nella Chiesa italiana c’erano personalità e vescovi “profetici” che si esponevano con forza su questi temi, a cominciare da don Tonino Bello, a cui, fra l’altro, hai dedicato diversi libri (Tonino Bello, maestro di nonviolenza. Pedagogia, politica, cittadinanza attiva e vita cristiana, Paoline, 2012; Amare il mondo. Creare la pace. Papa Francesco e Tonino Bello, La Meridiana, 2015). Oggi la sensibilità si è affievolita?

Causa l’ampiezza dei mali e la sensazione di impotenza, molti sono caduti nella depressione o nel dominio del pensiero unico. Sono, però, convinto che sia giusto valorizzare ogni testimone di pace, custodire le ragioni della speranza e accompagnare con spirito laico-credente Francesco, uno dei pochi riferimenti mondiali credibili sui temi della pace, della giustizia e della cura del creato.

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