“Alleanza contro la povertà in Italia”: il governo Renzi si sta impegnando, ma poco e male

“Adista”
n. 7, 20 febbraio 2016

Luca Kocci

Lotta alla povertà: il governo Renzi ha cominciato ad affrontare seriamente la questione, ma affinché le misure siano realmente efficaci bisogna aggiornarle profondamente e rapidamente. Il giudizio ambivalente – positivo per le intenzioni, negativo nel merito – arriva dalla Alleanza contro la povertà in Italia, la rete di oltre trenta associazioni ecclesiali (fra cui Acli, Azione cattolica, Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Movimento dei Focolari) sociali e sindacali che da anni porta avanti una battaglia politica per l’introduzione del Reis, il Reddito di inclusione sociale (v. Adista Notizie nn. 41/13, 28/14 e 36/15).

Il riferimento è alla legge di stabilità 2016: «Con la recente legge di stabilità – viene spiegato in una nota dell’Alleanza contro la povertà – il governo ha varato il più significativo intervento mai deciso in Italia contro la povertà. È stato previsto, infatti, un nuovo stanziamento di 600 milioni di euro per il 2016 e di 1 miliardo a partire dal 2017 che, aggiungendosi ad altre risorse già disponibili, portano il finanziamento complessivo a circa 1,5 miliardi per ognuno dei prossimi anni. Grazie a questa cifra si introdurrà un sostegno destinato ad alcune famiglie in povertà con figli, che dovrebbe comporsi di un contributo economico e di percorsi d’inserimento sociale e lavorativo». Ma si pensa anche alle parole del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che la scorsa settimana ha illustrato i contenuti del disegno di legge delega per il reddito minimo approvato dal governo: un sostegno al reddito pari a circa 320 euro al mese per un milione di poveri accompagnato da un piano per la loro inclusione sociale.

«A fronte del disinteresse mostrato dalla politica in passato, la legge di stabilità rappresenta ciò che di meglio sia mai stato realizzato in Italia nella lotta all’esclusione sociale», prosegue l’Alleanza contro la povertà, che però, dopo gli applausi, evidenzia i punti dolenti: «Il nostro ritardo, però, è tale che per arrivare al Reis il cammino da compiere è ancora lungo».

Il Reis a cui punta l’Alleanza contro la povertà è «una misura nazionale rivolta a tutte le famiglie che vivono la povertà assoluta in Italia», ovvero oltre quattro milioni di persone. L’importo non è fisso – come i 320 euro di Poletti – ma variabile, perché è dato dalla differenza tra il reddito familiare e la soglia Istat di povertà assoluta. Al sostegno economico si deve accompagnare l’erogazione di una serie di servizi sociali (per l’impiego, contro il disagio psicologico e sociale, per esigenze di cura).

E se questo è l’obiettivo, allora i provvedimenti e le intenzioni del governo contenuti nella legge di stabilità e del ddl per il reddito minimo vanno modificate. Infatti, segnala l’Alleanza, « non è previsto il necessario incremento di finanziamenti. La delega esclude ulteriori stanziamenti per la lotta alla povertà, tranne quelli provenienti dal riordino complessivo delle prestazioni assistenziali», quindi è impossibile, «e neppure avvicinabile, prima del prossimo decennio il reperimento dei 7 miliardi indispensabili per il

Reis». L’Alleanza richiede, invece, di «prevedere un percorso di graduale incremento delle risorse che permetta di introdurre il Reis nella sua interezza entro il 2019» e «di separare gli atti sulla lotta alla povertà da quelli sulla revisione dell’assistenza». Se le due problematiche non venissero scisse, ammonisce l’Alleanza con buona dose di realismo, «la gran parte del dibattito sulla delega non riguarderebbe i poveri bensì la revisione della spesa», mentre il tema della lotta alla povertà in Italia deve essere posto «al centro dell’attenzione pubblica». Inoltre la platea di beneficiari prevista dai provvedimenti governativi è piuttosto ridotta rispetto alle reali esigenze del Paese: il 30 per cento dei poveri. L’Alleanza propone pertanto di giungere al Reis attraverso un piano in quattro annualità, dal 2016 al 2019, che incrementi progressivamente le risorse sino a disporre, alla sua conclusione, dei 7 miliardi necessari a raggiungere tutti i 4,1 milioni di persone in povertà assoluta. L’inclusione sociale, poi, rischia di rimanere solo un «obiettivo dichiarato». L’attuale testo della delega, denuncia l’Alleanza, sotto questo aspetto «suscita preoccupazione»: per i servizi territoriali si prevedono solo finanziamenti europei temporanei, che scompariranno all’inizio del prossimo decennio, evidenziando così «il carattere di provvisorietà dello stanziamento per i percorsi d’inclusione».

«Il governo Renzi – conclude l’Alleanza contro la povertà in Italia – ha avuto il merito di costruire le condizioni affinché nel nostro Paese si possa gradualmente arrivare all’introduzione di una misura nazionale con il profilo del Reis. L’approvazione dell’attuale testo del disegno di legge delega, però, allontana l’obiettivo. Pertanto ne chiediamo una profonda revisione, attraverso un ampio confronto pubblico tra governo, Parlamento e soggetti sociali».

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