Propaganda di guerra: Pax Christi denuncia il matrimonio tra scuola e forze armate

“Adista”
n. 11, 19 marzo 2016

Luca Kocci

Bambini al cinema con i pullman dell’Esercito italiano. Succede a Castelletto Sopra Ticino, piccolo centro sul versante novarese del lago Maggiore, dove l’amministrazione comunale ha sottoscritto un accordo con la caserma “Babini” di Bellinzago che prevede «il supporto dei militari per alcune iniziative di pubblica utilità», fra cui il trasporto dei bambini delle scuole.

E così, lo scorso 2 marzo, i pullman verde-militare del Reggimento gestione aree di transito di Bellinzago hanno prelevato i 700 bambini delle scuole materne ed elementari di Castelletto e li hanno portati al cinema. Ma c’è stato anche il tempo perché alcuni ufficiali tenessero una breve lezione sulla prima guerra mondiale, nel suo centenario.

Questo accordo fra una caserma, un’amministrazione comunale e una Direzione didattica «è importante – spiega Matteo Besozzi, sindaco di Castelletto Sopra Ticino Ticino nonché presidente della Provincia di Novara – perché i militari guidati dal colonnello Riva certamente sapranno dare un contributo determinante, mettendo a disposizione i loro mezzi, dai bus alle cucine da campo, a molte attività utili per il paese, consentendo anche un risparmio significativo per le casse del Comune». «Negli anni passati ci affidavamo a ditte private – aggiunge al Secolo XIX l’assessore alla cultura e istruzione, Vito Di Luca –, quest’anno abbiamo trovato l’accordo con la caserma “Babini”, a fronte di un rimborso spese. Per noi è anche un modo si spiegare che i mezzi dell’esercito vengono impiegati anche per attività sociali e culturali, in aiuto alla comunità».

Esprime la sua perplessità don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi e parroco a Cesara (Verbania), poco distante da Castelletto Sopra Ticino. «“Che bello!”, verrebbe da dire. Almeno una cosa a favore dei bambini, con tutta la crisi che c’è». Ma, aggiunge in una nota pubblicata su Mosaico di Pace, mensile promosso da Pax Christi, «se la scuola non ha fondi bisognerebbe fare in modo che l’istituzione scuola funzioni meglio, che agli insegnanti venga riconosciuta più dignità nel loro lavoro e, se non ci sono soldi, bisognerebbe trovarli, magari togliendoli proprio all’Esercito. Qui non siamo di fronte ad una calamità naturale per cui ben venga l’intervento immediato anche dell’esercito. Anche se, davanti al susseguirsi di calamità, bisognerebbe investire in Protezione Civile, ruspe e badili non in carri armati, di fronte ai numerosi incendi forse dovremmo avere più aerei Canadair togliendo i soldi dagli aerei da guerra F-35 che costano 130 milioni l’uno. Oggi abbiamo un esercito non più di leva, ma di “professionisti volontari”, il cui mandato non è portare i bambini al cinema, ma “difendere gli interessi ovunque minacciati o compromessi”. Cioè fare la guerra!».

La scuola, del resto, orami da molti anni, è diventata “terra di conquista” delle Forze armate che, oltre al tradizionale “orientamento” sulle opportunità professionali offerte da Esercito, Aeronautica, Marina e Carabinieri – ovvero la propaganda a favore dell’arruolamento – organizza una serie di attività varie, da pseudo-lezioni di storia per esempio sulla prima guerra mondiale (come infatti avvenuto anche nelle scuole di Castelletto, fra una proiezione e un’altra) a training militari (v. Adista Notizie nn. 1/05, 79/08, 59 e 75/10, 19/11 e articolo di Antonio Mazzeo nel fascicolo di Adista Segni Nuovi supplemento a questo numero di Adista Notizie). Ed è per questo che già da qualche anno Pax Christi promuove la campagna “scuole smilitarizzate”, invitando gli istituti a sottoscrivere un “Manifesto della scuola smilitarizzata” (v. Adista Segni Nuovi 19/13). «L’istituto si impegna a rafforzare il suo impegno nell’educazione alla pace e alla nonviolenza», si legge nel manifesto; ad «escludere dal proprio Piano dell’offerta formativa le attività proposte dalle Forze armate»; a «non esporre manifesti pubblicitari delle Forze armate né accogliere iniziative finalizzate a propagandare l’arruolamento e a far sperimentare la vita militare»; a «non organizzare visite che comportino l’accesso degli alunni a caserme, poligoni di tiro, portaerei e ogni altra struttura riferibile all’attività di guerra, anche nei casi in cui questa attività venga presentata con l’ambigua espressione di missione di pace».

«Sappiamo che le Forze armate italiane stanno investendo molto per entrare nelle scuole! Così si fa cultura di guerra! Se porti i bambini nel bosco fanno esperienza della natura e imparano a rispettarla, se li fai accompagnare dall’Esercito imparano ad apprezzare l’Esercito, e se poi il generale spiega loro la prima guerra mondiale, la grande guerra… ancora di più!», prosegue don Sacco a proposito del caso di Castelletto Sopra Ticino. «Si comincia a portare i bambini al cinema, poi magari anche a visitare la base di Cameri, a vedere da vicino quei gioiellini di aerei da guerra. E si coinvolgono anche le famiglie. Questa è cultura… di guerra. Questa è propaganda di guerra!»

 

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