Migranti, terrorismo e guerre nella Via Crucis di papa Francesco

“il manifesto”
27 marzo 2016

Luca Kocci

Migranti, terrorismo, guerre, ma anche i preti pedofili («ministri infedeli che invece di spogliarsi delle proprie vane ambizioni spogliano perfino gli innocenti della loro dignità»), sono stati al centro dei gesti e delle parole di papa Francesco nei giorni del “triduo pasquale” che si conclude oggi con la messa e la benedizione Urbi et Orbi a San Pietro.

«O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nel nostro Mediterraneo e nel mar Egeo divenuti un insaziabile cimitero, immagine della nostra coscienza insensibile e narcotizzata», ha detto Francesco nella preghiera che ha recitato venerdì notte, al termine della Via Crucis al Colosseo. «Ti vediamo nei volti dei bambini, delle donne e delle persone, sfiniti e impauriti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e spesso non trovano che la morte e tanti Pilati con le mani lavate».

Il giorno prima, giovedì, nella messa al Centro accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto – durante la quale ha lavato i piedi a 11 profughi di varie religioni e ad una operatrice del Cara, «fratelli, figli dello stesso Dio, che vogliamo vivere in pace» – aveva ricordato gli attentati di Bruxelles, «un gesto di guerra, di distruzione». Ma «dietro a quel gesto, come dietro a Giuda, c’erano altri»: i «fabbricanti, i trafficanti di armi che vogliono il sangue, non la pace, la guerra, non la fratellanza».

Terrorismo e guerre, figli degli stessi padri, ha ricordato ancora alla Via Crucis: i «fondamentalismi» e il «terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze»; ma anche i «potenti» e i «venditori di armi che alimentano la fornace delle guerre».

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