Cooperativa antimafia ancora sotto attacco. “Ripartiremo ancora più forti”

“Adista”
n. 25, 9 luglio 2016

Luca Kocci

La firma non c’è, ma quello avvenuto a Stilo (Rc) nella notte fra il 25 e il 26 giugno sembra proprio essere l’ennesimo attentato intimidatorio che ha colpito un piccolo produttore di Goel Bio, il consorzio di cooperative sociali che aggrega aziende agricole della Locride che si oppongono alla ‘ndrangheta (Goel Bio a sua volta fa parte di Goel, il consorzio di cooperative sociali calabresi nato oltre dieci anni fa anche grazie all’impulso dell’ex vescovo di Locri mons. Giancarlo Bregantini).

Ignoti si sono introdotti nell’uliveto dell’azienda a conduzione famigliare di Daniele Pacicca, socio di Goel Bio che produce l’olio extravergine di oliva “Carolea”, e a colpi di sega hanno abbattuto tredici alberi di ulivo di venti anni di età. «Quei tredici alberi di ulivo abbattuti sul terreno sono l’icona più rappresentativa del disonore della ‘ndrangheta in terra di Calabria», spiega ad Adista Vincenzo Linarello, presidente del Goel e da qualche settimana di nuovo direttore dell’ufficio della pastorale del lavoro della diocesi di Locri-Gerace. «Il popolo calabrese onesto – prosegue –, con fatica, cerca di creare lavoro e sviluppo in Calabria. Il popolo calabrese onesto pianta alberi di ulivo per produrre olio. La ‘ndrangheta taglia e distrugge gli alberi. Cerca di recidere ogni possibilità di futuro per la Calabria. Questa è l’unica cosa che sanno fare».

Collegare l’atto vandalico alla ‘ndrangheta – benché non vi siano prove evidenti – è piuttosto semplice. «Nella Locride è molto difficile che atti di questo genere non siano eseguiti o perlomeno “autorizzati” dalle cosche», spiega Linarello, che ricorda come a pochi chilometri da Stilo ci sia Monasterace, sede di un’altra azienda aderente a Goel Bio, “A Lanterna”,  fatta oggetto di sette attentati in sette anni, l’ultimo ad ottobre 2015, quando alcune persone si introdussero nel capannone per il ricovero delle attrezzature dell’azienda e lo incendiarono, distruggendolo completamente, insieme anche a tutti gli attrezzi agricoli posti all’interno, tra cui un trattore, il gasolio agricolo e l’attrezzatura meccanica (v. Adista Notizie n. 39/15). E Goel Bio è una realtà che presenta un modello di agricoltura etica e solidale che dà fastidio in «un mercato spesso condizionato dalla prepotenza della ‘ndrangheta che – aggiunge Linarello – vive da parassita sulle fatiche e sui sacrifici dei calabresi. Per questo abbiamo scelto di stare al fianco degli agricoltori onesti, che resistono giorno per giorno alle pressioni mafiose, che si sono impegnati a rispettare l’ambiente con produzioni biologiche, che si sforzano di promuovere la dignità del lavoro e del territorio».

Dopo l’incendio doloso del 2015 a Monasterace, Goel Bio ha riacquistato il trattore e gli attrezzi agricoli e riparato il capannone per ripartire subito. La stessa cosa accadrà ora, annuncia Linarello: «Goel ripianterà gli alberi di ulivo e farà in modo che, così come è successo a “A Lanterna”, anche l’azienda di Daniele Pacicca possa ripartire ancora più forte e prospera di prima!».

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