Si è dimesso Martin Drennan, vescovo che coprì i preti pedofili

“il manifesto”
30 luglio 2016

Luca Kocci

Ci sono voluti sei anni, ma alla fine ha lasciato la guida della diocesi di Galway e Kilmacduagh (Irlanda) mons. Martin Drennan, ex vescovo ausiliare di Dublino, accusato di aver coperto gli abusi sessuali sui minori compiuti da alcuni preti della sua diocesi denunciati nei due rapporti governativi – Ryan e Murphy, risalenti al 2009 – che svelarono il pesante coinvolgimento del clero irlandese in uno dei più grandi scandali di pedofilia che ha riguardato la Chiesa cattolica.

Dal punto di vista formale non si tratta di una rimozione. «Il santo padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Galway and Kilmacduagh, presentata da mons. Drennan, in conformità al can. 401 paragrafo 2 del Codice di diritto canonico», si legge nello scarno comunicato della sala stampa vaticana. Ma il paragrafo 2 – a differenza del paragrafo 1, che determina il pensionamento ordinario per raggiunti limiti di età, 75 anni – regola le dimissioni «per infermità o altra grave causa», una formula che spesso nasconde il coinvolgimento dei vescovi in faccende indicibili. E infatti nella nota della Conferenza episcopale irlandese si spiegano le dimissioni «sulla base di motivi di salute e per suggerimento dei medici», e nella breve biografia di mons. Drennan non si fa alcun riferimento alla questione pedofilia.

Insomma, al di là dell’estremo tentativo di nascondere i fatti del passato, quelle di Drennan – che a gennaio ha compiuto 72 anni e quindi avrebbe avuto almeno altri due anni e mezzo di episcopato davanti a sé – sarebbero dimissioni “incoraggiate” dalla Santa sede. Anche se qualche dubbio permane, dal momento che la regola non varrebbe per tutti. Infatti dei sei vescovi chiamati in causa dai rapporti governativi per aver insabbiato i casi di abusi sessuali sui minori – ma che si sono sempre dichiarati non responsabili dei fatti loro addebitati –, Drennan è il quarto ad essere stato pensionato, ma altri due, mons. Eamonn Walsh e mons. Raymond Field, benché abbiano presentato le dimissioni a fine 2009 – quando sul soglio pontificio sedeva papa Ratzinger, che pure mise in riga la Chiesa irlandese dopo la pubblicazione dei rapporti governativi – sono tuttora in servizio come vescovi ausiliari di Dublino. Segno che Oltretevere non sono convinti di un loro effettivo coinvolgimento, oppure che si preferisce fare finta di nulla.

Il primo dei due rapporti, quello della commissione presieduta dal giudice dell’Alta corte Sean Ryan, pubblicato nel maggio 2009, prese in esame un periodo di oltre 60 anni, a partire dal 1936, indagando su oltre 30mila casi di abusi sessuali, fisici e psicologici su minori che vivevano per lo più in scuole, orfanotrofi e riformatori gestiti da enti cattolici. Risultarono coinvolti oltre 800 fra preti, religiosi, suore e laici, molti dei quali appartenenti alle congregazioni dei Christian brothers e delle Sisters of Mercy.

Il rapporto Murphy – pubblicato nel novembre 2009, alla fine di un’indagine condotta da una commissione indipendente incaricata dal governo e guidata dal giudice dell’Alta corte Yvonne Murphy – analizzò invece decine di denunce contro preti e religiosi per abuso sessuale tra il 1975 e il 2004, per valutare le conseguenti azioni delle istituzioni ecclesiastiche. Emerse che «la preoccupazione principale dell’arcidiocesi di Dublino nella gestione dei casi di abuso sessuale su minori, almeno fino alla metà degli anni ‘90, è stata mantenere il segreto, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e preservare il suo patrimonio. Tutte le altre considerazioni, compreso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime erano subordinate a queste priorità. L’Arcidiocesi non ha rispettato le norme del diritto canonico e ha fatto del suo meglio per evitare qualsiasi applicazione della legge dello Stato».

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