Archive for agosto 2016

Sinodo valdese: corridoi umanitari, no alle leggi contro le moschee

27 agosto 2016

“il manifesto”
27 agosto 2016

Luca Kocci

Verità e giustizia per Giulio Regeni, rilancio del progetto “Corridoi umanitari” e della richiesta ad Italia ed Europa di una politica inclusiva sulle migrazioni, preoccupazione per le leggi “antimoschee” di Lombardia e Veneto, rifiuto della retorica della «guerra di religione». Con l’approvazione di una serie di ordini del giorno, che affrontano sia temi religiosi ed ecclesiali sia questioni sociali e politiche, si è chiuso ieri a Torre Pellice il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi italiane.

L’ultimo atto dei sei giorni di confronto e deliberazioni democratiche fra i 180 “deputati” – che hanno rinnovato la fiducia al pastore Eugenio Bernardini come moderatore della Tavola valdese, l’organo esecutivo dell’Unione di metodisti e valdesi – è stato un grido contro il terrorismo, l’islamofobia e la guerra: il Sinodo ha espresso «viva preoccupazione» per «l’escalation del terrorismo di matrice islamista che colpisce in vari Paesi a maggioranza islamica, in Europa e nel resto del mondo», ma anche denunciato «la crescita di un pregiudizio anti-islamico che pretende di associare un’intera comunità di fede al terrorismo e alla violenza jihadista». È «una bestemmia l’associazione del nome di Dio a strategie di terrore, violenza e omicidio», ma non è in corso nessuna «guerra di religione».

Oltre ad argomenti importanti per la vita delle Chiese valdesi e metodiste – a cominciare dall’otto per mille, in calo di poco più del 5% dopo anni di crescita, su cui è stata riconfermata la linea del «nemmeno un euro per il culto» ma tutto alla cultura e al sociale, pur ribadendo che «siamo una Chiesa» –, al Sinodo si è parlato anche di migrazioni, libertà religiosa e di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo nel febbraio scorso, per cui è stato approvato uno specifico ordine del giorno in cui si chiede a Italia ed Egitto «di proseguire nella ricerca della giustizia e della verità».

Sul tema della libertà religiosa in Italia, severa critica all’approvazione delle leggi sull’edilizia di culto di Lombardia e Veneto, che «limitano diritti costituzionalmente garantiti quali la libertà di coscienza e di religione»: leggi contro tutte le confessioni religiose che non hanno ancora firmato un’Intesa con lo Stato italiano, di fatto veri e propri provvedimenti anti-moschee approvate dalle due Regioni a trazione fascio-leghista. I valdesi rilanciano la necessità di una legge quadro sulla libertà religiosa che superi quella del 1929 sui «culti ammessi» e fanno una proposta: il 17 febbraio, data dell’emancipazione dei valdesi grazie alle lettere patenti del 1848 del re Carlo Alberto (ma anche il giorno in cui, nel 1600, Giordano Bruno fu messo al rogo dal Tribunale dell’Inquisizione), sia la Giornata nazionale della libertà di coscienza, di religione e di pensiero.

Confermato l’impegno sulla questione migrazioni, con i “Corridoi umanitari” («da progetto pilota potrebbe trasformarsi in un efficace strumento di gestione dei flussi migratori verso l’Europa», ha auspicato il responsabile, Paolo Naso) e l’appello per «una politica europea diversa, che promuova l’accoglienza e affronti le cause dei conflitti», ha ribadito Bernardini. Un pensiero e un atto concreto anche sul terremoto che ha colpito l’Italia centrale proprio durante il Sinodo: la Federazione delle Chiese evangeliche ha aperto una raccolta fondi a favore delle popolazioni per interventi di urgenza.

Valdesi gay friendly

21 agosto 2016

“il manifesto”
21 agosto 2016

Luca Kocci

Comincia oggi a Torre Pellice (To), “capitale” delle valli valdesi piemontesi, il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, che contano in Italia circa 30mila fedeli. I 180 “deputati” eletti dalle comunità (90 laici e 90 pastori, più di un terzo donne) si riuniscono fino a venerdì per discutere e deliberare democraticamente su temi ecclesiali e sociali, dall’ecumenismo all’otto per mille, dalle “nuove famiglie” alle migrazioni, questione su cui sono in prima linea con i “Corridoi umanitari”, un programma di arrivo in sicurezza e accoglienza nel nostro Paese di profughi stanziati in Libano, Marocco ed Etiopia.

Ne parliamo con il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, l’organo esecutivo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

Corridoi umanitari: quale bilancio si può fare?

L’iniziativa ha un valore prevalentemente simbolico, soprattutto per i suoi numeri modesti: circa 300 persone sono state trasferite in sicurezza in Italia. Ma è stata riconosciuta da parte di Mattarella, del ministro Gentiloni, del papa, come una modalità che governi europei ed istituzioni internazionali dovrebbero replicare per andare incontro a chi non può continuare a vivere in zone devastate dalla guerra e dalla violenza. È la dimostrazione che è possibile affrontare la questione in modo umano e programmato e non solo emergenziale. Serve subito una politica europea diversa, che promuova l’accoglienza e affronti le cause dei conflitti.

Da anni nelle comunità valdesi si benedicono le unioni omosessuali. Ora anche l’Italia ha una legge sulle unioni civili. Siete soddisfatti?

Nel 2010 il Sinodo, dopo un dibattito che ha diviso e lacerato anche la nostra Chiesa, ha accolto la possibilità di benedire unioni di persone dello stesso sesso, con alcuni limiti, perché siamo una comunità di fede, non una “agenzia matrimoniale”: che almeno uno della coppia sia un membro della nostra Chiesa e che i partner mostrino di voler vivere con stabilità la loro unione. Quindi apprezziamo la legge: tutto ciò che aiuta a consolidare i rapporti di solidarietà, di affetto, di sostegno reciproco non indebolisce ma rafforza la società.

E la stepchild adoption?

Quando un rapporto di genitorialità non biologica è già in atto, ci sembra nell’interesse dei minori riconoscere il ruolo del partner anche dello stesso sesso, come del resto già fanno molti giudici. Siamo una Chiesa “gay friendly”, ma in crescita, ci sono ancora opinioni diverse, però indubbiamente delle decisioni sono state prese.

Durante questo Sinodo verrà approvato il documento sulle “nuove famiglie”?

Probabilmente verrà votato nel Sinodo del 2017. Abbiamo voluto chiamarlo “nuove famiglie” perché siamo convinti che esistano vari modi di essere famiglia, ma siamo ancora discutendo. Cerchiamo di trovare fra noi sempre il massimo consenso possibile, non ci basta la metà più uno, anche perché, soprattutto nel campo dell’affettività, se non c’è il pieno convincimento, le vittorie sono fragili e si rischiano dei contraccolpi negativi.

Dopo anni di crescita, le firme per l’otto per mille ai valdesi sono in calo: dalle 604mila del 2012 (40 milioni di euro) alle 562mila del 2013 (37 milioni). Come mai?

Difficile dirlo. Tutti hanno registrato un calo, tranne la Chiesa cattolica (cresciuta di 40mila firme, incasso di 1.018 milioni, ndr), forse anche grazie all’effetto papa Francesco. Ci sono stati nuovi ingressi, ortodossi e battisti, ce ne saranno anche il prossimo anno, buddisti e induisti, quindi potrebbe esserci una nuova flessione. È la conferma che l’Italia è un Paese sempre più plurale.

Nella Chiesa valdese qualcuno avanza delle perplessità sul “nemmeno un euro per il culto”, l’elemento che ha vi sempre caratterizzato, perché ridimensionerebbe il valore del religioso rispetto al sociale. Ci saranno dei ripensamenti su questo punto?

Quando abbiamo aderito all’otto per mille abbiamo deciso di tenere fuori il culto, il mantenimento dei pastori, la manutenzione delle chiese perché pensiamo che ognuno sia libero di sostenere la propria organizzazione religiosa, ma il contribuente che non aderisce ad una fede non deve pagarne i costi. E abbiamo voluto inserire questo punto anche nell’accordo sottoscritto con lo Stato. Quindi per un ripensamento ci vorrebbe prima una votazione del Sinodo e poi una modifica della legge.

Avete intensificato la pubblicità per l’otto per mille, che passa anche sulle reti televisive nazionali. Si tratta di un cambiamento rispetto al vostro tradizionale “basso profilo”…

Destiniamo a pubblicità e comunicazione non più del 3%, essendo aumentate le entrate è cresciuta anche la cifra per la pubblicità, ma non abbiamo cambiato criterio. Abbiamo riflettuto se diminuire questa percentuale, d’altro canto c’è anche chi lamenta di non essere sufficientemente informato. Resta il fatto che occorre aprire un dibattito su come si possano finanziare le organizzazioni religiose. Oggi, per esempio, con l’otto per mille non è possibile sostenere il mondo islamico, ma ci sono flussi di denaro che arrivano dall’estero, non si sa bene da chi, per i bisogni religiosi della popolazione musulmana in Italia. È questa la soluzione? Credo che occorra discuterne e capire se non ci sia un altro modo che consenta un accesso più trasparente alle risorse, sia pubbliche che private.

Il 31 ottobre si aprirà il cinquecentenario della Riforma protestante. Qual è l’attualità di Lutero?

Lutero, come ancora prima i valdesi, ha compreso che la fede cristiana trova il suo massimo valore nell’essenzialità. Lo splendore, le aggiunte che ci sono state nel corso dei secoli hanno offuscato e nascosto la forza di rottura della fede cristiana. Bisogna recuperare l’essenzialità della fede.

Nuova nomina, vecchio stile? Dopo solo due anni il vescovo di Caserta è in odore di trasferimento

9 agosto 2016

“Adista”
9 agosto 2016

Luca Kocci

È arrivato a Caserta poco più di due anni fa, ma il vescovo del capoluogo campano, il focolarino mons. Giovanni D’Alise, sarebbe già sul punto di fare le valige. Da ambienti interni e comunque molto vicini alla curia casertana si dà infatti per certo l’imminente trasferimento di D’Alise alla guida della diocesi di Nola, dove il vescovo Beniamino Depalma ha da poco compiuto 75 anni, rassegnando le canoniche dimissioni per raggiunti limiti di età. Sponsor dell’operazione – a cui mancherebbe solo la firma finale di papa Francesco – sarebbe mons. Giovanni Angelo Becciu, focolarino come D’Alise ed influente monsignore di Curia (romana), sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana (una sorta di ministro degli Interni di Oltretevre) nominato da Benedetto XVI e confermato da Francesco.

Il trasferimento, se confermato, sarebbe quanto meno inusuale. D’Alise infatti, ha 68 anni, e almeno altri sette anni di episcopato davanti a sé, che non sono pochi ma nemmeno così tanti per giustificare l’avvio del ministero in una nuova diocesi. Tanto più che a Caserta è arrivato da pochissimo tempo: nominato da papa Francesco vescovo di Caserta nel marzo 2014 – successore di mons. Pietro Farina, prematuramente deceduto nel settembre 2013 –, è entrato in diocesi nel mese di maggio, poco più di due anni fa, un tempo eccezionalmente breve per l’esercizio di un ministero episcopale.

A meno che non siano intervenute circostanze particolari. E in effetti, pur nella sua brevità, l’episcopato di mons. D’Alise è stato caratterizzato da una serie di episodi che hanno avuto come protagonista – non sempre positivo – il vescovo, a cominciare dalla “blindatissima” e costosissima cerimonia di insediamento (v. Adista Notizie n. 20/14).

Nel luglio 2014, dopo che papa Francesco annunciò che sarebbe andato a Caserta a trovare il suo amico pastore pentecostale Giovanni Traettino, D’Alise mise in campo tutte le proprie amicizie vaticane (in primis il card. Angelo Comastri, oltre allo stesso Becciu)e fece in modo che, due giorni prima della visita alla Chiesa evangelica della riconciliazione del pastore Traettino, il papa andasse a Caserta, per una visita-lampo di poche ore su cui molti preti della diocesi espressero una serie di riserve, per l’improvvisazione con cui era stata preparata e per la rigida censura operata dallo stesso D’Alise sugli interventi dei preti – che ha voluto leggere e vagliare in anticipo – durante l’incontro con il clero casertano («Siamo davanti ad una nuova inquisizione, anzi una pre-inquisizione – dissero allora alcuni di loro –. Ci è concessa la parola, ma deve essere una parola controllata e censurata»). A febbraio 2015, poi, un nuovo episodio, con l’allontanamento dall’episcopio di un centinaio di scout impegnati in un fine-settimana di formazione che, secondo il vescovo, stava durando troppo e non era stato autorizzato (v. Adista Notizie n. 13/15 e Adista Segni Nuovi n. 23/15). Nella scorsa primavera, l’organizzazione di un percorso sul Giubileo per gli studenti delle scuole casertane a cui venne chiesto un contributo di 4 euro a testa per l’organizzazione; ma alcune scuole – molto poche in realtà – si sfilarono, perché «il Giubileo della misericordia non si paga» (v. Adista Notizie n. 12/16). Infine la chiusura dell’Istituto di Scienze religiose, accorpato a quello di Capua

Insomma una serie di episodi che hanno aumentato i dissensi e i malumori dei confronti di D’Alise, il quale, resosi conto che a Caserta gli spazi stavano diventando per lui sempre più stretti, dopo aver tentato invano di essere spostato a Benevento, starebbe per ottenere, per intercessione di Becciu, il trasferimento a Nola, una diocesi con un territorio più ampio di quello di Caserta – nonché sede di importanti industrie, a cominciare dalla Fiat di Pomigliano d’Arco, dove il vescovo Depalma ha più volte manifestato insieme agli operai (v. Adista Notizie nn. 25, 34 e 52/09 e 27/13) –, ma sicuramente meno importante, per cui non si può parlare di una promozione, semmai di una via di uscita da un ambiente sempre più insofferente al proprio vescovo.

Se il trasferimento di D’Alise a Nola dovesse effettivamente arrivare, sarebbe anche il segnale di un freno al rinnovamento degli ultimi mesi operato dal papa nei confronti delle diocesi campane. Infatti dopo due nomine episcopali di rottura – ed esterne alle tradizionali cordate, rappresentate soprattutto dai cardinali Sepe e Vallini, che hanno di fatto gestito l’episcopato campano nell’ultimo decennio –, come quella di mons. Felice Accrocca a Benevento (prima parroco a Latina) e di mons. Domenico Battaglia a Cerreto Sannita (prima parroco a Catanzaro e presidente della Federazione italiana delle comunità terapeutiche fondata da don Mario Picchi), si tornerebbe al passato dei giochi di potere e delle pedine mosse dall’alto. Papa Francesco ci metterà la sua firma?