Una Chiesa aperta in una società complessa. Intervista al moderatore valdese

“Adista”
n. 29, 3 settembre 2016

Luca Kocci

«Purtroppo il Sinodo si è svolto nei drammatici giorni del terremoto in centro Italia, che ci ha inevitabilmente coinvolto. Oltre al cordoglio e alla preghiera, è nostra intenzione dare il nostro piccolo contributo, per come potremo, nelle fasi successive (a questo proposito la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia ha subito aperto una raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite per interventi di urgenza, ndr). Ci auguriamo che sia rafforzata la prevenzione e soprattutto che vengano combattuti ed eliminati quegli appetiti che, nel nostro Paese, sempre si scatenano dopo questi eventi catastrofici». Con il pastore Eugenio Bernardini, confermato dall’assemblea sinodale moderatore della Tavola valdese, l’organo esecutivo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, facciamo il punto sul Sinodo appena concluso (v. notizia precedente), a cominciare da uno dei temi forti del Sinodo e delle Chiese: le migrazioni. «Proseguiremo nel nostro impegno per l’accoglienza dei profughi – spiega ad Adista Bernardini – e continueremo a fare pressioni perché Italia ed Europa cambino le proprie politiche»

Quindi il programma Corridoi umanitari proseguirà. Si può fare un bilancio, benché parziale?

«L’iniziativa ha un valore prevalentemente simbolico (circa 300 persone sono state trasferite in sicurezza in Italia) ma è stata riconosciuta da parte di Mattarella e del ministro Gentiloni come una modalità che governi europei ed istituzioni internazionali dovrebbero replicare per andare incontro a chi non può continuare a vivere in zone devastate dalla guerra e dalla violenza. Quindi siamo contenti di aver fatto prima di tutto una cosa utile per delle persone e poi di aver dimostrato che è possibile affrontare la questione in modo umano e programmato e non solo emergenziale».

Dal punto di vista politico però l’iniziativa non sembra aver prodotto grandi risultati…

«Il governo italiano sta utilizzando la nostra esperienza per cercare di proporre nuove strade a livello europeo. Noi abbiamo presentato l’iniziativa a vari Paesi europei, alle Conferenze episcopali cattoliche, alle Chiese protestanti, ricevendo una buona udienza; inoltre Chiese protestanti e Conferenze episcopali di vari Paesi europei, talvolta in contrasto con la linea dei propri governi, sostengono, come noi sosteniamo, la necessità di una politica europea diversa da quella attuale: una politica che promuova l’accoglienza e affronti le cause dei conflitti».

All’interno della Chiesa valdese qualcuno è perplesso e segnala il rischio di privilegiare l’attivismo all’annuncio evangelico…

«Da sempre, inizialmente anche a causa di una legislazione che in Italia ci ha ghettizzato almeno fino al 1848, abbiamo accompagnato la nostra azione di evangelizzazione con opere educative e sociali, mescolando “predicazione” e “diaconia”. Certamente in un tempo difficile come quello che stiamo vivendo, il nostro impegno sociale è superiore a quello di anni più tranquilli, per cui è un dibattito comprensibile. Si tratta di trovare un equilibrio, perché le nostre risorse sono limitate e perché non dimentichiamo che non siamo un’associazione di beneficenza ma una Chiesa con il mandato di svolgere la missione evangelica».

A giugno 2015 c’è stata la visita di papa Francesco al tempio valdese di Torino, a marzo avete ricambiato la visita in Vaticano. È cambiato qualcosa nei rapporti con la Chiesa cattolica?

«Le diverse visioni teologiche tra protestanti e cattolici non si risolveranno in tempi brevi, ma c’è un nuovo clima di collaborazione, ben più di una semplice sensazione. L’apertura del papa ha incoraggiato la Cei, molti vescovi e diocesi a dare una maggiore attenzione ai rapporti ecumenici: abbiamo incontrato tutti i delegati regionali della Cei per l’ecumenismo, a novembre a Trento ci sarà un convegno sul Protestantesimo organizzato dalla Cei, per la prima volta l’arcivescovo di Palermo è andato in visita al tempio valdese della città partecipando al culto domenicale e condividendo la predicazione con il pastore. Stiamo riprendendo alcuni ragionamenti che riguardano la vita cristiana: il rito per la benedizione delle nozze delle coppie miste cattoliche, valdesi e metodiste, una liturgia ecumenica del battesimo per i figli delle coppie miste. Abbiamo aperto un po’ di finestre, c’è più fiducia, stiamo cercando di capire dove potrà portarci».

Da anni nelle comunità valdesi si benedicono le unioni omosessuali. Ora anche l’Italia ha una legge sulle unioni civili. Siete soddisfatti?

«Nel 2010 il Sinodo, dopo un dibattito che ha diviso e lacerato anche la nostra Chiesa, ha accolto la possibilità di benedire unioni di persone dello stesso sesso, con alcuni limiti, perché siamo una comunità di fede, non una “agenzia matrimoniale”: che siano di stato libero, che almeno uno della coppia sia un membro della nostra Chiesa e che i partner mostrino di voler vivere con stabilità la loro unione. Ci sono ancora opinioni diverse, però delle decisioni sono state prese. E nel Sinodo del 2017 verrà votato il nostro documento, su cui discutiamo da anni, sulle “nuove famiglie”. Cerchiamo di trovare fra noi sempre il massimo consenso possibile, non ci basta la metà più uno, anche perché, se non c’è il pieno convincimento, le vittorie sono fragili e si rischiano dei contraccolpi negativi».

Torniamo alla legge sulle unioni civili e al nodo della stepchild adoption

«Abbiamo apprezzato la legge: tutto ciò che aiuta a consolidare i rapporti di solidarietà, di affetto, di sostegno reciproco non indebolisce ma rafforza la società. Per quanto riguarda le adozioni, quando un rapporto di genitorialità non biologica è già in atto, ci sembra nell’interesse dei minori riconoscere il ruolo del partner anche dello stesso sesso, come del resto già fanno molti giudici. Però capiamo che ci possa essere un dibattito, abbiamo bisogno di maturare».

Dopo anni di crescita, le firme per l’otto per mille ai valdesi sono in calo: dalle 604mila del 2012 (40 milioni di euro) alle 562mila del 2013 (37 milioni). Come mai?

«Difficile dirlo. Tutti hanno registrato un calo, tranne la Chiesa cattolica (cresciuta di 40mila firme, incasso di 1.018 milioni, ndr), forse anche grazie all’effetto papa Francesco. Ci sono stati nuovi ingressi, ortodossi e battisti, ce ne saranno anche il prossimo anno, buddisti e induisti, quindi potrebbe esserci una nuova flessione».

Nella Chiesa valdese qualcuno avanza delle perplessità sul “nemmeno un euro per il culto”, l’elemento che ha vi sempre caratterizzato, perché ridimensionerebbe il valore del religioso rispetto al sociale, un rilievo simile a quello avanzato sul programma “Corridoi umanitari”. Ci saranno dei ripensamenti su questo punto?

«No, abbiamo confermato la nostra scelta di fondo: continueremo ad usare l’otto per mille per attività sociali e culturali, associandoci anche ad altre realtà di varia natura».

Avete intensificato la pubblicità per l’otto per mille, che passa anche sulle reti televisive nazionali. Si tratta di un cambiamento rispetto al vostro tradizionale “basso profilo”…

«Destiniamo a pubblicità e comunicazione non più del 3%, essendo aumentate le entrate è cresciuta anche la cifra per la pubblicità, ma non abbiamo cambiato criterio. Resta il fatto che occorre aprire un dibattito su come si possano finanziare le organizzazioni religiose. Oggi, per esempio, con l’otto per mille non è possibile sostenere il mondo islamico, ma ci sono flussi di denaro che arrivano dall’estero, non si sa bene da chi, per i bisogni religiosi della popolazione musulmana in Italia. È questa la soluzione? Credo che occorra discuterne e capire se non ci sia un altro modo che consenta un accesso più trasparente alle risorse, sia pubbliche che private».

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